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Ventiquattresimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
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(Una metafisica partita a scacchi). Il primo romanzo di John Haskell “American Purgatorio”, ben tradotto da Vincenzo Mantovani e recentemente edito da Feltrinelli (collana “ I Canguri”, 2006, pp. 256), è stato recensito, in modo cristallino, come è da sempre nel suo stile, da Giuseppe Culicchia su “ TTL, tuttoLibritempolibero” dell’ 11 febbraio 2006. (Anno XXIX, N. 1500, pag. 5).
Affascinati dal titolo della recensione, presentato ai lettori come una “Partita a scacchi con i peccati capitali”, anche noi abbiamo letto il bel libro. Il protagonista è Jack e la sua storia si sviluppa in sette capitoli dedicati ciascuno a un peccato capitale. L’incipit, del tutto banale, «Sono originario di Chicago. Sono nato a New York, ho sposato una ragazza di nome Anne, e vivevo felice e contento quando accadde qualcosa.», racchiude la grande indeterminatezza che avvolge il protagonista, quando Anne scompare improvvisamente con la sua auto. Si era fermato appena in un autogrill del New Jersey per comprare qualcosa da mangiare, mentre in viaggio con la moglie era diretto verso l’abitazione della madre di lei. Inizia ragionevolmente a cercarla e, come scrive il critico, “è così che prende il via la partita a scacchi di Jack col suo destino, destinata inevitabilmente a svilupparsi come una detective-story on the road”. Un viaggio attraverso l’America, che lo porta da New York a San Diego, facendoci non solo ricordare l’Odissea e la Commedia dantesca, ma il viaggio che ciascuno di noi è costretto a percorrere dentro di sé, per risistemare i tasselli della propria esistenza.
John Haskell, cresciuto in California, ha studiato alla Columbia Universiy di New York e ha fondato il Huron Theater a Chicago. È autore di un’antologia di racconti molto lodata dai critici americani, Non sono Jackson Pollock (Bookever, 2004). In questo romanzo d’esordio l’Autore è riuscito a scrivere un racconto che parla, in modo mai privo di originalità, dell’indeterminatezza che a volte, e inaspettatamente, ci avvolge, interrogandosi davanti la grande scacchiera della vita e nella vana ricerca di un significato dell’esistenza di ogni uomo.
Un sorprendente romanzo e una lucida recensione.
(12. II. 2006)
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(La tecnica di Sun Tzu). Il denso editoriale scritto da Barbara Spinelli e apparso oggi, 19 febbraio 2006, su “La Stampa”, con il titolo “La tecnica di Sun Tzu”, per commentare le strategie politiche adottate in questi giorni in Italia, e che precedono la vera e propria campagna elettorale delle imminenti elezioni politiche generali, ci invita a riscoprire il leggendario testo di “
L’arte della guerra”.
Il primo trattato al mondo di strategia militare, scritto alla fine del V secolo a. C. in Cina e apparso nel 1772 in Europa in una versione francese redatta dal gesuita Amiot, che tenta di dimostrare che la guerra, inevitabile realtà, serve non per riportare costose vittorie ma per ristabilire una pace duratura. Un libro veramente fortunato. Per dare un’idea di quanto è conosciuta, infatti, quest’opera basta citare il fatto che digitando il nome Sun Tzu su Google si ottengono poco meno occorrenze di quanto ne ha un genio universale come Leonardo da Vinci. Qui ci basterà fare solo un cenno, naturalmente, e unicamente per ricordare che, oltre in politica, come è stato fatto spesso in passato e come oggi fa brillantemente la Spinelli, esistono in questo capolavoro numerose comparazioni utili per il gioco degli scacchi. D’altronde, tra tutte le analogie possibili, cosa rappresentano gli scacchi se non un rapporto di forze contrapposte tra due avversari attraverso lo schieramento di due immaginari eserciti, che fanno uso, oltre della forza, anche dell’intelligenza e di altre qualità proprie dell’uomo? Ugualmente, il celebre trattato non si limita a suggerire consigli limitati al combattimento sui campi di battaglia, ma dispensa una metodologia valida nell’ambito di qualsiasi tattica e non necessariamente circoscritta all’arte militare. Anche gli scacchi rappresentano qualcosa di diverso del semplice gioco, forse la stessa metafora della vita. Anche qui bisogna sapere e spesso domandarsi come fare (strategia) e come farlo (tattica).
