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Quindicesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
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(Un gioco e un sogno spezzato da due tragedie).
Tempo fa avevamo fatto uso di una certa macchinosità per trovare la scusa di inserire in queste pagine il racconto dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, piccolo borgo di case sparse nell’entroterra versiliese, in provincia di Lucca.
Una pagina orrenda che avevamo a cuore di ricordare ai nostri eventuali lettori. Uno dei primi e più feroci eccidi compiuti dalle truppe tedesche in ritirata nell’agosto del 1944 e che getta un velo d’infamia sull’onore di un esercito e di quanti sono morti in guerra solo per essere stati costretti a fare il loro. Ben 560 civili ammazzati senza ragione, in modo atroce e per il più donne, vecchi e bambini. Gli uomini validi, infatti, ragionevolmente fuggendo, li avevano lasciati nelle modeste case sparse con la convinzione che nulla di male "sarebbe loro accaduto, o per l'età o la condizione femminile".
Adesso i quotidiani, citiamo per tutti “La Repubblica” del 23 corrente, titolano “Strage nazista, tutti condannati. Dieci ergastoli per l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema”. Un successivo titolo dello stesso quotidiano, sempre a pagina 29, con una partecipe intervista sul ricordo e la commozione di uno dei sopravvissuti, ci permette di ritornare sull’argomento. “Non speravo tanto ma penso ai compagni di gioco fucilati”, dove nel nostro immaginario abbiamo forzatamente incluso, ancora una volta, tra i giochi, anche quello degli scacchi.
Giusto per svolgere quest’ulteriore breve considerazione, come accaduto in precedenza.
Non c’importa minimamente se abbiamo dovuto attendere sessanta anni solo perché il processo iniziasse (!), né quantomeno c’interessa sapere se i colpevoli sono ora tutti vecchietti ultraottantenni e lontani dall’aula che ha pronunciato la memorabile, storica e tardiva sentenza. Siamo ugualmente appagati e ce ne compiacciamo. Non riusciamo ad avere pietà per chi non ha rispettato i deboli, gli indifesi, le minoranze, i “diritti umani”. Non è spirito di vendetta: è la serena convinzione che tutti i colpevoli, grazie anche al brillante lavoro di una piccola squadra di carabinieri bilingue, sono stati individuati e condannati. E’ il trionfo della giustizia. E’ la cognizione di non dover per sempre vivere con un equilibrio violentemente spezzato e la superata angoscia di non fare più in tempo per ripristinarlo.
Lo stesso analogo sentimento di sereno appagamento che abbiamo provato ieri leggendo su molti giornali della condanna negli Stati Uniti di un’altra persona anziana e malata, Edgar Ray Killen. “La Stampa” del 22 giugno 2005 riporta la notizia con una foto in prima pagina facendoci vedere il falegname ormai ottantenne in sedia a rotelle, col titolo “Colpevole dopo 41 anni l’uomo del KKK”. L’ex predicatore battista del Ku Klux Klan mandante, nel 1964, del feroce pestaggio e dell’uccisione del negro James Cheney e dei due bianchi Andrew Goodman e Michael Schwerner, ventenni attivisti dei diritti civili, che avevano avuto il “torto” di venire in aiuto all’integrazione razziale nell’America del profondo sud. Come non pensare che avevamo, allora, la stessa età di quei tre giovani barbaramente uccisi e i medesimi ideali nell’impegno di combattere le ingiustizie del mondo?
Nel 1988 il bel film “Mississippi Burning” di Alan Parker, con Gene Hackman e Willem Dafoe, ricordò ad un vasto pubblico sbigottito l’orrore di Fhiladelphia, anticipando la sentenza arrivata appunto ieri, incredibilmente quarantuno anni dopo. Ma, ai nostri occhi, appunto, ugualmente puntuale.
