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Ventesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
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(Partite a scacchi nei palazzi della politica).
C'era da aspettarselo. Alla vigilia del grande scontro a Montecitorio sulla riforma elettorale, come accaduto altre volte in questa legislatura, è iniziata una nuova partita a scacchi tra la maggioranza e il Quirinale. Ieri, infatti, il segretario generale del Quirinale ha fatto arrivare le 'osservazioni' della Presidenza a Palazzo Chigi: la riforma elettorale, per come è scritta, secondo il Quirinale, presenta almeno tre aspetti di sospetta incostituzionalità. "La Stampa" apre la prima pagina di oggi, sabato 8 ottobre, proprio sulla riforma proporzionale e l'articolo di Augusto Minzolini ha, come titolo, "Partita a scacchi".
Di partite, certo, in politica se ne giocano molte e in ogni momento e in diversi luoghi. Qualche settimana fa, il 24 agosto, era stato Roberto Maroni a far somigliare lo sciopero di fine estate degli assistenti di volo Alitalia ad una partita a scacchi. Lorenzo Salvia, nel suo articolo apparso sul "Corriere della Sera" con il titolo "Alitalia, Maroni convoca gli autonomi" così scriveva: "Ieri l'incontro tra Cimoli e Maroni, stamattina quello tra lo stesso Maroni e il Sult, l'ultimo tentativo per evitare un blocco in piena violazione della tregua estiva. Come in tutte le partite a scacchi, le mosse intermedie sono a volte quelle più importanti".
Oggi la partita è ancora più rilevante e per i personaggi che si scontrano e per la posta in gioco. "Carlo Azeglio Ciampi e i suoi consiglieri hanno fatto la prima mossa rendendo noti una serie di rilievi costituzionali al progetto su cui l'aula di Montecitorio comincerà a votare da martedì prossimo. E" - continua Minzolini, sempre bravo ad usare una perfetta terminologia scacchistica nei suoi informatissimi resoconti della politica - "come avviene in tutte le partite che si rispettano, gli uomini del premier hanno fatto anche un po' di "intelligence" chi fosse il misterioso suggeritore del Colle e alla fine hanno tracciato l'identikit - giusto o meno è da vedere - del costituzionalista Augusto Barbera. Poi con la scacchiera davanti Berlusconi e i suoi consiglieri hanno fatto la solita mossa da manuale, quella che hanno utilizzato nei momenti difficili: hanno fatto pervenire al Capo dello Stato, secondo i soliti canali, le modifiche che la maggioranza è disposta ad apportare al testo per andare incontro alle riserve. ...".
Chiaramente tutti seguono la partita appena iniziata e con trepidazione. Sempre nella prima pagina del quotidiano appare il titolo "Fassino, ultimo appello al Polo: «Fermativi e cambieremo insieme Costituzione e legge elettorale»". Sarà mai ascoltato?
(8. X. 2005)
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(Sotto scacco la "Cancelliera" in Germnia e gli sceicchi in Arabia Saudita).
Ormai sembra certo. Una donna, Angela Merkel (CDU), per la prima volta in Germania, sarà a capo della Cancelleria. Guiderà un governo di coalizione fra la CDU-CSU (Unioni cristiane, 7 ministeri) e la SPD (Socialdemocratici, 8 ministeri e tra i più importanti). E' stato, infatti, "superato l'apparente stallo" (così il "Corriere della Sera" dell'11 ottobre 2005, in prima pagina) seguito alle elezioni del 18 settembre scorso.
