LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Diciannovesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.



* * *

84

(L'assedio a Palazzo Koch).
    E' da tempo che la Banca d'Italia si trova, dopo le polemiche rivelazioni scaturite con il tentativo di scalata alla Banca Antonveneta, all'attenzione dei media e del mondo economico non solo europeo per il rifiuto del suo Governatore a voler presentare le dimissioni.
    Oggi, 20 settembre 2005, uno dei maggiori e più seri quotidiani nazionali, "La Stampa", dopo aver aperto la notizia in prima pagina, così titola a pag. 3, su sei colonne: " Cinque mosse per dare scacco al Governatore". L'articolo, a firma di Stefano Lepri, riferisce del documento preparato dall'Ufficio legislativo del ministro Domenico Siniscalco che indica, nel conforto della "giurisprudenza di una legge di 95 anni fa" (sic!), i cinque possibili interventi per influire sulla revoca dell'incarico di Governatore di Bankitalia ad Antonio Fazio, sempre che il resto dell'intero Governo dia via libera.
    Mentre i magistrati romani sono pronti a convocare Fazio, almeno sino a questo momento e come scrivono i giornali, come "atto obbligatorio", e Roberto Benigni, lo scorso sabato della notte bianca romana, con la sua travolgente ironia in piazza del Campidoglio, divagava, in un boato di risate, sul "mattarellum" delle leggi elettorali "… e lo sapete che cosa è il 'Faziarellum'? Vuol dire che non se ne va nemmeno se vanno a prenderlo con la gru", il Governo, spaccato a metà tra favorevoli e contrari, continua a non prendere collegiali decisioni, con grande pregiudizio del nostro sistema finanziario in un'Italia che, in tali binari, corre il rischio di deragliare.
    Intanto, e nell'impossibilità di stabilire a chi tocca iniziare la prima delle cinque mosse per ultimare questo interminabile finale di partita a scacchi di beckttiana memoria, dove tutti aspettano e non accade nulla, il giornalista, a termine del suo articolo, scrive: "dunque salvo sorprese, venerdì a Washington, nella seconda parte della riunione del G-7 Siniscalco e Fazio dovranno sedere accanto, con ovvio imbarazzo".
    L'imbarazzo, chiaramente, non riguarda solo il dies terribilis dell'inevitabile incontro dei due protagonisti ma di tutti i cittadini italiani e, a causa della concomitante e importante riunione del Fondo Monetario Internazionale, sicuramente del mondo intero.
(20. IX. 2005)