Nulla può certo colmare il dolore di chi, colpito da tali tragici fatti, è costretto a sopravvivere lunghi anni, come Fannie Lee Chaney la mamma di James e i pochi superstiti di Sant’Anna di Stazzema, sperando e dignitosamente gridando almeno giustizia. Né può essere restituita la vita perduta e ripristinare gioiosamente i giochi e i sogni per sempre e dolorosamente interrotti. Eppure ci sentiamo un poco migliori o almeno rappacificati con l’universo quando apprendiamo che è stato riparato, seppure simbolicamente e tardivamente, un grave torto che ha colpito indistintamente, in tutta la sua violenza, noi tutti e che aveva fatto vacillare la coscienza della nostra stessa umanità.
(23. VI. 2004)
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(Medio Oriente: inizia una nuova difficile partita).
La recente vittoria del “falco” ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, che ha stravinto l’altro ieri le elezioni presidenziali in Iran, preoccupa non poco Washington e Londra.
“L’Iran agli integralisti. Monito all’Occidente” titola, in prima pagina, “Il Sole 24 Ore“ d’oggi 26 giugno 2005 riferendo che, al termine del laborioso ballottaggio con il moderato Hashemi Rafsanjani, il giovane nuovo presidente ha rivolto subito un duro messaggio, vantando lo “scacco matto ai nemici”, (gli Stati Uniti) e “minacciando una revisione dei contratti petroliferi con le maggiori compagnie straniere”.
Uno “scacco matto” potrebbe non pregiudicare nulla se nel calendario dei prossimi giorni saranno previste, come da molti auspicato, nuovi incontri tutti giocati, come impone la nostra disciplina, con lealtà e correttezza. Soprattutto se saranno rispettati i diritti della popolazione di quella terra, culla, e non solo per il gioco degli scacchi, d’antichissima cultura e civiltà.
A noi, infatti, importa relativamente poco del petrolio, ma teniamo di più e in modo del tutto speciale che le giovani coppie iraniane possano circolare apertamente mano nella mano, anche se non hanno ancora contratto matrimonio, e che si potrà continuare a giocare nelle vie di Teheran con i pezzi degli scacchi senza timore e senza che siano considerati, come accaduto in un recentissimo passato, tra le cose “haraam” (vietate).
(26. VI. 2005)
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(Donne alla scacchiera).
A proposito di sport e di donne scacchiste trascurate dai media, come non salutare con gioia il felice intervento in quest’ultimo giorno del mese di giugno di Adolivio Capece su uno dei più importanti ed autorevoli quotidiani italiani e in prima pagina? E’ per noi un fatto così straordinario che ci fa sentire in colpa per alcune considerazioni in precedenza svolte sulla trascuratezza giornalistica intorno alla nostra amata disciplina, soprattutto se praticata dalle donne.
L’articolo di spalla del torinese “La Stampa” esordisce, infatti, con il bel titolo “Scacco matto al mondo e al marito. E’ italiana la più brava” e divulga, con la competenza e l’autorevolezza da tanti e da lungo tempo riconosciuta al direttore della rivista “L’Italia Scacchistica”
- una delle testate periodiche più antiche in Italia - l’importante vittoria della scacchista Alessandra Riegler, dottoressa in chimica, 44 anni, di Mantova, felicemente sposata.
Una vittoria che desta giusto stupore e gran meraviglia, come ben evidenziato nel pezzo giornalistico citato, per diversi motivi. Perché è la prima volta che un’italiana conquista, sia pure in un ramo speciale del gioco degli scacchi, quello per posta, un titolo mondiale; perché ci sono voluti ben dodici anni per terminare questo “VI Campionato del Mondo femminile per Corrispondenza” (iniziato nel gennaio 1993, con 58 giocatrici di 24 nazioni) e, infine, perché, come glossa spiritosamente il giornalista maestro di scacchi, la neocampionessa “ha accalappiato il marito battendolo a scacchi online”.