La notizia ora campeggia a pagina 16 dello stesso quotidiano stamane, 12 ottobre, con il titolo: "Merkel cancelliere già sotto scacco". Il corrispondente da Berlino del quotidiano, Paolo Valentino, che aveva firmato anche l'articolo precedente, ci fa sapere tutto sulle numerose critiche sulla sua candidatura, provenienti persino dalla rivalità di alcuni esponenti della sua squadra cristiano-democratica. In particolare l'uscita di scena del leader carismatico Gerhard Schröder ha reso orfana la socialdemocrazia tedesca. Il vero problema non è quindi la Merkel ma come trovare un successore pronto a prendere il posto lasciato vuoto. Si riscoprono, così, ataviche paure, come spesso è accaduto nella storia di quel paese, quando un'era si chiude e una nuova pagina si sta per aprire.
In un'altra parte del mondo, invece, sotto scacco sono finiti gli sceicchi dell'Arabia Saudita. Maurizio Molinari, inviato de "La Stampa" a Caracas, scrive una sorprendente e sconosciuta notizia. Almeno non l'abbiamo riscontrata altrove. Dal Venezuela è partita la richiesta del Ministro dell'Energia, Rafael Ramirez, all'Opec di comprendere nel suo calcolo delle riserve le sabbie bituminose dell'Orinoco, il grande fiume del Sud America. "Dall'Orinoco uno scacco agli sceicchi" è il titolo in grande evidenza del 12 settembre, a pagina 8, e, nell'occhiello: "Hugo Chavez punta a diventare il produttore mondiale numero uno del petrolio".
Sembra, infatti, che le oleose sabbie del Rio Orinoco, nel tratto che il secondo fiume dell'America Latina attraversa in territorio Venezuelano, nasconde un'impressionante quantità di greggio, circa 236 miliardi di barili. Il Venezuela balzerebbe così al primo posto nella classifica dei Paesi con le maggiori riserve di petrolio: da 77 miliardi a ben 313 miliardi. Caracas distaccherebbe di gran lunga l'Arabia Saudita (261 miliardi di barili), l'Iraq (113 miliardi) e il Kuwait (94 miliardi).
Un buon pretesto per Hugo Chavez, ex colonnello dei parà che si sente la reincarnazione di Simón Bolívar, eletto, dopo un tentato golpe, legittimo Presidente del Venezuela, per ritenersi e apparire, insieme al suo amico Fidel Castro, il salvatore di tutta l'America Latina.
Nuovo greggio, come la storia ampiamente continua a dimostrare, per diventare occasione, non di nuova ricchezza, prosperità e di pace per tutti, ma, oltre fonte di ulteriore inquinamento ambientale, nuovo carburante per nuove guerre, nuovi terrorismi, nuovi populismi e nuove dittature, come sembra commentare Aldo Rizzo, e noi condividere, nell'articolo, sulla stessa pagina, "Le chiavi della geopolitica a colpi di barile".
(12. X. 2005)
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(Quote rosa).
Bene. Non ci sarà nessuna norma per garantire una maggiore rappresentanza della componente femminile alla Camera e al Senato. E' stato, infatti, bocciato l'emendamento della Commissione Affari Costituzionali che prevedeva l'obbligo di candidare una donna ogni tre uomini. Ora, come in precedenza, la presenza femminile è a discrezione d'ogni singolo partito. Si torna nuovamente indietro, o, meglio, si continua a non andare avanti. Così come la nuova legge elettorale riporterà gli italiani alle urne con il vecchio metodo proporzionale. La maggioranza governativa continua ad avanzare massicciamente, magnis itineribus, per riuscire in tempo ad approvare, alla vigilia della fine del suo mandato popolare e con l'arroganza di chi è più forte, una legge importante che riguarda tutti i cittadini, minoranze e opposizioni comprese. Senza neanche rispettare l'utile confronto dialettico ed esaminare, in aula, il loro contributo e il conforto di tutti. Sembra, anzi, che un parlamentare, di cui omettiamo il nome, in aula, si è lasciato sfuggire la frase: "Le donne? Non scassino la m …".