Molto brevemente, utilizzeremo, allo scopo, gli stessi estratti usati dalla editorialista della Stampa, attenta interprete della difesa dei diritti civili. Scrive il leggendario generale cinese Sun Tzu: «Egli non pianificherà marce superflue, egli non escogiterà attacchi futili. Se saprà guardare nel futuro e discernere condizioni che ancora non sono del tutto manifeste, non farà errori e invariabilmente vincerà». “Dunque bisogna sapere”, commenta la giornalista che piace anche al quotidiano “Il Foglio”, “che l’opportunità di vincere è fornita dall’avversario (dalla conoscenza minuziosa delle sue forze e debolezze) mentre la capacità di difendere se stessi dalla disfatta è tutta colpa e solo nelle proprie mani”. Siamo, quindi, nella fase iniziale, detta dell’apertura della partita. La battaglia non dovrà essere intrapresa direttamente e totalmente, ma con prudenza: i pedoni avanzeranno un poco alla volta, ricordandosi che una volta mossi non potranno più tornare indietro, lasciando indifesa la retroguardia. Evitare, quindi, le mosse inutili. Sembra, quasi, di trovarsi tra le pagine di Aron Nimzowitsch nel suo celebre “Il mio sistema”, quando invitava allo “spirito democratico” nel coordinamento dei pezzi e consigliava ad avanzarli “scavando una buca”. (Aggiungiamo che la classica opera si può ora rileggere nell’agile recente traduzione fatta da Giordano Bergamo e con una dettagliata nota sulla carriera scacchistica del grande scacchista curata da Yuri Garrett e pubblicata da Caissa Italia nel dicembre 2005). Ancora, cita la Spinelli il laconico passo «il buon combattente sarà capace di assicurarsi dalla disfatta, ma ciò non gli darà la certezza di sgominare l’avversario». Le apparenze nella politica, annota al riguardo la scrittrice, e noi aggiungiamo come negli scacchi, “ son lungi dall’essere sufficienti, come Sun Tzu ricorda: occorre anche prepararsi agli imprevisti”. «Se non conosci né il nemico né te stesso, soccomberai in ogni battaglia». “C’è qualcosa di poco umile, anche di arrogante”, scrive ancora la Spinelli, “ nella sottovalutazione delle arti tecniche avversarie… tutti e due i compiti vanno affrontati, a destra come a sinistra”. Anche per ben giocare a scacchi, come dovrebbe avvenire in politica, questo il forte richiamo, bisogna armarsi di qualità morali, bravura, prudenza, tecnica, evitando errori, rispettando l’avversario e rimanendo lucidamente consapevoli delle proprie forze. Infine, «chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto. Chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto». Qui il richiamo al gioco che costringe l’avversario, con la sola forza delle innumerevoli minacce e le possibili decisive combinazioni, alla resa e all’abbandono è veramente impressionante … Sembra di leggere il Bréviaire di Tartakover.
Crediamo che in nessun altro gioco, come ci è capitato di leggere nei brani citati, e come sovente ci capita di incontrare, c’è tanta buona letteratura per migliorarsi non solo come giocatori, ma in tutti i campi. In definitiva per essere migliori e non solo in politica. A destra come a sinistra, come nei quattro quadranti della scacchiera: come persone e individui amanti del bello, della saggezza e della … pace. Come pure è stato poeticamente raccontato, ma per un altro gioco non meno affascinante, da Yaunari Kawabatanel romanzo “Il maestro di go” (1942), tradotto nel 1991, a cura di Cristina Ceci e con uno scritto di Raffaele Rinaldi, nelle edizioni “SE srl”.
(19. II. 2006)
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(Cruciverba, enigmistica e computer). Hanno vinto gli umani nell’ultima sfida di cruciverbistica che si è svolta all’Università di Siena tra gli studenti provenienti dalle nove facoltà dell’ateneo e il programma elaborato dalla facoltà di Ingegneria “WebCrow”.
La competizione è raccontata, con garbo e competenza, da Daniele Semeraro con il titolo “Cruciverba, hanno vinto gli umani. Computer sfidato da 181 studenti” e la leggiamo oggi sul sito web del romano “La Repubblica”.
Il risultato (la macchina si è piazzata “solo” al cinquantacinquesimo posto), in parte ovvio, lo spiega lo stesso coordinatore del progetto e docente alla facoltà di Ingegneria, Marco Gori. «Lo spirito con cui abbiamo intrapreso quest'iniziativa è quello che, da diversi anni, sta dietro alle competizioni di intelligenza artificiale, come ad esempio le partite di scacchi tra uomini e computer. Mentre per gli scacchi, però, si tratta sostanzialmente di competenze logiche in questo caso si tratta di capire le ambiguità del linguaggio naturale, gli enigmi e di disporre di conoscenze che spaziano dalla poesia alla musica alla cucina».
Non per nulla, nella nuova sfida di Vladimir Kraminik con “Deep Fritz”, il programma elaborato da ChessBase, che si giocherà a Bonn dal 25 novembre al 5 dicembre prossimo, è stata garantita al campione di scacchi una borsa di 500 mila dollari, che sarà raddoppiata se riuscirà a vincere. Come dire che, sicuramente, il Computer batterà ancora una volta il Campione.
