LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Ventottesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.



* * *

127


    (La mossa che spiazza).   I giornali di oggi, 3 maggio 2006, non parlano d’altro: ovviamente quasi tutte dedicate alla situazione politica, e al Quirinale in particolare.
    E’ stato, infatti, annunciato, con sorpresa di molti, che sin dall’8 maggio inizieranno, quindi con grande anticipo sul primitivo programma politico che prevedeva l’incarico a Prodi per formare il nuovo governo, le votazioni per il prossimo Presidente della Repubblica. Lo ha deciso, in accordo con gli altri vertici istituzionali, il neopresidente della Camera Fausto Bertinotti.
    Berlusconi, intanto, ha formalizzato le dimissioni dopo la sconfitta elettorale e la Cdl ha lanciato il bis di Carlo Azeglio Ciampi per il Quirinale. “Il Manifesto” apre con una vignetta di Vauro che è meglio di un editoriale. Raffigura un furioso Berlusconi che lascia la poltrona del suo studio di Palazzo Chigi, dopo averla riempita di chiodi per il successore.
    “Il Messaggero” nell’articolo di oggi di Federica Re David scrive “«E’ tutto congelato». Così, nell’Unione, si definisce la partita a scacchi per la formazione del nuovo governo. Deciso che prima ci sarà il voto per il Quirinale, da qui discenderà tutto il resto. Se D’Alema salirà sul Colle, le pedine andranno sistemate in un certo modo”.
    Si sa che la mossa del cavallo, negli scacchi, può essere usata per spiazzare l’avversario. Una mossa, infatti, che, spesso, sorprende il nemico e, in tal senso, è stata usata finanche in letteratura. Nel noto e bel romanzo “La mossa del cavallo” di Andrea Camilleri, ad esempio, l’ispettore capo Giovanni Bovara, il protagonista accusato di un crimine non commesso, si salva ricorrendo, nella memoria della sua giovanile passione scacchistica, a questa figura per saltare anch’egli idealmente ed evitare le trappole tesegli dagli avversari. Ciò può accadere persino in politica. “Su una scacchiera complicata dal risultato elettorale e bloccata dall’ingorgo istituzionale” è apparsa, appunto e inaspettata, la mossa risolutrice di Bertinotti, preoccupato per le minacce di opposizione dura e che sposta il ribaltone delle date.
    Sempre oggi, 3 maggio 2006, “la Repubblica” spiega in dettaglio come ciò possa avvenire nello scacchiere della politica italiana. Si voterà prima per il Quirinale, anche se Prodi era già pronto con il governo. Il giornale lo chiarisce sia in prima pagina, con l’editoriale di Massimo Giannini, sia con le lucide considerazioni, a pagina 3, di Claudio Tito. L’articolo di fondo di oggi ha, infatti, per titolo “La mossa del cavallo”, mentre, l’articolo successivo, “La mossa del cavallo di Fausto, il Professore resta spiazzato”, racconta i retroscena.
    “Di fronte a questo scenario ho deciso di fare la mossa del cavallo per uscire da una logica guerresca ed entrare in una distensiva”, afferma il nuovo Presidente della Camera sullo scenario che ha bloccato i due nuovi presidenti delle Camere. “Ho fatto la mossa del cavallo”, continua Bertinotti, “concordandola con il Colle e con l'Unione, per raggiungere un ragionevole grado di consenso”.
    Risultato: mano tesa all’opposizione e ai Ds, con uno scontento, ossia il Professore. Romano Prodi, infatti, che aveva la lista dei ministri già in tasca e che si apprestava a salire al Colle, pare che non abbia affatto gradito.
    Insomma, la partita del dopo-Ciampi è appena iniziata. Adesso comincia la stagione degli incontri e dei contatti diplomatici tra i due schieramenti. A meno di nuove e terribili mosse di cavallo, figura di scacchi capace di attraversare acrobaticamente tutta la scacchiera, come da centinaia di anni, scacchisti e matematici, hanno cercato di dimostrare.
     (3. V. 2006)