La notizia, ieri, 13 ottobre, è in apertura su tutti i quotidiani, tranne qualche rarissima eccezione. I titoli sono, infatti, largamente dominati dalla "quota donne": La Repubblica, "La destra dice no alle donne". Il Corriere della Sera, "Scontro in aula, bocciate le quote rosa". La Stampa, "Donne in politica, il no del Polo". Il Messaggero, "Legge elettorale, bocciate le quote rosa". Il Sole 24 Ore preferisce il Ponte sullo Stretto, "Ponte, vince Impresilo". Gli altri giornali: L'Avvenire apre con il rapporto Onu, "Tre miliardi di poveri, è la metà del mondo". Il Giornale annuncia, "Scoppia la guerra dei sessi alla Camera". Liberazione preferisce Bertinotti, "Bertinotti vede il rischio del centrismo". Il Manifesto gli studenti, "Fuoriclasse". L'Unità ancora la riforma elettorale, "Destra, uno schiaffo alle donne".
Un argomento destinato a riaccendere polemiche. Anche perché investe il presunto diverso grado di capacità, di eguaglianza o di intelligenza tra gli uomini e le donne.
La suindicata situazione ci ha fatto ricordare che sul "Corriere della Sera" del 26 settembre 2005 era apparsa la notizia su uno studio di due scienziati, di prossima pubblicazione sul "Britsh Journal of Psycology", tendente a dimostrare che le persone che raggiungono un quoziente di intelligenza eccezionale sono per il più uomini. L'articolo lo firmava Francesco Tortora, con il titolo: "Ricerca inglese: gli uomini sono più intelligenti". Riferiva il giornalista che il dottor Irwing, uno dei due scienziati che ha condotto la ricerca e che ha voluto anticipare la notizia in un programma radiofonico della Bbc, ha affermato che c'è un dislivello palese tra i due sessi. Esso è reso evidente, oltre dal risultato del test di QI effettuato per lo studio, anche dal gran numero d'uomini che si distinguono in numerosi campi, "dai campioni di scacchi ai professori di matematica che vincono le medaglie d'oro per le loro scoperte fino ai premi Nobel".
Noi riteniamo "a lume di naso", come spesso amava ripetere in anni più sereni l'equilibrato ed umano ministro Giovanni Goria, che l'assunto ha poco di scientifico. Ci piace, al riguardo, riportare l'annotazione conclusiva dell'articolo di Tortora, giornalista sicuramente attendibile: "Ma il commento più diffuso e uno e semplice: questo test misura quanto le persone sono capaci di rispondere ai test, punto e basta. Nulla a che fare con la vita reale, i suoi problemi e le sue prove".
Nel mondo degli scacchi, come in quello della politica, le donne, certo, hanno storicamente assunto un ruolo meno importante degli uomini. Le ragioni sono molteplici e non è il caso qui di esaminarle. Ciò non toglie, com'è accaduto ad una delle sorelle Polgar, Judith, di entrare non ancora ventenne tra i primi dieci giocatori del mondo, con la sua particolare scelta di evitare di partecipare a tornei femminili, preferendo battersi contro i più forti giocatori maschi. Più recentemente, Alessandra Riegler, neo campionessa del mondo del gioco per corrispondenza femminile, è stata la prima italiana dei tempi moderni a conquistare un così prestigioso e inconsueto, almeno per il nostro paese, titolo. Il loro contributo, come donne, è quindi notevole e di tutto rispetto. Non fa certo loro difetto l'intelligenza e il loro modo di interpretarla. Speriamo solo che queste donne formidabili, come Judith ed Alessandra, siano esempio di tutte le altre. Nutriamo fiducia di vederle sempre più numerose, prossimamente, nei tornei.
Alla stessa maniera, inoltre, malgrado leggi approvate in fretta e male, auspichiamo che ciò avvenga anche in politica. Non in Germania, dove una donna, Angela Merkel, "la ragazza dell'Est", protestante e con un dottorato in fisica, già si accinge ad assumere, per la prima volta nella storia della repubblica tedesca, l'alta carica di "Cancelliere", ma in Italia, dove la presenza femminile nella politica, purtroppo, è agli ultimi posti del mondo. Con il risultato che si vede…
(14. X. 2005)
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(I più intelligenti, anche a scacchi).