Per rimanere ancora in un settore in qualche modo affine, ci domandiamo, inoltre, come si comporterà il computer di fronte al gioco dei cento piccoli indovinelli medioevali in tre esametri (aenigmata) del misterioso poeta Simposio. Riuscirà a risolverli? Per adesso non ci interessa saperlo. Ci deliziamo soltanto a leggere “Aenigmata Symposii. La fondazione dell’enigmistica come genere poetico”, a cura di Manuela Bergamin, Edizioni del Galluzzo (Sismel), Firenze 2005, pp. CXX-263. Il volume fa parte della splendida collana “Per verba” (testi mediolatini con traduzione) diretta da Claudio Leonardi presso la Fondazione Ezio Franceschini.
(21. II. 2006)
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(Leggendo, quasi a caso, un “incipit”). «Santiago Lizarrabengoa arrivò all’Ospedale psichiatrico giudiziario di Siviglia nel novembre del 2001. Per l’équipe di psichiatri dell’istituto si trattava di un paziente da seguire con la massima attenzione. Dal suo fascicolo risultava che aveva un quoziente intellettivo superiore alla media, valutato in base alla scala Wais, e che gli era stata diagnosticata una psicosi reattiva. Ma al di là delle conclusioni cliniche e della descrizione più o meno dettagliata dei deliri, a noi interessava la sua capacità di rivivere il passato. Sembrava che gran parte della sua vita psichica fosse naufragata durante la relazione con Sara Carmona e che lui da allora si vedesse condannato a ripercorrere più e più volte tutto ciò che era accaduto. Il paziente, in questa partita a scacchi contro se stesso, finiva sempre per perdere».
Da “L’incendio del paradiso” di Antonio Alamo, traduzione di Jole Da Rin, Mondadori, pagg. 269, in libreria nei prossimi giorni. L’incipit è riportato nella parte alta, a seguire su due righe di ciascuna delle otto pagine, in “Almanacco di Libri”, supplemento a “La Repubblica” di sabato 25 febbraio 2006, anno II, N. 7.
(26. II. 2006)
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(Una partita che ha fatto la storia). Non è ancora giunto in libreria “Bobby Fischer va alla guerra” di David Edmonds e John Eidinow. Annunciano il libro solo le locandine del commerciale “Il Libraio”, nello spazio dedicato alle edizioni Garzanti. La stessa casa editrice che, in precedenza, degli stessi autori, ha dato alle stampe il fortunato ”La lite di Cambridge. Quando (e perché) Ludwig Wittgenstein minacciò Karl Popper con un attizzatoio (mentre Bertrand Russel faceva da arbitro)” . Ancora una volta i due giornalisti della BBC, più volte premiati per i loro programmi, si cimentano per ricostruire una storia incredibilmente vera che, come la prima, appare inventata. Siamo veramente curiosi di leggere questa ultima ricostruzione dopo di quanto è stato scritto su quel mediatico episodio dell’11 luglio 1972, quando due giocatori di scacchi si erano seduti davanti ad una scacchiera, a Reykjavik, sperduta capitale dell’Islanda. Ai due suoi lati opposti, sotto i riflettori del mondo, non c’erano solo due uomini. Si affrontavano, una di fronte all’altra, due superpotenze, l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti. In gioco non c’era soltanto un titolo sportivo, ma il prestigio sulla scena politica internazionale. Quella non fu mai solo una partita a scacchi: era la metafora della guerra fredda.
L’Editore, nella presentazione del libro, assicura che Edmonds ed Eidinow, forti di una documentazione vasta e dettagliata, dopo il successo della “Lite di Cambridge”, hanno scritto, con una narrazione intrigante e piacevolissima, un gustosissimo lavoro, fatto di informazioni, retroscena, ambientazioni e profili umani. Un nuovo libro che racconta una delle pagine più inverosimili dello scacchismo mondiale e che speriamo affascinerà quanti ancora, pochi adusi a leggere libri di scacchi, non conoscono quegli avvenimenti. Cronaca da noi vissuta con grande giovanile trasporto e un’affascinante vicenda seguita, giorno per giorno, nei resoconti di un giornalista e scacchista indimenticabile e d’eccezione: Mario Monticelli. Un libro, certo, che riteniamo destinato non agli specialisti, ma al grande pubblico. Ugualmente, anzi a maggior ragione e proprio per questo motivo, siamo curiosi di leggerlo e ci riserviamo, a suo tempo, di fare qualche nostra considerazione. Se ben scritto, come promesso nell’invito pubblicitario, ne consiglieremo, eventualmente, la lettura. Riteniamo, infatti, veramente difficile che si possa raccontare qualcosa di nuovo dopo quanto è stato recentemente scritto dagli informatissimi Plisetskij e Voronkov nel felice “I Russi contro Fischer” (traduzione di Garrett e Masini), un vero capolavoro pubblicato da Caissa Italia nel 2003. Ugualmente, siamo solo contenti quando si parla del nostro amato gioco, nuovamente sviscerando, magari per un pubblico più vasto e meno specialistico, un emblematico episodio accaduto in anni relativamente vicini ma che ci appaiono lontani di secoli ed inverosimili.
