LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Secondo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.



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  Caro Direttore, la lettura di una autobiografia avvincente, scritta da un grande protagonista della vita politica italiana del dopoguerra, Giorgio Amendola, recentemente e opportunamente ristampata con una illuminante prefazione di Miriam Maffai ("Una scelta di vita", ed. BUR La Scala, 2001), mi spinge a segnalare agli amici lettori della nostra bella rivista due riferimenti agli scacchi ivi contenuti.
  Il primo si trova a pag.31, quando rievocando l'infanzia a Capri, (siamo nel 1918 tra la variopinta colonia di emigrati russi che ancora vivevano nell'isola, nel ricordo vivissimo di Gorki e, forse, della leggendaria partita a scacchi di Lenin che Davide Pinardi ha ricostruito nel romanzo "Viaggio a Capri", ed. Liber Internazionale, 1966), l'autore racconta delle sue prime lezioni di scacchi ricevute dall'amico russo Casimiro Kobylianski. L'altro riferimento (pag. 230 e seguenti) è solo indiretto, ma non per questo meno interessante. In queste pagine, infatti, c'è un denso ricordo, a Napoli e su iniziativa di Benedetto Croce, del suo incontro con Stefan Zweig, l'indimenticabile e tragico artista della più affascinante "Novella degli scacchi" mai scritta.
(In: "L'Italia Scacchistica", Gen-Feb 2002-N. 1150, "la posta dei lettori", pag. 46, con il titolo "Ricordi di Giorgio Amendola", a firma Gregorio Granata - Catania).

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  Che Napoleone Bonaparte giocasse a scacchi è noto, e non solo agli scacchisti che si divertono a ricostruire sulla scacchiera partite a lui attribuite. Al riguardo, è di questi giorni la notizia che, a Londra, verrà inaugurata la mostra "The Art of Chess" (dal 28 giugno al 28 settembre 2003), presso la Gilbert Collection (Somerset House, Strand). Saranno esposti 18 set di scacchi, realizzati da noti artisti del Novecento, tra i quali spiccano i nomi di Man Ray, Marcel Duchamp e Yoko Ono. Tutti a rappresentare, mossa per mossa, una partita che Napoleone avrebbe giocato nell'esilio di Sant'Elena contro il Generale Bertrand, nel 1820 (ovvero pochi mesi prima della morte, avvenuta l'anno seguente, il 5 maggio). Un'altra isola regalò qualche mese di serenità al Bonaparte: è con giusta e meravigliata sorpresa, quindi, che anche Ernesto Ferrero, in un diario inventato di circa trecento pagine, che, grazie al mito, ha la verità morale e il fascino letterario di una storia autentica, "N", (Einaudi Tascabili, 2001, pag. 198), fa scrivere, a Martino Acquabona, bibliotecario dell'Imperatore nell'isola d'Elba, sotto la data di martedì 18 ottobre 1814, questa annotazione: "la sera, quando N. non ha più voglia di giocare a scacchi con Bertrand o con Madame Mère, si apparta al biliardo con Cambronne e altri ufficiali d'alto grado". Gli scacchi, quindi e ancora una volta, nei momenti di solitudine, possono rappresentare un momento importante di conforto e ristoro. Ma si raccomanda la lettura di questo felice e interessante romanzo ("Premio Strega 2000") non solo per questo puntiglioso e marginale riferimento al gioco degli scacchi, piuttosto per il ritratto nuovo che ne esce dell'Eroe, dei suoi uomini, delle sue donne, della sua epoca, mentre è costretto a vivere, dopo un regno che si estendeva da Cadice a Mosca, se pur per trecento giorni, e prima delle nuove e ultime più tragiche tempeste, nella piccola isola, sede, ora, nell'incantevole e splendida insenatura di "Lacona" (che speriamo non offesa dai recenti roghi), anche di un rinomato torneo internazionale di scacchi.