Dopo la ricerca scientifica, appena sopra accennata, tendente a dimostrare che gli uomini sono più intelligenti delle donne, rimbalza anche da noi un'altra notizia falsamente scientifica, altrettanta discriminante. Nelle settimane scorse, ha occupato uno spazio inaspettatamente ampio nella stampa degli Stati Uniti. Sicuramente accadrà anche da noi, nei prossimi giorni. La novità l'offre il "Corriere della Sera" del 19 ottobre 2005, che ospita, con rilievo e nell'intera pagina 21, la corrispondenza da New York di Alessandra Farkas dal titolo ""Ebrei più intelligenti, lo dice il Dna". Lo studio che divide l'America" e, nel sottotitolo, "Rivolta della comunità scientifica: Tesi pericolosa e razzista".
Avremmo potuto lasciare correre se Henry Harpending e Gregory Cochran, i due studiosi dell'Università dell'Utah che hanno sollevato il vespaio spedendo a varie riviste scientifiche Usa la loro ricerca dove sostengono che la presunta superiorità intellettuale degli ebrei ha una base genetica, non avessero fatto riferimento, come indizio di questa supremazia, anche al gioco degli scacchi.
Il controverso studio, intitolato "The Natural History of Ashkenazi Intelligence", recita: "«Oppenheimer, Einstein, Freud, Marx, Kafka, Bellow, Levi-Strauss, Allen, Dylan: la storia degli ultimi duecento anni è costellata da una miriade di scienziati, pensatori e intellettuali ebrei»". E, per quanto ci incuriosisce più da vicino, prosegue: "«Nonostante gli ebrei costituiscono un mero 0,25% della popolazione mondiale e solo il 3% di quella Usa essi rappresentano il 27% di tutti i premi Nobel e il 50% dei campioni mondiali di scacchi»".
Se è vero che questa popolazione, così piccola e sparpagliata, ha dovuto subire nel corso della sua storia incredibili ostilità e che, come i due autori affermano, "le continue persecuzioni subite hanno reso gli ashkenaziti (circa l'85% dei più di dieci milioni di ebrei nel mondo, n.r.) più acuti", non ci sembra assolutamente provato e addirittura fondato l'assunto dello studio. Anzi ci fa inorridire. In ciò siamo confortati dai numerosi storici, evoluzionisti ed esperti del Dna che hanno screditato la ricerca come "pericolosa" e "razzista". Anche i nazi-fascisti, lo ricorda nella stessa pagina del Corriere il prof. Giorgio Israel intervistato da Davide Frattini, "consideravano gli ebrei una mente superiore, diabolica, e quindi pericolosa". L'incentivo, di un intero gruppo di persone, per rimanere più efficienti e superare le difficoltà è una cosa, disturbare la genetica per dire sciocchezze è ben altro. Bisogna invece ricordare, per comprendere l'importante e privilegiato posto occupato dagli ebrei nella storia tra Ottocento e Novecento che l'alfabetizzazione, insieme allo studio e al desiderio di conoscenza, sono stati valori da sempre presenti nel mondo ebraico. Ciò accadeva, quando, in Europa, gli illetterati erano il 70%. E sono proprio gli stessi ebrei che hanno dato vita alle tante barzellette sulla loro intelligenza. Una famosissima la racconta la stessa Farkas, alla fine del suo informato articolo, "usata da Woody Allen in un film: "«Sai quanto un feto diventa umano? Quando si laurea in medicina»".
Per chiudere, potremmo, e senza alcuna difficoltà o provocazione, farvi conoscere facilmente qualche ebreo stupido, persino come giocatore di scacchi.
(20. IX. 2005)