LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Dodicesimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.





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(Lenin. Nobel e scacchi).
    In più di un’occasione ci siamo occupati di Vladimir Il’ic Ul’janov, meglio noto con lo pseudonimo di Nikolaj Lenin, come appassionato e collerico giocatore di scacchi. O rimandando ad interessanti letture (vedi “Ricordi di Giorgio Amendola” apparso su “L’Italia Scacchistica”, Gen-Feb 2002, N. 1150, p. 46) o illustrando “emblematiche” fotografie (come “Lo scacchista Lenin”, sempre sulla stessa rivista, Mar-Apr 2004, N. 1167, pp. 70-71). I predetti interventi, che possono essere letti anche nelle pagine del sito web della sezione italiana del “The Chess Collector International”, www.cci-italia.it, e che scopriamo segnalate dai principali motori di ricerca (per tutti: Google, cercando la voce “Lenin, scacchi” si rinvengono 940 pagine in italiano, tra cui, già nella prima pagina dei risultati, i riferimenti citati, in 0’47 secondi!), ritrovano oggi una piacevole e sorprendente nuova testimonianza.
    A rendere la recente deposizione è Olga Ulianova, una distinta signora di oltre ottanta anni, pare di buona memoria, nipote di Lenin e figlia del fratello Dimitri, che “da bimba è stata sulle ginocchia” del celebre zio rivoluzionario. L’inedita rivelazione è stata raccolta, alla vigilia della riapertura del mausoleo sulla Piazza Rossa, dove sono conservate le spoglie di Lenin che nell’occasione ricompariranno con un abito nuovo, dall’inviato Armando Torno del “Corriere della Sera”. La felice intervista è apparsa sul quotidiano milanese di domenica 17 aprile 2005, praticamente in bella evidenza nell’intera pagina 19, con il titolo “Lo zio Lenin, rivoluzionario buono. Voleva salvare la vita dello zar”. Non vogliamo entrare nel merito di quanto la Ulianova afferma circa la determinazione di Lenin di aver tentato di salvare lo Zar Nicola II insieme alla sua famiglia e della proposta che girò per l’Europa di conferirgli il premio Nobel per la pace e raccontata nel suo libro intitolato “Caro Lenin”, uscito nel 2002 e mai tradotto in italiano. Ci piace riportare, però, e per intero, quanto la nipote riferisce alle due seguenti domande del giornalista: “«Com’era in famiglia (lo zio)?». Risponde Olga (in buon inglese): «Molto attento, si ricordava di ogni occasione. Faceva sempre battute e amava ridere sino alle lacrime. Mio padre Dimitri diceva che il suo umorismo era sempre coinvolgente». «Una passione?». E lei con un sorriso: «Guardi era un patito di scacchi e non perdeva occasione per fare una partita». Poi la Ulianova diventa seriosa: « La scacchiera e i pezzi di gioco dello zio sono spariti in Italia. Un editore venne da me alcune volte (pubblicò anche una mia cosa) e si definì 'Presidente del Comitato Lenin per l’Italia'. Mi chiese gli scacchi per mostrarli ai compagni e in buona fede glieli diedi. Sparì. Feci ricerche anche attraverso una conoscente che aveva sposato un italiano, ma non trovai neanche una pedina».”
    Anche altri rivoluzionari, almeno dalle fotografie dove sono stati immortalati, hanno giocato a scacchi: Mussolini, Tito, Togliatti, il Che, Arafat solo per citarne alcuni. Sarebbe interessante sapere, oltre come gli stessi si comportassero sulla scacchiera, che fine hanno fatto i pezzi con i quali giocavano.
    Ma è evidente che qui ci inoltriamo in tutt’altro, anche se affascinante, discorso. Come ricercare, insieme alla Ulianova, qualche pedina degli scacchi di Lenin smarrita in Italia. Partendo, naturalmente, dal suo primo libro tradotto in italiano ed esaurito da tempo “Mio zio Lenin”, edito nel 1992 dalla casa editrice Napoleone, curiosamente, ormai, con pochi titoli in catalogo.
(18. IV. 2005)