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  Sul "Corriere della Sera" di Domenica 15 giugno 2003, la seconda pagina, interamente dedicata al comportamento del "centrosinistra" sul referendum sul lavoro, ospita, in grande rilievo, tre interviste ad altrettanti intellettuali. Le interviste, a cura di Dario Fertilio, rispecchiano le tre diverse opzioni di fronte al referendum sull'articolo 18 (astenersi, votare sì o votare no), tutte presenti nella stessa coalizione. Ritengo che la risposta più appropriata l'abbia data l'economista Paolo Sylos Labini, se non nel merito, sicuramente per il puntuale riferimento al gioco degli scacchi: il titolo, in grande evidenza, infatti, recita: "Non vado, meglio uno stallo che perdere per scacco matto". Così giustifica la sua ferma decisione di non andare a votare, al giornalista che insisteva per conoscere meglio le motivazioni e sulla circostanza che, non raggiunto il quorum, (come è avvenuto, poi, nella realtà), molti si proclameranno vincitori, con il pericolo di uno stallo politico: "La risposta migliore viene appunto dal gioco degli scacchi: meglio uno stallo che la sconfitta per scacco matto ".

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  La Stampa di domenica 24 agosto 2003, dedica l'intera pagina 7, e non solo quella, a "il calcio nel caos", a seguito dei noti avvenimenti innescati con il ricorso al Tar della squadra del Catania. Niente calcio, niente Coppa Italia per i tifosi di società iscritte alla serie B: la minaccia della protesta contro l'allargamento a 24 squadre varato per decreto legge si è tradotta, in questa fatidica e afosa giornata di fine agosto, in realtà. Ecco il titolo dell'articolo, a firma di Pierangelo Sapegno, in tutta evidenza su tre colonne, a metà pagina, accanto ad una grande foto del focoso Luciano Gaucci "padrone" del Catania "che volevano retrocesso": Gaucci, il ciclone dell'estate "Così ho dato scacco matto!". Sappiamo, di conseguenza, che uno degli uomini più fortunati (tutto quello che tocca diventa oro: calciatori, cavalli, il Catania, il Perugina o l'Enalotto - un 5 più 1, due miliardi e 400 milioni, come se ne avesse pure bisogno) gioca, ma non sappiamo con quale esito essendo gli scacchi impermeabili a fattori casuali e imprevedibili, anche a scacchi!

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  Il Corriere della Sera del 27 agosto 203, in una nicchia di prima pagina, annuncia il libro "Per passione" di Piero Fassino, appena edito da Rizzoli (426 pagine). Nel titolo viene messo in risalto, con le parole del segretario dei Ds, la strategia del Partito comunista negli anni Ottanta: "La sfida di Craxi mise a nudo il ritardo del Pci nel misurarsi con la modernità. E Berlinguer morì prima di subire lo scacco matto". All'interno, la pag. 11 è interamente dedicata ad un ampio stralcio di quegli anni, di storia e militanza, che ripercorre, in una sorta di "diario di viaggio", l'esperienza politica e personale dello scrittore. Dagli esordi come giovane dirigente comunista a Torino fino alla guida del principale partito di opposizione. Ecco il titolo, a tutta pagina: Pci arroccato. E Berlinguer morì prima di subire lo scacco matto. Fassino scrive, infatti, che gli "è capitato spesso di pensare a Berlinguer come ad un campione di scacchi che sta giocando la partita più importante della sua vita: la partita dura ormai da molte ore; sta giungendo alle battute finali e guardando la scacchiera il campione si accorge che, con la prossima mossa, l'avversario gli darà scacco matto. Ha un solo modo per evitarlo: morire un minuto prima che l'altro muova. In fondo - prosegue l'autore - la tragica fine risparmia a Berlinguer l'impatto con la crisi della sua strategia politica." Sembra di leggere uno di quei racconti dedicati al re dei giochi dagli scrittori del Novecento, Bontempelli, Zweig, Nabokov, Pontiggia, Acheng, Mausering e che ne "L'Alfier nero" di Arrigo Boito (pubblicato nel marzo del 1867) trova il suo capostipite illustre. In questi romanzi di sfide esistenziali il finale può essere la morte di uno dei giocatori oppure la sua salvezza, la sua alienazione o la sua follia … Così in un film che ha tutti gli stilemi di un'opera letteraria muore il cavaliere del "Settimo Sigillo" di Ingmar Bergman che ha di fronte a sé come avversaria la Morte stessa.

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