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Venticinquesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
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(Un amico del Circolo). Ultimamente non ho potuto frequentare il mio circolo. Anzi, in verità, mi capita di frequentarlo, per diverse ragioni, sempre meno. In più, in queste settimane, avevo diversi impegni da completare necessariamente prima di partire per le Dolomiti, mie amatissime montagne, e ritrovare il mio consueto momento di felicità per danzare con gli sci sulla neve in un silenzioso paesaggio incantato. Sono riuscito, però, prima di partire, rubando un poco di sonno, ad ultimare una partita con Federico, via email. E’ così che nasce questa breve considerazione. Le partite per corrispondenza hanno questo di bello. Tra una mossa e l’altra, a differenza di quanto accade a tavolino, c’è la possibilità di raccontare un poco di sé stessi e conoscere meglio le persone con le quali si gioca. Ho l’abitudine, infatti, nel telegioco, di aggiungere sempre qualche considerazione, oltre a quanto mi serve per far avanzare la partita. Ho chiesto, così, anche notizie del nostro circolo, per conoscere quale aria tirava. La pronta e divertita risposta di Federico, intelligente giovane liceale e promettente scacchista, insieme alla sua mossa, una sconosciuta variante chiamata - imprudentemente e simpaticamente - con il suo cognome, mi fa ricordare il volto e i comportamenti dei miei amici del Circolo. Uno per uno, senza poter sbagliare, con lucidità. La sua descrizione è ricca di dettagli, disordinatamente e volutamente collocati come in un quadro di Picasso. Mi è sembrato di leggere, nelle righe del bravo Federico, pagine simili a quelle scritte da Giuseppe Pontiggia quando ricorda gli “strani refettori” dei nostri circoli di provincia, forse uguali a quelli da lui frequentati in gioventù. La stessa atmosfera, probabilmente la medesima spartana convivenza, ancora quel tanto di provvisorio e quel velo tristezza, sempre immutabili. La verità è che i circoli di scacchi, almeno da noi, sono quasi tutti gli stessi e tendono, purtroppo, ad assomigliarsi ed appiattirsi, almeno negli aspetti più mediocri.
Nell’ultima risposta mi ha indicato, ancora, con l’apodittica asciuttezza della baldanza giovanile, i suoi campioni preferiti: Nimzowtsch, Alekhine, forse Karpov e, inspiegabilmente, un altro giocatore straniero, a volte presente nei nostri tornei. Mi ha invitato ad indicare i miei. Gli ho risposto, in modo immaginario e certamente in maniera impropria, così:
«Caro Federico, mi fai domande difficili. Io guardo negli scacchi le persone, i loro volti, i loro comportamenti, la loro umanità e non solo i Campioni. Guardo, soprattutto, quanti, in questo mirabile gioco, sono riusciti a cogliere i suoi aspetti più nobili e non solo come competizione ma come riflessione ed intelligente scelta di vita.
Penso, quasi a caso e a titolo d'esempio (non ti meravigliare!), a personaggi come a Teresa d'Avila (Santa e Dottore della Chiesa) che, in piena Controriforma e in un libro rimasto famoso, quel “Cammino di perfezione” - codice dell’Escorial - scritto nel 1566 in un musicale castigliano, esortava le sue figlie spirituali - le monache carmelitane del monastero di San Giuseppe - a raggiungere la perfezione richiamando il gioco degli scacchi. Ho inoltre presente, e non solo quando gioco, gli insegnamenti di Benjamin Franklin che ci ha consegnato una delle più istruttive pagine di comportamento, ancora oggi attuale, “La morale degli scacchi”. Formidabili righe scritte da un grande giornalista, poliedrico scienziato, inventore straripante e accorto politico, uno degli uomini più colti del suo tempo e straordinario illuminato estensore della Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti (1776). Ammiro, inoltre, Ferdinand de Saussure (Ginevra, 1857) che nei suoi corsi universitari di Grammatica comparata cercava di spiegare i suoi rivoluzionari concetti di linguistica facendo ricorso, spessissimo e in modo pertinente, alle regole degli scacchi (regole che sono rimaste sostanzialmente immutate sebbene l'evolversi, nel corso dei secoli, delle figure dei singoli pezzi come, appunto, avviene nel linguaggio umano. Consapevole delle novità dei problemi affrontati, de Saussure cercava, infatti, continuamente paragoni per essere capito. ""La lingua è una sinfonia, che è indipendente dagli errori di esecuzione; è come il gioco degli scacchi, ha regole che sopravvivono alla singola mossa"". La comparazione della lingua al gioco degli scacchi è uno dei temi a lui più cari e il suo “Cours de linguistique générale” è ricco di questi riferimenti, ancora più prolungati di quelli riportati e, sempre, molto appropriati tanto da costituire, quasi, un “trattato di scacchi”, anzi uno dei libri fondamentali. Forse, e senza esagerazione, il mio preferito).