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(Pubblicità e scacchi).
    Richiamare l’attenzione del consumatore usando messaggi pubblicitari con immagini e parole in uso nel gioco degli scacchi è pratica ormai diffusa e, spesso, di sicuro effetto. Riteniamo che anche in questo campo sono stati fatti grandi progressi in termini di linguaggio corretto, eleganza e, elemento importante, di rispetto delle regole dello stesso gioco.
    A solo titolo d’esempio siamo stati piacevolmente sorpresi di ritrovare sull’intera pagina 15 del quotidiano “La Stampa” del 2 aprile 2005 la pubblicità della Foppadretti, ditta che, com’è nota, produce numerosi mobili ed oggetti di legno pregiato utili per la casa.
    Nella pagina in questione appare una scacchiera, opportunamente un poco sopralevata dal piano del foglio dello stesso quotidiano. Le case, bianche e grigie, sono correttamente disposte; quella bianca, infatti, si trova ben collocata a destra di chi guarda e, nell’insieme, non crea particolare apprensione il numero ridotto delle case nella scacchiera. Sono, in verità, complessivamente venticinque al posto delle canoniche sessantaquattro (lo spazio nei quotidiani è sempre … tiranno!). Mentre le case grigie sono vuote, ciascuna delle case bianche, e solo queste, sono occupate non da pezzi ma dalla figura di uno dei tanti prodotti della ditta. Tutti ben inquadrati e, chiaramente, presentati non solo come utili ma anche come comodi oggetti per essere all’occorrenza riposti in angusti camerini o, in ogni modo, in luoghi con poco spazio.
    Sopra la scacchiera, subito dopo il marchio, campeggia il seguente titolo “Scacco Matto allo Spazio”, sotto, con grafica più piccola, gli indirizzi … dove comprare.
    Un messaggio veramente “pulito” ed esemplare.
(23. IV. 2005)