Per completezza e per definitivamente farci fare la pace con la stampa, dobbiamo pure aggiungere che la bella notizia scacchistica è stata data, seppure in tono minore, dai quotidiani “Il Giorno” e “L’Eco di Bergamo”, entrambi nelle edizioni del 28 giugno.
Ma chi più di tutti gioisce e amplifica l’importante avvenimento scacchistico in questi giorni è, naturalmente, il deputato ed esemplare sito web dell’Associazione Scacchistica Italiana Giocatori per Corrispondenza (www.asigc.it), sempre attento, puntuale e ricco di notizie e che fa, giustamente, della Riegler un’eroina dei nostri tempi. E’ anche una favorevole occasione per diffondere questa specialità e invitare tutti a giocare stando comodamente seduti a casa, anche via internet o per email.
Una grande e bella disciplina quella del gioco degli scacchi per corrispondenza, detta pure con brutta parola “telescacchi” perché giocati inizialmente per telegrafo, con una sua storia antica ed affascinante. Per rendersene conto è sufficiente sfogliare le pagine di un libro recente e straordinario, “Scacchi senza quartiere. I match per corrispondenza tra circoli nel secolo XIX” (2005, pp. 304), scritto da Carlo Alberto Pagni, socio fondatore dell’Asigc, che in materia è una vera autorità, e stampato, con il consueto stile inappuntabile, ricco di lodevoli diagrammi e di didascalie esplicative, da un’illuminata e coraggiosa nuova casa editrice, Caissa Italia, che non finisce di stupire per la qualità e quantità dei titoli editi nel corso di quest’anno. Non per nulla l’impegnativo lavoro di Pagni ha trovato in Maurizio Sampieri, membro del Consiglio Direttivo dell’ASIGC, un cantore appassionato ed entusiasta.
(30.VI.2005)
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(La libreria degli scacchisti).
Sul “Corriere della Sera” d’oggi, 3 luglio 2005, nella pagina domenicale dedicata alla “cultura”, appare la consueta classifica, a cura dell’istituto
Naturalmente Camilleri con il commissario di Vigata (pare di sentirlo: “Montalbano sono!”) alle prese della nuova indagine “La luna di carta” è saldamente in testa agli italiani ed anche in “top ten”, seguito dal solito Dan Brown.
Precisiamo, però, che non intendiamo svolgere alcun commento, né entrare nel merito del “borsino” dei libri in salita o in discesa, oppure intromettersi per una scelta di “libri sì” e di “libri no” d’einaudiana memoria, ora ricordati da Ernesto Ferrero (“I migliori anni della nostra vita”, Feltrinelli, 2005, pp. 216).
Ma, e proprio per forza, abbiamo l’obbligo di fare solo notare che la libreria dispensatrice di consigli in questa settimana è, straordinariamente, “Le due Torri” di Bologna (via Ugo Lenzi 4d, www.chess.it). Non nascondiamo che siamo veramente felici della scelta operata dall’autorevole quotidiano nel premiare e indicare, per la prima volta in assoluto e ad un vasto pubblico, una delle più serie e fornite librerie specializzate in tutto ciò che riguarda il gioco degli scacchi.
Ecco allora l’occasione per segnalare, seguendo l’indiscussa professionalità e serietà dell’antico negozio, gli amati libri di scacchi più venduti in quest’ultima settimana. Quasi un’appendice del progetto “Practica verbis praeponderat”: il nostro non ultimato e ambizioso tentativo di suggerire per ogni corretto comportamento da tenere nel gioco un significativo libro che quella condotta consigliava e spiegava.
Una classifica, quella che segue, che ci sembra prescindere dalla provvisorietà che caratterizza simili scelte ed è per questo che la proponiamo come successi non soltanto della settimana. Altri libri, infatti, sono quasi pronti per presentarsi prepotentemente come novità nella bolognese “libreria degli scacchi” e, probabilmente, ne sconvolgeranno la graduatoria.