Richiamo spesso alla mente, inoltre, l’autore del capolavoro narrativo sugli scacchi “L’Alfier nero”, lo scapigliato lombardo Arrigo Boito, che, nel 1887, doveva ancora una volta confermare il suo grande amore per il nobile gioco indirizzando al suo editore ed amico Giulio Ricordi le sue scuse nel disdire un appuntamento conviviale per la presenza a Milano di Emmanuel Lasker: ""- A Giulio Ricordi. Milano. E’ arrivato Lasker! Quest’oggi dovevo pranzare a casa tua ed (o la fatalità!!) arriva Lasker!! Il campione del mondo!!! Proprio lui!!! E mi è fatta violenza estrema per farmi desinare ad un desco dove Lui, Lasker, sarà festeggiato! Lasker (il grande) parte domani, sarei vituperato se non pranzassi con lui!!!. Perdon, perdono, perdonami. M’inviterò a casa tua un altro giorno (o Giulio) oggi, non attendermi. Pensa che c’è il Lasker a Milano!"" - - . (La nota lettera è citata in diverse opere, per tutti v. Adriano Chicco e Antonio Rosino in “Storia degli scacchi in Italia”, Marsilio Editori, 1990, p. 241).
Mi viene di ricordare, ancora, personaggi, forse più modesti come giocatori, ma di grande spessore e geniale maestria, anche per il loro generoso modo di porgersi e il loro contributo didattico come espressione di smisurato amore al gioco e alla comunità scacchistica: primo fra tutti Richard Rèti, morto giovane per una banale scarlattina, con il suo capolavoro neoromantico “Nuove idee negli scacchi” (Vienna, 1922) e il didattico ma superbo “I maestri della scacchiera”, pubblicato postumo; Xavier Tartakower con l'impareggiabile “Bréviaire des éschecs” (1934). Mi immagino di ricostruire, inoltre, spero con la stessa generosità, intensità e poesia, la più bella partita che mai è stata giocata e che un giorno si dovrà pure serenamente affrontare. Quella del Cavaliere Antonius Block che lo oppone al suo avversario, la Morte, così come è stata mirabilmente raccontata nel film, apparso in sordina nel 1957 e poi riconosciuto una pietra miliare del cinematografo, “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman.
Mi piace aver presente, infine, due personaggi a me carissimi: il maestro italo-peruviano Esteban Canal, con il suo gioco creativo e i suoi stupendi articoli apparsi su “L'Italia Scacchistica” e su altre riviste scacchistiche italiane tra il 1920 e il 1960 e il prezioso amico Alvise Zichichi. Quest'ultimo, pur mai abbandonando la sua professione di funzionario di banca, seppe arrivare nel gioco a tavolino a vertici ineguagliati, scrivendo e lottando per il progresso degli scacchi in Italia, come mai è accaduto. Lo considero uno dei protagonisti della scena scacchistica nella seconda metà del’900. Un vero grande maestro di scacchi e di vita, troppo presto scomparso.
Se, poi, come mi hai invitato, debbo scegliere un Campione del Mondo, non posso che fare il nome del grande José Raul Capablanca. L'unico vero gran signore della scacchiera, carismatico ambasciatore cubano, che seppe affrontare con innegabile charme non solo le 64 caselle ma anche la vita. Inutile dirti che apprezzo anche i nomi da te citati, con qualche riserva per l’ultimo, per qualche anno giovanile speranza di un impero che si andava sgretolando e ormai meglio conosciuto, non avendo trovato migliore fortuna in patria, più per i suoi innegabili meriti scacchistici, per la sua avidità nel mangiare e nel bere.