* * *

128


    (Molta “fiction”, poca letteratura e niente scacchi).   È certamente un progetto ad un tempo ambizioso e difficile quello della “Rizzoli Audiovisivi” di portare sul piccolo schermo i capolavori della nostra letteratura. Un piano di lavoro nondimeno meritevole che intende ripercorrere, insieme a Rai Fiction, “i grandi romanzi italiani del Novecento”.
    RaiUno, il 30 aprile e 1 maggio scorso, ha trasmesso il film “La provinciale”, liberamente tratto dall’omonimo racconto di Alberto Moravia, con la sceneggiatura di Laura Toscano e Franco Marotta e con la regia di Pasquale Pozzessere.
    Il racconto, raccolto insieme con altri, apparve da Bompiani nel 1952, vincendo il Premio Strega. Lo stesso anno, tanto per ricordare il sintomatico conflitto tra cultura laica e cattolica del nostro passato ed allusivo del nostro presente, in cui tutte le opere di Moravia furono messe all’indice dal Sant’Uffizio, quasi contemporaneamente a quelle dello scrittore André Gide.
    E’ il ritratto di una donna che vive in provincia -alquanto improbabile per l’eccessivo moralismo moraviano - ambiziosa, fatua e sconfitta che già Mario Soldati, in uno dei suoi gioielli di regista, aveva fatto interpretare, con un inaspettato felice esito, a Gina Lollobrigida nel 1953. Nel lavoro di Pozzessere ci sono, però, insieme a felici momenti, molte incongruenze, evidenti stravolgimenti dall’opera letteraria e, soprattutto, l’attrice Sabrina Ferilli non ci sembra sia stata ben diretta nell’interpretare il complesso ruolo di Gemma, protagonista del romanzo.
    Il rapporto letteratura-cinematografo, in ogni caso, non è stato sempre facile e, tanto meno, felice, anzi. Riteniamo scorretto, peraltro, l’atteggiamento che ritiene la riduzione cinematografica il naturale vassallo del romanzo. In ciò apprezziamo proprio Alberto Moravia che ha amato cimentarsi, con lucida attenzione, nella critica dell’opera filmica per molti decenni, e che, dopo aver ceduto i diritti di trasposizione cinematografica di un suo romanzo si disinteressava completamente del modo in cui sarebbe stato poi utilizzato dal regista e dagli sceneggiatori.
    La scelta dei luoghi della fiction è però ben riuscita e meglio si comporta il commissionario di Polizia Massimo Rinaldi, alias Enzo Decaro. Forse perché questa figura non nasce dalle pagine del libro e acquista una sua sofferta e credibile autonomia. Racconta l’attore: “Ho fatto emergere la persona più che il commissario. Mi sono agganciato ai commissari non vincenti, che però si attivano quando incontrano qualcosa o qualcuno”. La Ferilli, invece, rimane molto lontana dal personaggio interpretato e non riesce a ricreare le molteplici passioni della protagonista descritta da Moravia. La stessa attrice ne è consapevole. E’, infatti, costretta ad ammettere che è la prima volta che si cala in un personaggio ermetico, denso di una femminilità differente dai toni viscerali e passionali ai quali aveva abituato il suo pubblico.
    Forse perché Gemma è un donna troppo complicata e perché, almeno nel racconto, riesce a giocare persino a scacchi. “Queste serate erano lunghe. Tanto lunghe che ella imparò il gioco degli scacchi, del quale il Vagnuzzi (il fidanzato, poi marito tradito, ndr.) era appassionato, e provò ad alternare le conversazioni con partite meditate e combattute. Ma le avvenne di odiare il Vagnuzzi durante il giuoco anche più che parlandogli. Perché non perdeva volentieri, e la gioia ingenua del fidanzato quando vinceva, la mandava addirittura fuori dai gangheri”. (“La provinciale” di Alberto Moravia, ora in “Opere 1927-1947”, a cura di Geno Pampaloni, Classici Bompiani, 1986, p. 385).
    Non certo perché non c’è traccia nello sceneggiato della passione scacchistica di Gemma, noi preferiamo meglio ricordare la Ferilli come disinibita tifosa della squadra di calcio della Roma. Quando, nel 2001, mantenendo fede ad una sua promessa, ha coraggiosamente festeggiato lo scudetto della squadra del cuore presentandosi, con il suo solare volto e la sua generosa bellezza, indossando un minuscolo bikini e avvolta in una bandiera giallorossa, al Circo Massimo, di fronte a centinaia di migliaia di tifosi in estasi. L’attendiamo alla sua prossima prova, a lei sicuramente più congeniale, nell’interpretare la vita della cantante Dalida: ha la volontà e l’avvenenza per riuscire.
    Un’ulteriore curiosità. Le musiche del film sono di Ennio Morricone, appassionato scacchista ed autore dell’Inno Olimpico degli Scacchi che è stato proposto, in assoluta anteprima, in occasione del Farewell Concert, organizzato dal “Suzuki Talent Center”, nell’ambito della convention mondiale dei Suzuki Center, lunedì 17 aprile 2006, al Palasport del Parco Ruffini di Torino. «Amo gli scacchi - racconta Morricone al “Gazzettino on line” del 22 Febbraio 2006- perché proprio come la musica hanno continui riferimenti matematici. Così come dalle sette note si possono trarre splendide melodie (ma anche l'opposto, cose orribili) così nel muovere i pezzi sulla scacchiera si possono creare capolavori».
    (4. V. 2006)