(25. II. 2006)
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(Donne e scacchi). Tra meno di 79 giorni, 14 minuti, 47 secondi e 32 decimi di secondo - nel momento in cui scriviamo - l’Italia, e la sperimentata ospitale città di Torino, diventeranno la Capitale del mondo degli scacchi. Nella privilegiata guida internet delle
“Olimpiadi degli scacchi di Torino 2006” (“www.chessolympiad-torino2006.org”) che accompagna tutti gli appassionati, ormai quasi quotidianamente, nell’avvicinamento di questa nuova affascinate competizione, ritroviamo solo ora, consultando la sua rassegna stampa, che anche la testata del settimanale “Eva Tremila” ha mostrato attenzione al nostro amato gioco.
Tra la tanta carta stampata che entra nella nostra casa e nonostante la presenza femminile, in maggioranza in famiglia, non compare, infatti, il settimanale romano e l’articolo ci era sfuggito. Così ci sorprende scoprire che l’edizione del 9 febbraio 2006, ha ospitato un servizio, arricchito di seducenti fotografie, addirittura con la prestigiosa firma di Adolivio Capece, tutto al femminile e a loro prudentemente rivolto, dal titolo “E la regina sexsy da scacco matto al re. Ora è la donna che vince. In poche mosse”.
Dal 20 maggio al 4 giugno, in gara, tra le oltre 140 nazioni, saranno presenti a Torino quattrocento campionesse. Le guiderà la presidente della Federazione scacchistica estone, Carmen Kass. Non conosciamo quali sono i suoi meriti scacchistici, oltre quello di essere fidanzata con un forte giocatore di scacchi tedesco, per occupare l’importante posto. Sappiamo solo che, come donna, è, semplicemente, bellissima. Una giovane e meravigliosa fotomodella vincitrice del premio “Model of the Year” e onnipresente nelle più importanti sfilate di Parigi e Milano.
Nel fare le nostre ricerche sull’argomento, ci siamo imbattuti, inoltre, in un curioso sito, il “World Chess Beauty Contest”, dove, peraltro a pagamento, è possibile ammirare le più belle donne giocatrici di scacchi, con tanto di classifica mondiale. Inoltre, abbiamo trovato un interessante articolo di Manila Alfano su “Il Giornale” del 31 dicembre 2005 che, a suo tempo, ci era sfuggito e dove, con arguzia tutta femminile, parlava proprio di questo “circolo di scacchi” on line più sexy del mondo. Il titolo, “Il concorso di bellezza per le regine degli scacchi”, dice tutto.
Precedenti simili, in verità, si erano avuti in altri sport e noi stessi, una volta in queste pagine, ne avevamo fatto cenno rammaricandoci della circostanza che in un articolo apparso in un diffuso quotidiano sportivo erano indicate tutte le più belle protagoniste nelle loro diverse specialità, a partire dalla tennista Anna Kournikova, ma con l’omissione delle scacchiste, che erano semplicemente ignorate. Nessuna attività come la nostra, infatti, gode di peggiore reputazione dal punto di vista della bellezza dei suoi partecipanti. Rimaniamo scettici, peraltro, di fronte a queste iniziative che cercano, grazie al glamour, di aumentare l’appetibilità del gioco. Ammiriamo di più la campionessa Kosteniuk, madrina delle olimpiadi di Torino che, pur avendo un proprio sito in cui vende le sue splendide e ricercate foto, almeno quando gioca, e come abbiamo potuto personalmente constatare, si veste semplicemente, calza comode scarpe ed evita di mettersi del profumo. Non tanto, crediamo, per non causare distrazioni ai giocatori sulla scacchiera, come pure è stato con qualche maldicenza affermato, ma per essere se stessa e manifestarsi come donna di gran classe. Acqua e sapone, con tutta la sua grazia e femminilità. Come sanno essere tutte le donne affascinanti ed intelligenti.
Intanto, Il Campionato Mondiale Femminile di scacchi, con continui colpi di scena, sta per concludersi. A fine marzo conosceremo la vincitrice. Apparirà, anche lei, sicuramente bella. Come appare sempre radioso e da ammirare il volto sorridente di chi vince e come sarà, ancora una volta, a Torino.
(2. III. 2006)