Eccomi, dunque, alla partita, sperando di non averti frattanto annoiato. Ho dovuto ricostruire il percorso ... dimmi se ho sbagliato ... non mi hai indicato a suo tempo, infatti, il numero della tua mossa “... Cf6”, né mi dai conferma di aver accettato, come ritengo, tutte le varianti da me proposte nel mio ultimo messaggio! Al riguardo, nel “Carteggio epistolare Gossage-Vardebedian”, c'è un racconto esilarante di una partita per corrispondenza dove i due, da mesi e a loro insaputa, giocano due partite completamente diverse e dove, stranamente come nella nostra, c'è una mossa di cavallo andata apparentemente perduta nella corrispondenza. Il brevissimo racconto, molto gustoso e finemente umoristico, è stato scritto da un grande comico, eccezionale attore e bravissimo regista: Woody Allen, nel suo primo libro da lui scritto “Saperla Lunga” (è stato più volte ristampato e lo puoi leggere nei Tascabili Bonbiani, 1966). Ad ogni buon conto, a “21. Re1” io rispondo con “21. … Dh4+” e successiva perdita, per evitare il matto, della bianca Torre e, almeno credo, a te non resta che saggiamente abbandonare. Intanto, prenderò qualche settimana di ferie. Partirò domani mattina, di buona ora. Le montagne imbiancate mi aspettano! Ciao e a presto! »
(3. III. 2006)
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(Scacchi, mercati finanziari e politica). La terminologia scacchistica è sempre presente nei nostri quotidiani per tentare di spiegare in forma lapidaria situazioni del nostro tempo, a volte, complesse. A solo titolo d’esempio ne abbiamo scelto due, apparsi nei titoli recenti di due diversi quotidiani.
Nei giorni precedenti era stato il giornale economico-fianziario per antonomasia a fare riferimento al nostro gioco. L’articolo di fondo dell’autorevole “Il Sole 24 Ore” del 19 febbraio 2006, e che commenta il vento di rialzi nelle Borse d’Europa ed Usa, ha, infatti, per titolo “Il Toro vince in quattro mosse” e lo firma Luca Paolazzi. Oggi, 12 marzo 2006, e per un fatto drammatico su una pagina che ha sconvolto nuovamente la travagliata Europa, è il “Corriere della Sera” ad utilizzare un’analoga terminologia. L’articolo di Massimo Nava, che appare a tutta pagina 3 e che tenta un ritratto di Slobodan Milosevic -l’ex leader iugoslavo trovato senza vita nel carcere olandese dove era rinchiuso perché accusato di crimini di guerra e contro l’umanità - ha il raccapricciante e crudo titolo “Il macellaio che giocava a scacchi con la Storia”.
(12. III. 2006)
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(Un incantamento) Nella “Divina Commedia” di Dante Alighieri, (Firenze 1625-Ravenna 1321), canto XXVIII del Paradiso, versi 91-93, c’è la celebre terzina:
L’incendio suo seguiva ogne scintilla;
ed eran tante, che ‘l numero loro
più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla.
La leggo, a voce alta, nel libro “Il Paradiso di Dante” di Vittorio Sermonti, revisione di Cesare Segre (edizioni RCS Libri SpA, 2001, pp. 629).
Fin dai tempi del liceo mi ha sempre colpito questo richiamo dantesco del gioco degli scacchi. Il nostro professore gesuita di italiano, pur professandosi grande cultore del sommo poeta e sempre pronto ad affrontare gli spariti gruppi di estimatori delle lecturae Dantis nelle aule dell’Università degli Studi di Catania, oltre che in quelle più irrequiete del liceo classico, certo non doveva conoscere, o meglio apprezzare il gioco degli scacchi. Le sue spiegazioni, a questo punto e forse anche in altri momenti, si impoverivano, divenivano poco chiare e non trasmettevano quel particolare “incantamento” che solo Vittorio Sermonti, uno dei più riconosciuti interpreti di Dante, è riuscito a dare.
Ecco come questo italianista, apprezzato ambasciatore di vera e appassionata cultura, illustra, con asciutta semplicità, la famosa terzina, appena letta:
""Dunque, a sentir le parole di Beatrice, Dante si snuvola e, snuvolandosi, vede nella propria mente il nitore stellare della verità …E le ruote degli angeli che fanno, a sentir quelle?
