|
Sedicesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
|
(Oggi siamo tutti londinesi).
Volevamo parlare della gioia che aveva coinvolto l’intera Gran Bretagna e la sua Capitale oggi e di un amabile articolo che era apparso, stamattina, giovedì 7 luglio 2005, su “La Stampa”.
Il titolo ce ne dava lo spunto e campeggiava a pag. 5: “Scacco matto a Chirac”. Lo scriveva, con il solito brio e con leggera ironia, Cesare Martinetti raccontando la nuova Trafalgar di Tony Blair e del suo nuovo “scacco mortale” dato all’avversario dell’Eliseo a seguito della decisione del Comitato Olimpico Internazionale, riunito a Singapore, di assegnare a Londra la trentesima edizione dei Giochi Olimpici, nel 2012. Avevamo già mentalmente pronta la traccia per il breve appunto. Volevamo essere gioiosi come richiedeva l’avvenimento, ingenuamente felici della circostanza che avevamo trovato un’altra scusa per parlare del nostro gioco.
Ma non abbiamo potuto scrivere nulla, oggi, intorno all’uso della terminologia scacchistica sui quotidiani. Altre notizie scompaginavano il nostro proposito. La festa per le Olimpiadi, appena iniziata, è già tragicamente finita. Un terribile attentato dinamitardo, frutto di un folle disegno terroristico, ha colpito questa mattina il cuore di Londra. E’ l’ennesima orribile strage. Non c’è più concesso di parlare d’altro. Oggi è il giorno del lutto. Poche ore separano i due avvenimenti. Dalla grande gioia al profondo dolore. Ora si piangono i morti innocenti, ancora una volta. Dopo l’undici settembre a New York, l’undici marzo a Madrid, ma anche i giorni di Gerusalemme Bali Instanbul Mosca, questo Sette luglio ci inorridisce e ci pietrifica. Come sempre, i più colpiti sono le persone più deboli e indifese, le stesse che, ogni giorno, per vivere, già stanchi al mattino, sono costretti a lunghi spostamenti o coloro che, finalmente, si erano illusi di trovare un momento di svago e un’occasione d’incontro e di cultura. Nessuno sembra ascoltare le balbettanti parole di pietà che escono dai volti smarriti e sanguinanti delle persone incolpevoli che hanno appena la forza di allontanarsi, barcollanti e sorretti dai soccorritori, dai vagoni divelti della metropolitana londinese e dal rosso bus double decker, che fa tanto “Old England”, orrendamente squarciato in due tronconi, nel centro cittadino. Tutti increduli e tutti, assistenti e feriti, chiedendosi perché. Non è paura, crediamo, è tristezza. La tristezza infinita di una popolazione che, davanti ad una così vile azione, continua a mostrare grande dignità e compostezza.
Il misfatto è avvenuto in concomitanza con il “G8” a Gleneagles, in Scozia. Esclusivamente e diabolicamente per ottenere un maggiore effetto mediatico. Un nuovo barbaro atto contro tutte le Nazioni e contro tutti i popoli civili. Nessuno ha voluto ascoltare le stesse grida di pietà di madri disperate, d’affetti spezzati, di famiglie distrutte e di sogni inseguiti che si erano alzate, appena ieri, in analoghe dolorose circostanze. Domani, sui quotidiani, che oggi non hanno potuto riportare la tragica notizia perchè accaduta intorno alle nove del mattino, leggeremo il numero dei morti e dei feriti, che già si preannuncia altissimo. Si parla di oltre quaranta morti e di quasi settecento feriti, alcuni gravissimi. Una barbarica impresa di terrorismo di matrice islamica, il macello più grave mai accaduto in questa fiera metropoli, tollerante e multietnica. Un fatto che offende i tentativi, seppure timidi, di progresso e di pace dell’Europa, dell’Occidente e dell’intera umanità.
Come poter scrivere d’altro, allora? Come parlare del nostro gioco mentre si assiste ad una quotidiana feroce partita a scacchi con la morte che sembra annullare ogni anelito di speranza?
“Credo che nessuno di noi, ancora, riesca a comprendere fino in fondo come la nostra vita non sarà mai più uguale. Come le nostre esistenze, individuali e di comunità, siano per sempre mutate”. Così scriveva, con umiltà di cronista che cerca di capire e la conoscenza di chi ha vissuto quella realtà, Gianni Riotta all’indomani del crollo delle due Torri (“N. Y. Undici settembre. Diario di una guerra”, Einaudi, Gli struzzi, 2001, pp. 146).
Ed ora? Dobbiamo proprio credere che non c’è più freno alla follia? E’ il suicidio dell’Europa? Nessun barlume di speranza? E’ la guerra?