* * *

129


    (“Il Torneo di Capablanca”).   La sera di venerdì 5 maggio, presso la Biblioteca di Vanzaghello, un piccolo borgo della provincia di Milano che solo in anni recenti ha riacquistato la sua antica e gloriosa autonomia, si è svolto un incontro di studio sul libro di Piero Angelini e Maurizio Martelli, “Il Torneo di Capabalnca. L’Avana 1913”.
    Un successo inaspettato della “Prisma Editori” che lo ha stampato nel 2003 e la cui scheda, apparsa originariamente su “L’Italia Scacchistica”, può essere letta in questo sito, tra le “Recensioni”. Il lavoro di Angelini e Martelli, appena apparso, ricevette immediatamente i più lusinghieri apprezzamenti e so che venne entusiasticamente elogiato, con una lunga telefonata ad uno degli autori, anche dal compianto Alvise Zichichi, appassionato bibliofilo e sempre attento alla editoria scacchistica italiana. Martelli, presente alla manifestazione, ha condotto i partecipanti alla scoperta del libro, rispolverando le partite giocate all'Avana, dissipando equivoci e proponendo di svelare e comprendere le cause della sconfitta del genio cubano.
    Una bella occasione per parlare di scacchi e del campione gentiluomo, il più giovane, in assoluto, divenuto “campione nazionale”. Riteniamo, inoltre, in un momento di rinnovato interesse per il gioco, che l'incontro è stato l'occasione per diffondere tra gli scacchisti, oltre il messaggio di amore che nutriva un Grande Campione per il nostro amato gioco, la necessità di sviluppare insieme alla “tecnica” anche la “cultura scacchistica”. Come, appunto, Martelli è riuscito a fare raccontando nascosti e sconosciuti retroscena e scrivendo, insieme all’amico Angelini, il fascinoso libro, nel solco di un antico e privilegiato cammino letterario.
    (6. V. 2005)

* * *

130


     (“E la regina rimpiazzò il vizir”).   La “Terza Pagina” del “Corriere della Sera” del 3 maggio 2006, che come ormai consuetudine ha perso la sua tradizionale collocazione e si trova nelle pagine più interne, oggi a pagina 41, accoglie un elzeviro di Geminello Alvi, veramente piacevole e degno di attenzione. “Se la Regina dà scacco al Re” è il titolo e parla di scacchi o, meglio, di “giochi, potere e femminismo”. Lo spunto del denso articolo è dato dalla pubblicazione del libro “Birth of the Chess Queen” (Pandora Press London, pp. 272, $19,99) di Marilyn Yalom.
    “Una curiosa indagine”, annota Alvi, “che nel vario evolversi degli scacchi, studia come sia evoluta la parte della regina e con essa la dignità delle donne”. Una storia che inizia nell’anno Mille, quando la regina era ancora la pedina più debole sulla scacchiera, “per l’appunto, dacché gli arabi portarono il gioco attraverso il Mediterraneo in Spagna e in Sicilia, gli scacchi presero a riflettere la struttura feudale dell’Occidente e la regina rimpiazzò il vizir”.
    Un libro che vorremmo, presto, ben tradotto da noi.
    (3. V. 2006)