Sfavillano, come spruzza faville un ferro incandescente (che bolle); e ogni favilla singola, assecondando la rotazione del suo cerchio, lo incendia; e tante erano le singole faville, che - per dire - ‘l numero loro/ più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla: cioè, s’inoltra nell’ordine delle migliaia, più di quanto non ci si inoltri sulla scacchiera, a raddoppiare di casella in casella … Cioè?
Narra la favola che lo scià di Persia, avendo chiesto all’inventore del gioco degli scacchi che premio volesse per quella invenzione geniale, si sentisse rispondere: «Vorrei che la Maestà Vostra mi restituisse la scacchiera con un chicco di grano sulla prima casella, due sulla seconda, quattro sulla terza, e così via raddoppiando fino all’ultima». Si risentì lo scià per l’irrisorietà della richiesta. Ma, a conti fatti, non poté onorare l’impegno, povero scià!
Ignoro quanto frumento producesse la Persia al tempo della favola. Certo che, al tasso di produzione attuale, per soddisfare l’irrisoria richiesta basterebbe sì e no il raccolto mondiale di frumento d’un millennio e mezzo. Se non ci credi, pesa un chicco di grano, controlla i dati Fao, e ricalcola
tu!"" (ivi, pp. 520-521).
Infatti, come spiega più tecnicamente Italo Ghersi nel vecchio “Matematica dilettevole e curiosa”, ancor oggi utilmente ristampato dalla Hoepli (V ed. , 1988), il numero dei chicchi di grano richiesti è 264 -1, cioè 18 446 744 073 709 551 615. Supponendo che ogni cm3 possa contenere 20 chicchi, il grano richiesto dall’inventore del gioco corrisponde a m3 922 337 203 685, e per ottenerlo occorrerebbe coltivare a frumento per 8 anni tutta la superficie terrestre!
Ancora, sulla Divina Commedia c’è, in questi giorni, ed è per ciò che ho richiamato il riferimento scacchistico dell’Alighieri, un avvenimento, a dir poco, straordinario. Un evento che riempie le mie serate, che mi spinge a spegnere il televisore e a chiudere i miei libri. Mi collego, ogni sera, dal lunedì al venerdì alle ore 21, con il mio computer, sul sito patrocinato da ”Progetto Italia di Telecom”. In diretta e gratis, sul portale a banda larga di “Eventi di Rosso Alice” appare, senza ausilio di alcuna scenografia se non le austere e classiche volte della Basilica di Santo Stefano a Bologna, Vittorio Sermonti, il “traduttore di Dante”. Dal 20 febbraio scorso ha dato inizio al racconto dantesco, leggendo integralmente il canto dell’Inferno. Un’idea che nasce in anni lontani e che io inseguivo su Radiotre, poi continuata in posti affascinanti, ricchi di significati e di storia, nelle piazze, nella Chiesa di Santa Croce a Firenze, di Santa Maria delle Grazie a Milano, nella Basilica di San Francesco a Ravenna e che si concluderà, almeno con questa nuova e coraggiosa iniziativa via web, il prossimo 6 aprile. Oltre 15 anni di letture dantesche, con migliaia di persone che lo hanno applaudito, grati per aver loro dato la possibilità di leggere o rileggere il Sommo Poeta e più ancora di capirlo e amarlo.
Un poema e un’iniziativa unica, veramente preziosa. Con un cantore d’eccezione che riesce a spiegare e a leggere con grazia e profondità, facendo risuonare come pochi altri la musica della poesia. Una poesia capace di illuminare anche il nostro tempo. Un vero e proprio incantamento.
(3. III. 2006)
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(Una curiosa notizia). Apprendiamo, non senza meraviglia, che un gioco destinato a durare solo un’estate, è diventato più popolare degli scacchi. “Sudoku, la rivincita della matematica” è il bel titolo dell’articolo di Federico Peiretti, apparso oggi su
“TST,tutto scienze e tecnologia” (N. 1222, pag. 2).