No! Non dobbiamo abbandonare la speranza, così come non dobbiamo disfarci dei valori che difendiamo e che sentiamo “nostri”. Mai! Per combattere questa minaccia globale dobbiamo sentirci tutti londinesi, così come ieri ci sentivamo fratelli nel dolore dei cittadini di New York, di Madrid e di tutte le altre città colpite, unitamente alle ingiustizie commesse in Medio Oriente. Tutti insieme per essere forti, per non essere pessimisti e credere ancora nella ragione, stringendoci agli uomini di buona volontà.
A tutte le vittime e a quanti più direttamente ne devono sopportare il tragico peso va il nostro commosso pensiero insieme al sincero cordoglio. Nel silenzio e nella preghiera. Ancora fermamente sperando in un mondo migliore. Cercando disperatamente la pace. Per rispettare almeno il ricordo delle vittime innocenti e non rendere inutile il loro crudele martirio.
(7. VII. 2005)
* * *
|
(Una decisione controversa).
Francia e Olanda, all’indomani dello scoppio degli ordigni nella metropolitana e sul bus 30 londinese, hanno sospeso, peraltro temporaneamente, il trattato di Shengen sulla libera circolazione delle persone attraverso le loro frontiere.
“La Stampa” di venerdì 15 luglio 2005, a pagina 2, con una corrispondenza da Bruxelles di Enrico Singer, riferisce della tensione e amarezza che si è creata nelle istituzioni europee per la mancata risposta comune alla minaccia che riguarda tutti i paesi della comunità. Infatti, per gli esperti la decisione di Parigi e dell’Aja peggiora la situazione creando zone in parte favorevoli a nuove azioni terroristiche. Il titolo del servizio, ben informato sui “retroscena”, ancora una volta, usa la terminologia scacchistica: “«Ma il nemico è già in casa». Nuovo scacco per Bruxelles”.
La lotta al terrorismo va certamente fatta, ma tutti insieme con una strategia e tattica comune: non a caso l’attento ed informato giornalista mette in risalto che le nuove pericolose mosse di contrasto, sono state messe in opera da due Paesi dell’Ue in cui i referendum hanno bocciato il nuovo trattato costituzionale.
Da noi, d’altra parte, come scrive con la consueta partigiana schiettezza Giuliano Ferrara, nel suo puntuale “L’arcitaliano”, è ancora peggio, perché “il governo giochicchia” e “i nostri magistrati ivece si domandono: ma sono guerriglieri di una buona e santa causa o terroristi inumani? E spesso scelgono per la prima soluzione”.
(16. VII. 2005)
|
(Cose dell’altro mondo).
Sul settimanale “Panorama” del 21 luglio 2005, anno XLIII, N. 29, compare su tre intere pagine (110-112) un articolo di Silvia Grilli, con belle foto di Massimo Sestini, che tratteggia la figura della neocampionessa del mondo di scacchi per corrispondenza Alessandra Riegler. La giornalista definisce la modenese, che ha fatto vincere all’Italia il primo titolo mondiale nella storia moderna degli scacchi, la “campionessa più lenta del mondo”. Il titolo dell’accattivante servizio è in sintonia: “«Per dare scacco matto ci ho messo 13 anni». Ha giocato per posta con avversarie sparse in tutto il pianeta. Le ha sconfitte con mosse inesorabili, una cartolina dopo l’altra, vincendo il mondiale femminile. La stratega modenese racconta come gli alfieri e i cavalli le hanno perfino fatto trovare marito”.
