(Un sito esemplare).
Non finisce mai di stupire il sito web "Mieux jouer aux échecs" (www.mjae.com).
Appena abbiamo un poco di tempo da trascorrere piacevolmente ci immergiamo nei suoi intriganti sentieri, ormai senza problemi di costi aggiuntivi per viaggiare in internet. La nostra lunga, difficile e orribile partita con Alice di Telecom è, infatti, da tempo finita e, adesso, possiamo navigare sicuri e senza remore con Tiscali Adsl per tutte le intere 24 ore.
In particolare la pagina "Culture" di "mjae.com" è sempre avvincente nel suo rinnovarsi e si può persino perdere, cercando e leggendo, la cognizione del tempo. Non per nulla il sito è da tempo inserito nei nostri "preferiti", così come speriamo per tutti coloro che sono interessati agli scacchi anche come momento di pausa culturale.
Oggi abbiamo trovato un nuovo bell'articolo: "Les trois parties d'échecs notées de Napoléon" di Bernard Lucas.
L'interesse di Napoleone Bonaparte per gli scacchi, seppure come semplice passatempo, è noto. Anche noi, in passato, ne abbiamo fatto cenno. E' accaduto in occasione di una mostra di pezzi di scacchi a Londra e mentre rileggevamo l'affascinante diario inventato e più vero mai scritto, "N" di Ernesto Ferrero (Einaudi, 2000, pp. 332). Qui, invece, i riferimenti dell'interesse di Bonaparte per il gioco degli scacchi sono nel dettaglio. Si parte dalle tre partite, curiosamente inserite nel database di "Chess Base", sciorinati con i ricordi di Madame de Rémusat, per continuare narrando, ancor prima della partita con il generale Bertrand a Sant'Elena, quella famosa giocata dall'Imperatore, appena insediato nel castello del suocero sconfitto, a Schönbrunn, con il Turco.
Siamo stati recentemente a Vienna e non abbiamo potuto fare a meno di recarci a visitare la storica Reggia di Schönbrunn, l'antica e prediletta residenza degli Asburgo, situata nella periferia di questa incantevole capitale tanto legata agli scacchi. Non nascondiamo che non abbiamo potuto nascondere la nostra emozione ricordando non solo gli storici avvenimenti legati allo straordinario palazzo ma anche la triste vicenda del figlio di Napoleone e di Maria Luigia, Franz Carlo Giuseppe, il "re di Roma", qui tenuto "prigioniero" del nonno "nemico", Francesco I d'Austria. Il racconto è poeticamente narrato in uno dei più affascinanti romanzi storici di ogni tempo, "Il figlio dell'Impero", scritto da Francesca Sanvitale (Einaudi, 1993, pp. 630).
I ricordi di Madame Claire, Elisabeth Gravier de Vergennes, contessa di Rémusat (Parigi 1780-1821), dama d'onore dell'imperatrice Giuseppina, e della sua partita a scacchi, citata da Lucas, noi li ricaviamo direttamente dalle pagine delle sue "Memorie" (Giulio Einaudi Editore, 1942-XX, pp. 580), nella traduzione di Marco Lombardi. Libro che abbiamo avuto la fortuna di trovare, intonso, in una bancarella e per poche vecchie lire.
Sono pagine memorabili scritte, il 29 marzo del 1804 in un altro storico palazzo, il castello di Mailmason, in una circostanza tutta particolare e densa di tragici avvenimenti. Giuseppina, allora sposa dell'ancora primo console, ha appena e inutilmente chiesto la grazia per il duca Luigi d'Enghien, che sarà di lì a qualche ora fucilato, dopo un sommario processo. Anche Mme de Rémusat, apprendendo il diniego, piange amaramente. Il suo animo è scosso profondamente. Scrive (pag. 119): "Dopo pranzo, (Napoleone) sedette in terra con il bambino (il piccolo nipote Napoleone) e mostrò un'allegria che mi parve forzata… poi mi chiamò a un tavolo per fare una partita a scacchi. Non giocava affatto bene, poiché non si voleva sottomettere ai movimenti dei pezzi. Lo lasciavo fare quello che voleva; tutti tacevano; allora si mise a cantare fra i denti. Poi, tutto a un tratto, gli tornarono alla memoria dei versi. Pronunziò a mezza voce: «Soyons amis, Cinna,» e poi i versi di Gusman nell' «Alzira»: "Et le mien quand ton bras vien m'assassiner…". … Continuammo la nostra partita, e sempre più speravo nella sua allegria. Giocavamo ancora, quando si sentì il rumore di una vettura. Fu annunciato il generale Hullin; il primo console spinse in là il tavolo con forza, si alzò e entrò nella galleria vicino al salotto, dove rimase per tutto il resto della serata con Murat, Hullin e Savary".