Le pagine Web dedicate al Sudoku “erano 300 mila a luglio, 3 milioni ad agosto e oggi sono più di 28 milioni, battendo addirittura gli scacchi”. Solo nelle librerie italiane, aggiunge Peiretti, “ ci sono 48 libri dedicati al gioco”, senza contare i settimanali, i quotidiani e gli informatici che - hanno adottato il fortunato gioco come utilissimo strumento didattico. Forse era successo con le parole crociate inventate ai primi del Novecento. Vedremo se è solo moda. Di certo, ancora oggi, non c’è estate senza i cruciverba.
Analoga fortuna vorremmo augurare, almeno in Italia, agli scacchi, immediatamente dopo le Olimpiadi di Torino. Aspettiamo. Siamo fiduciosi. Vedremo … il 20 maggio è alle porte …
(22. III. 2006)
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(Il “Re” è un pezzo forte? ). Anche “La Sicilia”, il quotidiano catanese, usa una terminologia scacchistica per spiegare, pur a suo modo, i fatti della politica. Anche se l’articolo proviene da Roma e lo firma, venerdì 17 marzo 2006, a pagina 5, con un titolo a quattro colonne, Laura Caputo, che annuncia: “Fini-Casini” -, scacco al «re» Berlusconi”. Come dire che il recente e strombazzato duello tv ha lasciato traccia nella maggioranza. Una maggioranza che si profila adesso, e con impostore ritardo, divisa a “tre punte”. Siamo, come meglio è stato scritto dall’attento notista politico Riccardo Berenghi, or è qualche giorno, in prima pagina su “La Stampa” del 13 marzo 2006, con l’articolo dal beckettiano titolo “Partita finale”, e per un altro sorprendente scontro tv, ad un momento cruciale. Un “finale” importante in un Paese, come molti amano ripetere, che non è normale e dove, chiaramente, neanche la campagna elettorale tende ad esserlo. “Altrimenti”, scrive Barenghi, “se cioè fossimo «normali» non si spiegherebbe perché la battaglia venga combattuta con questo livello di aggressività, nervosismo, isteria. All’arma bianca, senza esclusione di colpi, alti, bassi e anche bassissimi”. Mai, infatti, era accaduto, nella storia politica italiana, che il Presidente del Consiglio abbandonasse, furioso, una trasmissione televisiva accusando la sua intervistatrice, per giunta in gonnella, di essere addirittura violenta.
Un tempo che ci deve necessariamente far riflettere, quindi, anche se non condividiamo il carattere drammatico della scelta proposta da Berenghi, così come non abbiamo condiviso l’apodittico appello lanciato il 7 marzo scorso da Umberto Eco sul sito web di “Libertà e Giustizia” e apparso con il titolo “9 aprile, salviamo la democrazia”. Come nemmeno riusciamo a comprendere quale è l’«emergenza democratica» manifestata ieri dal Cavaliere Berlusconi, insieme alle concomitanti «preoccupazioni per la sicurezza» paventate dall’amministrazione Bush.
Mentre la stampa internazionale si interroga, preoccupata, sull’Italia, noi ci auguriamo che tutti i politici, e non solo loro, trovino un poco di serenità nei dibattiti che stanno per concludere. E noi di non sentirci ormai incamminati verso una deriva irreversibile, aspirando unicamente e fortemente di vivere in un paese, finalmente, tornato “normale”. La scelta del 9 aprile, come ha scritto civilmente Paolo Mieli nel suo leale editoriale del “Corriere della Sera” dell’8 marzo scorso, è solo l’occasione “nel quale gli elettori abbiano l’opportunità di deporre la scheda senza vivere il loro gesto come imposto da nessun’altra motivazione che non sia quella di scegliere chi è più adatto, in quel momento storico, a governare. Che è poi la cosa più propria di una democrazia davvero normale”.
(23. III. 2006)
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(Auguri, Vasilij Vasilevich!).
Il settimo campione del mondo di scacchi (1957-1958), Vasilij Vasilevich Smyslov compie oggi
85 anni. Come ci informa il sito web di Chessbase, sarà festeggiato con una speciale
cerimonia al Circolo centrale degli scacchi di Mosca. Anche noi ci uniamo a quanti saranno presenti alla affettuosa festa, formulando le nostre più vive congratulazioni di buon compleanno. Auguri, caro Grande Maestro in cerca dell’armonia non solo scacchistica ma della felicità della vita, Vasilij Vasilevich!
(24. III. 2006)