Certo, l’articolo tecnicamente non è all’altezza di quello scritto, sullo stesso argomento, da Adolivio Capece e apparso, qualche giorno prima, su “La Stampa” e ricordato poco sopra. Qui l’informazione ha numerose imperfezioni nel spiegare bene ai lettori non scacchisti quello che è veramente accaduto. Penso agli amici dell’Asigc, che storceranno sicuramente il naso, appena dopo averlo letto. Ma le fotografie sono affascinanti e tutto è raccontato come una bella favola moderna. Non per nulla la giornalista richiama un’altra celebre vittoria di un giocatore italiano che ha il sapore, appunto, di una meravigliosa fiaba da poter raccontare ai bambini. L’impresa della Riegler viene, infatti, paragonata a quella vissuta da Leonardo Giovanni da Cutro, il famoso giocatore calabrese, soprannominato per la sua piccola statura “Il Puttino, altramente detto il cavaliere errante sopra il gioco de scacchi”. Il primo italiano a dare lustro al nobile gioco e a conquistare, per quei tempi, il primo titolo “mondiale”. Leonardo riuscì con il gioco degli scacchi non solo a liberare il fratello, prigioniero dei saraceni, ma, come racconta il napoletano dottor Alessandro Salvio, scrittore assai disordinato di cose scacchistiche del secolo XVII, arrivato a Madrid, sotto lo sguardo di Filippo II, si batté con onore, vincendo tre partite su due nel 1575 (data e luogo così corretti dallo storico Adriano Chicco ed esattamente richiamati dalla Grilli), contro lo spagnolo Ruy Lopez de Segura, il “chierico di Zafra”. La celebre scena è illustrata nel quadro “Una sfida scacchistica alla corte del re di Spagna” di Luigi Mussini (1813-1881), importante esponente della pittura purista. Il Lopez fu, com’è noto, oltre che il più abile giocatore del tempo, l’autore di uno dei primi trattati di “teoria” scacchistica più fortunati “Libro de la invencion liberal y arte del juego del Axedrez, muy util y provechosa: assi para los que de nuevo quisieren deprender á jugarlo, como para los que lo seben jugar”, stampato a Alcalá nel 1561. Libro che con il titolo “Il Givoco de gli Scacchi”, venne mal tradotto, malgrado “ogni diligenza”, anche “in lingua italiana” da Gio. Domenico Tarsia e stampato a Venezia nel 1584 (edizione anastatica: Milano, Mursia, 1988, 214 +2 + VIII + XVI p.).
In ogni caso, scoprire, su un settimanale di grande diffusione, un articolo di così ampio respiro costituisce, oltre un meritato riconoscimento per l’amabile e tenace signora scacchista, un’altra bella vittoria per la conoscenza e la diffusione del nobile gioco nel nostro paese.
(18. VII. 2005)
|
(Scacco ad internet e ai diamanti).
Il sogno di tutti gli scacchisti è certamente poter vincere con uno scacco che sigla la fine della partita, o, come si dice nella strana lingua parlata nei tornei di scacchi, con uno “scacco matto”. Un termine che è diventato sempre più raro trovare nelle partite a tavolino, perché oggi più spesso si vince manovrando con un lungo gioco tattico. In definitiva si vince più spesso per un pedone in più o per una più favorevole posizione che con il matto. A ricordarcelo c’è un bellissimo libro di Jeremy Silman, appena stampato da Prisma Editori, “Teoria e pratica degli squilibri” (giugno 2005, pp. 370). La parola scacco, che a termini di regolamento non è pronunciata nelle partite, la ritroviamo, invece, più spesso nel linguaggio comune, specie in uso nei quotidiani, per indicare una situazione che mette in difficoltà l’avversario e lo costringe alla difesa. Più volte abbiamo avuto occasione di farne qualche gustoso, almeno speriamo, esempio.
Stupisce peraltro trovare su due giornali d’oggi, 23 luglio 2005, il vocabolo “scacco” riferito a due diverse situazioni dove pensavamo di non trovarlo mai. “La Stampa”, in prima pagina, c’informa che anche internet ha subito uno scacco con un articolo di Luca Sastelli a pag. 12 dal titolo “Scacco alla rete a tredici anni”. Il servizio riguarda la scoperta a Milano di due bande di hacher (“cracher”) minorenni che per sfida e gioco bloccavano i siti di aziende e istituzioni. I loro nomi sono stati segnalati, come riferisce il quotidiano, alla magistratura minorile per “accesso abusivo a sistemi informatici, violazione di corrispondenza e impedimento illecito di comunicazioni”. Sul “Corriere della Sera”, a pag. 20, lo scacco, invece, lo hanno subito i diamanti o, meglio, il suo maggior produttore: “La rivolta dei diamanti. Produttori di Anversa contro De Beers. Ora il gigante è sotto scacco”. L’articolo è a firma di Alessandra Arachi e racconta la rivolta dei 180 commercianti di diamanti belgi contro il gigante dei giganti dei preziosissimi carbonii cristallizzati: il sudafricano De Beers (per capirci, è suo il diamante “Millennium star”, una stella di luce di 203,04 carati di limpidità totale!). Gli imprenditori, dalla loro roccaforte europea, lo hanno recentemente denunciato alla Direzione della concorrenza dell’esecutivo europeo per abuso di posizione dominante e per non rispettare le leggi della concorrenza. Intanto, India e Cina continuano indisturbati, come in altri settori, a lavorare nei loro centri di taglio a basso prezzo e il mondo di “internet” è sempre più indifeso (e spiato).
Ci sembra che in simili situazioni, più che di “scacco” si deve parlare di strategia e tattica, peraltro strumenti importantissimi per affrontare e risolvere i problemi, nel gioco e nella vita reale, e non sempre facili da mettere in pratica.
(23. VII. 2005)