* * *

85

(Mettere ordine negli antichi codici).
    Alessandro Sanvito, lo studioso italiano di storia degli scacchi, stimato e illustre successore dello storico Adriano Chicco, ha finalmente raccolto in un prezioso volume il suo importante studio sui manoscritti di Gioacchino Greco e di Giulio Cesare Polerio. Il lavoro era apparso sulla rivista "L'Esopo", nel fascicolo n. 95-96, settembre-dicembre 2003, alle pagine 35-58, con il titolo "Trenta manoscritti scacchistici, sessanta note".
    Le pagine di Sanvito, originariamente pubblicate su una rinomata rivista non specialistica dopo ventanni dall'ultimo articolo scacchistico a conferma del prestigio di cui gode l'autore anche fuori degli ambienti prettamente scacchistici, erano state salutate con gran contentezza dagli studiosi, com'è testimonianza l'immediata recensione di Santo Spina apparsa su "L'Italia Scacchistica" nel fascicolo di dicembre 2003, N. 1165, pag. 467-468. In quell'occasione fu auspicato "che la faticosa ricerca bibliografica dell'autore potrebbe in futuro trasformarsi in un lavoro più ampio, che potrebbe anche essere pubblicato sotto forma monografica e con un numero di note certamente superiori alle sessanta note finali destinate a questo contributo che, per evidenti esigenze editoriali, non poteva superare determinati limiti di spazio".
    Ora lo spazio (e il tempo, sempre crudele con gli studiosi!) è stato trovato con il volume, testé stampato, con il lindore e l'attenzione di sempre, da "Messaggerie Scacchistiche" in un'edizione numerata di 99 esemplari, che ha per titolo "I codici scacchistici di Giulio Cesare Polerio e Gioacchino Greco" (2005, pp. 56, € 18,00).
    Il lavoro, più ampio e notevolmente arricchito di quello originale (basti costatare che qui le note sono diventate ben 132!), è ora impreziosito di alcune partite del Polerio e del Greco anche in trascrizione moderna, di un intero capitolo sui Partiti e le Sottilità, di diagrammi, di stupende fotografie degli antichi testi e di una ricca "bibliografia essenziale".
    Quest'opera, indirizzata ai bibliofili e a tutti i cultori di storia scacchistica, comprende la lista completa, dopo di quella curata dallo studioso statunitense Jhon White nel 1919, dei manoscritti disseminati in diverse biblioteche e collezioni private di Giulio Cesare Polerio di Lanciano, soprannominato l'Abruzzese, il più forte giocatore italiano del Seicento e, forse, del mondo. Insieme con lui, sono inseriti anche i mss di Gioacchino Greco, detto "Il Calabrese" perché nato a Celico, altro scacchista del Rinascimento italiano d'assoluta importanza per la storia degli scacchi.
    Non è una novità qui ricordare che tutti gli autori di libri di scacchi, scritti in ogni lingua, e che parlano dei primi trattati di teoria, del Gambetto Muzio, del Contragambetto Lettone, della Difesa Siciliana, del Gambetto del Centro, della Difesa Berlinese, della Partita dei due e dei quattro Cavalli ed altre ancora, non hanno potuto fare a meno di ricordare, e con grand'ammirazione, questi celebri campioni e prolifici scrittori del passato.
    Piace riportare, nei cenni biografici sul Greco, spesso da molti autori citato come "scacchista illetterato" - per il pessimo italiano riscontrato nei suoi manoscritti autografi - quanto Adriano Chicco ha spiegato in uno scritto rimasto inedito e riportato, con mirabile devozione, a pag. 8 di questo splendido libro che, nonostante l'asciuttezza del rigore scientifico, si legge come fosse un avvincente racconto: "… Il Meridione d'Italia fu, nel corso dei secoli, una inesauribile riserva di geni scacchistici; … nell'era dell'elettronica, è bene ricordare alle nuove generazioni che la scienza degli scacchi non è appannaggio di menti superiori, ma - come accadde nel Meridione d'Italia nel XVI secolo - può essere acquisita anche da mentalità non matematiche, con la sola forza dello spirito. Le grandi figure degli illetterati del sud - Polerio, lo stesso Greco - stanno ad ammonire che le doti della mente non richiedono substrati di particolare cultura, per padroneggiare gli scacchi. Quei grandi scacchisti sfruttarono semplicemente il background, invisibile e impalpabile, della fervida anima del Sud.".
    Un lavoro degno d'ogni lode e destinato a rimanere il punto di partenza, sicuro ed affidabile, per chi in futuro potrà portare successivi aggiornamenti e nuove scoperte a vantaggio di tutta la comunità scacchistica.
    Il libro, o "il libretto" nella terminologia usata in privato da Sanvito, affettuosamente dedicato alla memoria di Alvise Zichichi, una volta pubblicato, avverte l'Autore, "non appartiene più al suo autore, appartiene al lettore che sappia, voglia essere e rimanere tale". Ci terrà buona compagnia, quindi, nella nostra piccola biblioteca e starà collocato sempre in evidenza perché lo abbiamo sentito, appena sfogliato, subito "nostro".
(21. IX. 2005)

* * *

86

(Governabilità).
    La governabilità in Germania, dopo la recente consultazione elettorale, diventa critica. Entrambi i maggiori partiti hanno ottenuto quasi un ugual numero di voti. Qualcuno paragona tale situazione a quella italiana. Non è così, chiaramente: nessuna "italianizzazione" della vita politica è mai possibile in Germania. Contrariamente a quanto sembra accadere da noi, davanti ad una situazione di incertezza elettorale tutti i partiti politici cercano di ottimizzare le regole esistenti, invece di cambiarle.
    A pochi giorni dal voto, già si parla dei ministri della Spd che entreranno nelle Grosse Koalition guidate da Angela Merkel.
    Il corrispondente da Berlino del quotidiano "La Stampa" tratteggia, a pag. 11, nell'intera pagina dedicata alle trattative post-elettorali di quel paese, l'uomo politico nuovo Peer Steinbrueck, l'ex premier del Nord Reno-vestfalia, al quale andrà, probabilmente, la responsabilità delle Finanze, con il titolo, "Steinbrück lo scacchista" e, nell'occhiello, "Il socialdemocratico maneger pragmatico". Il giornalista racconta della velocità di decisione del futuro ministro, coltivata con gli scacchi. Ecco come è riferita nel giornale: "Una storia che gli piace raccontare è quella della nonna danese, che a 6 anni gli ha insegnato le regole, ma non l'ha mai fatto vincere. Neppure una patta, gli regalava. «Quando a 13 anni l'ho battuta per la prima volta, è stato un successo vero. Ho capito il mio valore. Niente ha fatto bene alla mia autoconsapevolezza quanto quella vittoria.»"
(4. X. 2005)