* * *

131


    (37e Olimpiadi degli Scacchi, verso Torino 2006).   “Specchio”, n. 516 del 6 maggio 2006, continua a dedicare attenzione e spazio al gioco degli scacchi. Un’iniziativa meritoria che trova tutto il nostro incondizionato apprezzamento. Un modo per incuriosire un poco, per invitare i lettori, che nulla sanno intorno a questo fantastico gioco, a cercare notizie, ad approfondire e, forse, ad entusiasmarsi.
    Fra appena due settimane inizieranno le Olimpiadi a Torino, un evento mondiale che l'Italia non aveva mai ospitato. Solo in quel momento l’interesse e la curiosità, noi ardentemente speriamo, raggiungerà il picco massimo. Ci sembra molto opportuno, quindi, che, intanto, anche il diffuso supplemento di un quotidiano autorevole con radici piemontesi, contribuisca a predisporre, per tempo, un terreno adatto per un corretto ragguaglio dei vari aspetti del Nobile Gioco.
    Ancora una volta a scrivere l’articolo sul settimanale, a pagina 60, è l’instancabile Adolivio Capece, impareggiabile divulgatore del gioco e direttore della rivista “L’Italia Scacchistica”, il “vangelo” degli scacchisti italiani. “Verso le Olimpiadi di Torino. Re e regine degli scacchi italiani” è il titolo del denso e chiaro articolo di Capece che presenta, con le foto di Mimmo Chianura/Agf, i campioni della nazionale azzurra. Alcuni di loro sono giovanissimi, come la simpatica Marina Brunello che ha solo 11 anni.
    “Resta aperta”, come scrive bene Roberto Messa nell’editoriale di “Torre&Cavallo, Scacco!”, del numero di maggio, in tiratura maggiorata e arricchito da due inserti speciali, che sarà in edicola nei prossimi giorni, quasi in concomitanza con l’apertura dei giochi, “la scommessa della visibilità mediatica: gli scacchi incuriosiscono ogni giorno di più e i segnali di interesse si sono moltiplicati negli ultimi tempi, ma per conquistare le prime pagine dei giornali (e dei telegiornali) a volte ci vuole un non so che di imponderabile, che per motivi misteriosi può o non può emergere con forza, come accadde con Fischer nel 1972”.
    A tutti i giocatori auguriamo ogni successo e, insieme a belle partite e, al disopra di tutto, al trionfo del gioco nella comunicazione, un “… in bocca al lupo!”.
    (6. V. 2006)