Nella top ten troviamo, oltre i ritratti dei campioni del mondo in un volume scritto dal grande Garry Kasparov (“I miei grandi predecessori, vol. 3 da Petrosjan a Spasskij”, Edizioni Ediscere) al 3° posto, un libro collettivo, elementare e didattico, di vera utilità, accompagnato (ma venduto separatamente) da un Cdrom, “Capire le Aperture, tutto su 1. e4” (di Stefan Djuric, Dimitri Komarov e Claudio Pantaleoni, edizioni Messaggerie Scacchistiche e Chessmultimedia, 1° posto). Inseguono tre libri validissimi per migliorare il proprio livello di gioco: il libro di fresca data “Capire gli scacchi mossa dopo mossa” del GM inglese Johnn Nunn, autore più volte insignito dell’importante premio “Book of the Year” della British Chess Federation (Caissa Italia Editore, 2° posto) e gli intramontabili strumenti di vero progresso scacchistico, espressioni di quella che una volta rappresentava la grande scuola sovietica, “Manuale del gioco posizionale” di Israel Gelfer e “Manuale del gioco combinativo” di Jakov Nejstad (questi ultimi entrambi editi da Prisma Editore e collocati, rispettivamente, al 4° e 5° posto). Subito dopo un altro recente successo ancora di Caissa Italia, il riuscito tentativo di rivalutare un’antica apertura, spesso sottovalutata, “La difesa scandinava” del GM John Emms, che, tra l’altro, ha il gran merito, per ogni capitolo, di presentare un esauriente riepilogo nel quale è fotografato lo “stato di salute” d’ogni variante. Al 7° posto piace moltissimo segnalare l’esemplare libro “Lezioni di scacchi” dell’indimenticabile MI Alvise Zichichi (edizioni Mursia, 1993) e scoprire che le sue mirabili “lezioni” sono ancora, nonostante gli anni, ristampate e richieste. Un libro, quest’ultimo, che è diventato un testo imperdibile per chi si avvicina con serietà al nobile gioco e che, a buon diritto, può essere considerato un vero e proprio “classico” della letteratura scacchistica italiana d’ogni tempo. A seguire, all’8° posto, la seconda indagine del commissario in pensione Marco Tanzini di Siena, insieme con una raccolta magistrale di numerosi “enigmi” che concernono la lunga storia degli scacchi nella letteratura, nella cronaca, nel cinema: “Chi ha ucciso il campione del mondo? Scacchi e crimine” della sempre brava coppia Mario Leoncini e Fabio Lotti della Prisma; una raccolta di racconti che in Francia, con le sue 10.000 copie vendute, si è rilevato un gran successo, “L’assassino degli scacchi e altri misteri matematici” scritto dall’illustre matematico Benoît Rittaud, professore all’Università Parigi13, ora tradotto dalla rinnovata casa editrice Barbera. Le locandine pubblicitarie lo hanno presentato come “il libro che sfida l’intelligenza del lettore” ma è da dire che alla fine d’ogni storia c’è una breve e ghiotta appendice che ne illustra in dettaglio gli aspetti matematici, ben curata e accessibile a tutti. Per ultimo, un capolavoro utile a chi svolge l’apostolato di “istruttore elementare”, “Il gioco degli scacchi”, seconda edizione, riveduta ed ampliata, frutto dell’affiatata collaborazione di una brava insegnante elementare e dottoressa in pedagogia, Maria Teresa Mearini, e di uno stimato maestro internazionale di scacchi, Roberto Messa, eccellentemente e con il lindore di sempre stampato da Messaggerie Scacchistiche.
Senza volerlo è stato mostrato, tramite una libreria cortese e amica, quanto di meglio oggi l’industria editoriale italiana offre alla comunità scacchistica per coltivare e progredire nella sua passione per il gioco che, non dimentichiamo, è, oltre che sport e tecnica, arte e scienza.
(3. VII. 2005)