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(Alvise Zichichi, rinnovare il ricordo).
    Avvicinandosi il secondo anniversario della scomparsa di Alvise Zichichi (Milano, 4 luglio 1938 - Roma, 21 giugno 2003), mi è molto caro averlo presente e richiamarlo al cuore e alla mente - se mai ce ne fosse bisogno - di tutti.
    Per farlo propongo un breve trafiletto, forse sfuggito ai più, che è apparso sul mensile “Torre & Cavallo - Scacco!”, nel fascicolo di Settembre 2003, N. 9, Anno IV. Un numero importante, che spero sia stato conservato, perché Roberto Messa aveva allestito un ricco inserto monografico di sedici pagine dedicato alla figura del compianto maestro internazionale e anche perché tutti i collaboratori (Antonio Rosino, Pierluigi Passerotti e Sergio Mariotti), entusiasticamente, avevano portato un loro significativo contributo su questo protagonista dello scacchismo italiano della seconda metà del ‘900.
    La breve notizia che mi sta a cuore e che intendo, proprio in questi giorni e in questo sito, serbare memoria ha come titolo “L’iniziativa di un anonimo siciliano” e si trova, in evidenza per la veste tipografica data, nella parte alta di pagina 6 dell’inserto della rivista. Lo copio con l’attenzione e lo stesso premuroso compiacimento con il quale, ritengo, anzi ne sono certo, è stato steso: “Un appassionato siciliano, che desidera rimanere anonimo, ha inteso commemorare Alvise Zichichi acquistando 30 copie del libro ‹Esteban Canal› (scritto da Zichichi e pubblicato dalla nostra casa editrice nel 1991) pregando l’Editore di farne omaggio ad altrettanti giovani scacchisti italiani, allo scopo di far conoscere loro ‹l’importanza e il senso dell’opera di Zichichi a favore degli scacchi, cui ha in sostanza dedicato la vita e non solo come giocatore›, come ci ha scritto nella lettera, datata 23 luglio 2003, in cui ci chiedeva di dar corso all’iniziativa. I libri sono già stati consegnati a Bratto a 30 partecipanti al campionato italiano under 20”.
    Un piccolo ma indicativo gesto generoso, in qualche modo sorprendente, che mi spinge, a questo punto, a rendere il mio ricordo, che vale come una preghiera, di Alvise Zichichi, come uomo e maestro.
    Avevo appreso, con ritardo e dolorosa sorpresa, della scomparsa di Alvise al ritorno di una traversata, irraggiungibile perché con zaino in spalla e sacco a pelo, dai monti delle Madonie, i più elevati della Sicilia dopo l’Etna, durata cinque giorni di cammino a piedi. Al termine della escursione, ad Alcara li Fusi, piccolo paese agricolo e pastorizio entro una cerchia di monti di aspetto dolomitico, mia moglie Maria, che frattanto era venuta in auto per prelevarmi, ebbe a consegnarmi la triste e inaspettata notizia. Prima di partire per il trekking, infatti, avendo letto nell’ultimo “Scacchitalia” dei risultati dell’assemblea elettiva straordinaria che aveva espresso il nuovo Consiglio Federale della FSI, avevo cercato Alvise per telefono. Mi volevo congratulare per il riconoscimento che, in quella occasione, gli era stato riservato per la sua lunga carriera scacchistica pur sapendo bene che simili premi fanno riflettere sulla rapidità con cui gli anni si succedono, inesorabili. Non trovandolo, avevo lasciato un saluto nella segreteria telefonica, chiamandolo “Presidente!”, nell’affabile e simpatica espressione del mondo anglosassone (“Semel President, semper President!”). Il fratello Pietro, pur in così gran dolore, ebbe l’amabilità di riscontrare il messaggio, rimasto senza risposta, comunicando a Maria il ferale annuncio. Non sapendo come fare per esprimere il mio cordoglio ai familiari e non facendo più in tempo ormai ad essere presente, come pure era mio desiderio, al funerale per un estremo e partecipe saluto, scrissi, appena rientrato a casa, una breve lettera, così come mi sgorgava dal cuore, al Direttore de “L’Italia Scacchistica”, pregandolo di consegnare ai parenti, dei quali sconoscevo l’indirizzo e il numero di telefono, almeno il mio recente ricordo affettuoso. Con Alvise, infatti, c’eravamo incontrati, per ultimo e poche settimane prima della sua improvvisa e immatura scomparsa, nell’isola d’Elba, nella splendida insenatura di Lacona, in occasione del “XXI Torneo Internazionale” e al quale anch’io partecipavo. Ho ancora presente il suo volto e la sua voce serena, con il suo caratteristico sorriso, che mi parlava, nei nostri serali incontri, dell’amore condiviso per i libri e, naturalmente, anche di scacchi e di un argomento che in quel momento mi stava molto a cuore: la mancanza di un dibattito, almeno nelle riviste specializzate, su alcuni volumi che erano stati pubblicati, ultimamente, su Marco Aurelio Severino. Il ricordo di quell’incontro, la sua amabilità e tranquillità, l’affettuosa amicizia che mi aveva dimostrato, insieme alla sua profonda conoscenza degli scacchi come espressione di civiltà e di cultura delle nazioni, mi aveva affascinato. Ho la ferma consapevolezza di avere incontrato una persona straordinaria al quale tutti noi amanti del nobile gioco dobbiamo essere veramente grati e non solo per quanto ha fatto, in tanti anni, come Presidente della FSI e per i suoi scritti, ma, più d’ogni altra cosa, per il suo esemplare modo di essere, come persona e amico. Giustamente ha operato l’anonimo siciliano additandolo - insieme all’altro e sfortunato grande maestro di gioco e di vita Esteban Canal e al quale Alvise aveva dedicato l’opera sua più bella che prediligeva fra tutte e alla quale era legato in modo del tutto speciale come lui stesso ebbe a confidarmi - ad autorevole guida alle nuove generazioni di scacchisti che devono amare, in primo luogo e ancor prima della vittoria, la lealtà, la correttezza e la nobiltà del nostro gioco. Al riguardo, e rivivendo il suo modo dignitoso di interloquire con gli altri e di stare sulla scacchiera, mi sovvengono le parole che amava ripetere il grande maestro franco-polacco David Janowski: “Il y a des gens qui jouent aux échecs et d’autres qui jouent avec des échecs!”.
    Consapevole che la vera amicizia, già al suo primo sorgere porta con sé la tonalità del lutto, tocca a me inviarti ancora una volta, con immutato affetto e grande nostalgia, un caro e non ultimo saluto: addio, Alvise!
(21. V. 2005)

(La lettera in questione si può leggere nel fascicolo di Luglio-Agosto 2003, N. 1162 de “L’Italia Scacchistica” che riporta un accorato ricordo di Alvise Zichichi con scritti di Capece, Cebalo, Paoli, Sanvito, Lamonica, Granata, Longo, Bombelli, Pagnoncelli, Campioli, Palladino, Ginevrini, Pasin. Dieci pagine, con partite e foto di Alvise, come per Torre&Cavallo-Scacco!, da conservare. Gran merito delle due riviste è, infatti, con l’affettuosa raccolta degli scritti in questione, avere fatto sapere, e così conservato alla memoria, che il Maestro era stimato e amato da tutte le persone che aveva conosciuto, dal nord al sud, da scacchisti professionisti o semplici dilettanti, da persone note o sconosciute).

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