Il misfatto, uno dei più inutili e feroci assassini politici della storia, era stato appena freddamente compiuto, come ben sapeva l'Imperatore, mentre giocava la sua celebre partita, canticchiando, mostrandosi allegro e recitando improvvidi versi! Forse, citando Madame Germaine, Anne, Louise, baronessa de Staël-Holstein (Parigi, 1766-1817) nel suo "Considerazioni sui principali avvenimenti della Rivoluzione Francese", come puntualizza Adolivio Capece sul sito web dell'Italia Scacchistica (aggiornamento del 4 agosto 1998), la verità è che: "Egli (Napoleone) considera una creatura umana come un fatto o come una cosa, non certo come un suo simile. Come non ama, cosi non odia: per lui non c'e' che lui. Tutte le rimanenti creature non sono che cifre. La forza della sua volontà consiste nell'imperturbabile calcolo del suo egoismo; e' un abile giocatore di scacchi, la cui parte avversa e' il genere umano, cui egli si propone di dare scacco matto."
Ci siamo soffermati a lungo e non abbiamo avuto più tempo per parlare delle altre due partite. E, in particolar modo, di quella contro il celebre automa "Il Turco", probabilmente l'unica realmente giocata da Napoleone, il 9 ottobre del 1809, proprio nel palazzo di Schömbrunn. Rimandiamo, quindi, per chi vuole approfondire, allo scritto di Lucas.
Vorremo, però, prima di finire, richiamare l'attenzione sulla ricostruzione storica di questa sensazionale invenzione del famoso automa, creato dallo scienziato Wolfgang von Kempelen e andato distrutto in un incendio. L'ha scritta, con tanto amore e passione, Tom Standage, esperto di tecnologia dell'Economist: "The Turk. The Life and Times of the Famous Eighteenth - CenturyChess - Playing Machine", pp. 224 ed è stata recentemente edita da Walker & Co., nell'aprile del 2002. Inutilmente, sino ad oggi, ne abbiamo chiesto e atteso la traduzione.
Oltre a questo eccezionale libro sono due, fra i tanti scritti sull'argomento, le letture che consigliamo. Una è veramente celebre, pubblicata per la prima volta nell'aprile del 1836, ed è stata recentemente ristampata. Si tratta di "Il giocatore di scacchi di Maelzel" (titolo originale "Maelzel's Chess-Player") di Edgar Allan Poe, SE srl, 2000, pp. 96. L'altro romanzo che ci permettiamo di consigliare è un racconto affascinante, ricco di note e riferimenti storici, passato quasi inosservato e che non abbiamo trovato citato nel pur lodevolissimo e certosino lavoro bibliografico di Sanvito. Al centro del racconto c'è ancora Napoleone e il castello di Schönbrunn. Si tratta di "Scacco all'Imperatore" di Waldemar Lysiak, Rusconi Libri srl, prima edizione ottobre 1994, pp. 366. Bisognerebbe avere solo la pazienza, per quest'ultimo, di cercarlo tra i libri fuori commercio, perché ci risulta, purtroppo, esaurito e non più ristampato.
Riteniamo, quindi, veramente indovinata la scelta di "Chess Base" di indicare queste tre apocrife partite di Napoleone e proprio all'inizio del suo infinito, ricco database. Forse non miglioreranno il nostro gioco, ma, almeno, incuriosendoci, ci fanno riflettere su alcune pagine di lancinante e vera storia.
(1. XI. 2005)
* * *