* * *

132


    (Ancora “stallo”).   Si sta per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Chi salirà al Quirinale? Si fanno i primi nomi e, insieme ai nomi, appare nei commenti dei mass media, insistente, così come accaduto in occasione delle elezioni politiche, la parola “stallo”.
    Il termine “stallo”, per indicare, al di fuori del gioco degli scacchi, una situazione di attesa e di immobilità nell’arte del governo, è stato usato nella stampa e nei media di questi giorni, peraltro, numerosissime volte. Ne hanno fatto cenno un po’ tutti, persino Eugenio Scalfari nell’ormai consueto appuntamento odierno de “La Scalfittura”, esponendo il suo qualificato punto di vista “In caso di stallo…” e Lanfranco Pace in uno dei suoi commenti politici nella trasmissione televisiva “Otto e mezzo” di Ferrara. Tanto che ci è stato impossibile di seguire e svolgere le nostre consuete osservazioni, come accaduto, a volte, in passato. Ciò è avvenuto, soprattutto, sulla stampa quotidiana nel riferire e commentare la situazione della politica italiana di questi giorni, che è sembrata incapace di trovare un accordo sul nome da proporre per il prossimo Presidente della Repubblica, nuovo inquilino del più alto colle romano. Una partita politica difficile e delicata, con due opposti schieramenti accanitamente intenti ad una reciproca delegittimazione. Ciampi bis, D’Alema sì, D’Alema no, Napolitano, Marini, Amato, Letta, Monti, Dini, Veronesi, Finocchiaro, e, per ultimo, persino Bossi. Adesso che il nostro amato Presidente Carlo Azeglio Ciampi ha deciso, con l’assennatezza di chi interpreta sino in fondo il suo ruolo e con lo stile che lo ha sempre contraddistinto, di non essere più disponibile per un nuovo mandato e di preferire -noi interpretiamo e approviamo come suo dolcissimo desiderio - di trascorrere la vecchiaia teneramente giocando, amando e vedendo crescere la piccola pronipote Ginevra, appena gioiosamente arrivata in questa irriconoscibile Italia, lo “stallo” politico si è, ancora di più, complicato.
    “Sulla candidatura del leader DS è stallo” scrive, tra gli altri e solo a titolo d’esempio, in prima pagina “La Stampa” del 6 maggio 2006 richiamando, nell’editoriale “La partita del Quirinale” di Riccardo Berenghi, gli articoli interni sullo stesso tema di Baroni, Cerruti, Magri, F. Martini, Masci, Minzolini e Sorgi.
    Nel frattempo, la prima votazione per il Quirinale si è conclusa con una fumata nera. E’ compito di tanti raccontarlo, ma Alessandra Vitali lo fa in modo straordinario nell’articolo “Nello spoglio gli intrusi e gli inaspettati, anche Guccini e la moglie di D'Alema”, apparso su “la Repubblica” del 9 maggio 2006. Riferisce che sono anche sbucati nomi bizzarri sulle schede. E, “ciliegina sulla torta, il presidente cantautore, Francesco Guccini. Uno che, nel caso, tutto sarebbe fuorché super partes, uno al quale si addice, più che fare il capo dello Stato, accompagnare le prossime giornate di voto schitarrando con le strofe giuste, tipo «Rimanere così, annaspare nel niente, custodire i ricordi, carezzare le età: è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente, del diritto alla felicità?»”.
    Un altro “stallo” politico è ancora più inquietante, perché investe non solo il nostro paese ma il mondo intero, angosciandolo. Lo richiama all’attenzione, nuovamente, il “Corriere della Sera” nell’editoriale dei giorni scorsi, 5 maggio 2006, con l’autorevole firma di Alberto Ronchey: “L’Iran non allontana i sospetti: che fare? Lo stallo nucleare”. Quale iniziativa prendere nei confronti di un paese che si sottrae alle richieste della comunità internazionale di controllare le sue attività rivolte a dotarsi di uranio arricchito? Di un paese che, tramite il suo presidente Ahmadnejad, appena incardinato, ha gridato al mondo che «Israele va cancellata dalla carta geografica»?
     Ma comunque si risolva la faccenda (anche se molti osservatori ritengono che la via delle sanzioni Onu sia la più probabile) quel che è certo è che il senso di emarginazione internazionale e discriminazione di cui soffre l’Iran non sarà superato e che l’area è destinata a rimanere uno dei punti più instabili sullo scacchiere internazionale se non vi sarà un mutamento nelle strategie occidentali.
    Intanto, aspettiamo che lo “stallo”, almeno da noi, si chiarisca e ci regali, al di fuori dei gretti calcoli politici, un Presidente di alto valore istituzionale, capace di interpretare le istanze di tutto il Paese, fedele custode della nostra Costituzione. Sul solco tracciato, per ultimo, da Carlo Azeglio Ciampi, “alfiere dell’Italia reale” come è stato definito a caratteri cubitali da “la Repubblica” del 4 maggio 2006, nell’articolo a firma di Edmondo Berselli.
    (9. V. 2006)

* * *

Qualsiasi riproduzione, anche parziale, dei testi dovrà essere preventivamente autorizzata dal curatore della rubrica.