* * *

87

(Un giocatore fortunato).
    L'intera pagina 12 del quotidiano "La Stampa" di stamane è dedicata a Carlo Caracciolo di Castagneto, l'editore che compie, il prossimo 23 ottobre, ottanta anni. L'articolo, leggiadro e piacevole come la giornalista Chiara Beria di Argentine che lo firma, ha per titolo "La fortuna di Caracciolo" e, nel sottotitolo, "Il Principe dell'editoria italiana compie ottant'anni. "«Quando dissi a Berlusconi: Sei un mascalzone»".
    Apprendiamo così, mentre sono in questi giorni in edicola i corposi volumi antologici del "suo" "L'Espresso", il settimanale che nel panorama della stampa italiana dell'epoca si distinse, oltre che per l'originario formato detto "lenzuolo", per il comportamento battagliero con frequenti inchieste e denunce, che l'illuminato uomo dell'industria culturale italiana è un "abile giocatore negli scacchi", oltre nel poker.
    Confessa Caracciolo, nel bel racconto di Beria di Argentine, di aver iniziato la partita della sua vita a Milano, da giovane squattrinato e dopo aver militato nella Resistenza, rilevando, negli anni difficili dell'Italia repubblicana del dopoguerra, una rivista d'agricoltura e scoprendo la vocazione dell'editoria. Afferma: "sui miei comportamenti agisce forse la passione per il gioco, dalla quale sono sempre stato animato". Una partita durata anni sino a quando, invitato a cena nella palazzina di via Rovani, all'epoca quartier generale di Silvio Berlusconi a Milano, nell'inverno del 1989, vigilia della guerra per il controllo della Mondadori, non seppe dalla stessa bocca del Cavaliere che la maggioranza della quota dell'antica casa editrice era appena passata nelle sue mani. L'accordo era stato raggiunto in gran segreto con gli eredi Formenton. Caracciolo si adira e si sfoga con Berlusconi, non ancora uomo politico: "Tu sei un mascalzone!... L'accordo di cui mi parli non verrà riconosciuto a termini di legge. Lui, pallidissimo ascoltava…". Reclama ugualmente il pasto, perché, oltre al piacere di imbarazzare il suo anfitrione, "non potevo perdonarmi il precedente scatto d'ira, più adatto a un cattivo giocatore che a me…".
    Certamente tutti i suoi giornali hanno avuto un sorprendente ed eccellente risultato, com'è stato da lui stesso raccontato nel recente libro-intervista "L'editore fortunato" a cura del suo vecchio amico Nello Ajello (Laterza, 2005, pp. 186), già condirettore dell'Espresso, che festeggia, proprio in questi giorni, 50 anni in edicola. Anche nel scintillante libro è rivelata la passione per gli scacchi che portò Caracciolo a recarsi con Cesare Garboli a Reykjavik per assistere ai campionati mondiali tra Boris Spassky e Robert Ficher. Successivamente, nel 1976, nasceva il quotidiano "La Repubblica", allora appena 20 pagine in un formato del tutto inconsueto nel giornalismo italiano, diretto da Eugenio Scalfari. Un giornale che, in pochi anni, arrivava ai primissimi posti nella classifica nazionale per dimensione e per risultati economici aziendali. Primati che detiene ancora oggi.
    Un successo che ben si addice ad un estimatore del nobile gioco che, nei suoi comportamenti e nell'avventura della sua vita, ha sicuramente ricordato le intramontabili regole di Benjamin Franklin, come "l'abitudine di non scoraggiarci alle attuali apparenze dello stato dei nostri affari, e l'abitudine di sperare in un favorevole mutamento, e quella di perseverare nella ricerca di risorse ", e, se non ad evitare, a chiedere almeno e subito dopo scusa di "…ogni azione o parola sleale, irrispettosa, o in qualsiasi maniera atta a mettere in disagio…" ("La morale degli scacchi", 1779).
    Una gran splendida lezione di un illuminato editore che, anche dal gioco degli scacchi, ha ereditato insegnamenti per vincere la partita più importante: quella di vivere con estrema coerenza, e, avendo avuto dalla fortuna il tratto, di rischiare, giocando con il Bianco, tutta l'intera propria vita.
(7. X. 2005).

* * *

Qualsiasi riproduzione, anche parziale, dei testi dovrà essere preventivamente autorizzata dal curatore della rubrica.