(Alvise Zichichi, rinnovare il ricordo).
Avvicinandosi il secondo anniversario della scomparsa di Alvise Zichichi (Milano, 4 luglio 1938 - Roma, 21 giugno 2003), mi è molto caro averlo presente e richiamarlo al cuore e alla mente - se mai ce ne fosse bisogno - di tutti.
Per farlo propongo un breve trafiletto, forse sfuggito ai più, che è apparso sul mensile “Torre & Cavallo - Scacco!”, nel fascicolo di Settembre 2003, N. 9, Anno IV. Un numero importante, che spero sia stato conservato, perché Roberto Messa aveva allestito un ricco inserto monografico di sedici pagine dedicato alla figura del compianto maestro internazionale e anche perché tutti i collaboratori (Antonio Rosino, Pierluigi Passerotti e Sergio Mariotti), entusiasticamente, avevano portato un loro significativo contributo su questo protagonista dello scacchismo italiano della seconda metà del ‘900.
La breve notizia che mi sta a cuore e che intendo, proprio in questi giorni e in questo sito, serbare memoria ha come titolo “L’iniziativa di un anonimo siciliano” e si trova, in evidenza per la veste tipografica data, nella parte alta di pagina 6 dell’inserto della rivista. Lo copio con l’attenzione e lo stesso premuroso compiacimento con il quale, ritengo, anzi ne sono certo, è stato steso: “Un appassionato siciliano, che desidera rimanere anonimo, ha inteso commemorare Alvise Zichichi acquistando 30 copie del libro ‹Esteban Canal› (scritto da Zichichi e pubblicato dalla nostra casa editrice nel 1991) pregando l’Editore di farne omaggio ad altrettanti giovani scacchisti italiani, allo scopo di far conoscere loro ‹l’importanza e il senso dell’opera di Zichichi a favore degli scacchi, cui ha in sostanza dedicato la vita e non solo come giocatore›, come ci ha scritto nella lettera, datata 23 luglio 2003, in cui ci chiedeva di dar corso all’iniziativa. I libri sono già stati consegnati a Bratto a 30 partecipanti al campionato italiano under 20”.
Un piccolo ma indicativo gesto generoso, in qualche modo sorprendente, che mi spinge, a questo punto, a rendere il mio ricordo, che vale come una preghiera, di Alvise Zichichi, come uomo e maestro.
Avevo appreso, con ritardo e dolorosa sorpresa, della scomparsa di Alvise al ritorno di una traversata, irraggiungibile perché con zaino in spalla e sacco a pelo, dai monti delle Madonie, i più elevati della Sicilia dopo l’Etna, durata cinque giorni di cammino a piedi. Al termine della escursione, ad Alcara li Fusi, piccolo paese agricolo e pastorizio entro una cerchia di monti di aspetto dolomitico, mia moglie Maria, che frattanto era venuta in auto per prelevarmi, ebbe a consegnarmi la triste e inaspettata notizia. Prima di partire per il trekking, infatti, avendo letto nell’ultimo “Scacchitalia” dei risultati dell’assemblea elettiva straordinaria che aveva espresso il nuovo Consiglio Federale della FSI, avevo cercato Alvise per telefono. Mi volevo congratulare per il riconoscimento che, in quella occasione, gli era stato riservato per la sua lunga carriera scacchistica pur sapendo bene che simili premi fanno riflettere sulla rapidità con cui gli anni si succedono, inesorabili. Non trovandolo, avevo lasciato un saluto nella segreteria telefonica, chiamandolo “Presidente!”, nell’affabile e simpatica espressione del mondo anglosassone (“Semel President, semper President!”). Il fratello Pietro, pur in così gran dolore, ebbe l’amabilità di riscontrare il messaggio, rimasto senza risposta, comunicando a Maria il ferale annuncio. Non sapendo come fare per esprimere il mio cordoglio ai familiari e non facendo più in tempo ormai ad essere presente, come pure era mio desiderio, al funerale per un estremo e partecipe saluto, scrissi, appena rientrato a casa, una breve lettera, così come mi sgorgava dal cuore, al Direttore de “L’Italia Scacchistica”, pregandolo di consegnare ai parenti, dei quali sconoscevo l’indirizzo e il numero di telefono, almeno il mio recente ricordo affettuoso. Con Alvise, infatti, c’eravamo incontrati, per ultimo e poche settimane prima della sua improvvisa e immatura scomparsa, nell’isola d’Elba, nella splendida insenatura di Lacona, in occasione del “XXI Torneo Internazionale” e al quale anch’io partecipavo. Ho ancora presente il suo volto e la sua voce serena, con il suo caratteristico sorriso, che mi parlava, nei nostri serali incontri, dell’amore condiviso per i libri e, naturalmente, anche di scacchi e di un argomento che in quel momento mi stava molto a cuore: la mancanza di un dibattito, almeno nelle riviste specializzate, su alcuni volumi che erano stati pubblicati, ultimamente, su Marco Aurelio Severino. Il ricordo di quell’incontro, la sua amabilità e tranquillità, l’affettuosa amicizia che mi aveva dimostrato, insieme alla sua profonda conoscenza degli scacchi come espressione di civiltà e di cultura delle nazioni, mi aveva affascinato. Ho la ferma consapevolezza di avere incontrato una persona straordinaria al quale tutti noi amanti del nobile gioco dobbiamo essere veramente grati e non solo per quanto ha fatto, in tanti anni, come Presidente della FSI e per i suoi scritti, ma, più d’ogni altra cosa, per il suo esemplare modo di essere, come persona e amico. Giustamente ha operato l’anonimo siciliano additandolo - insieme all’altro e sfortunato grande maestro di gioco e di vita Esteban Canal e al quale Alvise aveva dedicato l’opera sua più bella che prediligeva fra tutte e alla quale era legato in modo del tutto speciale come lui stesso ebbe a confidarmi - ad autorevole guida alle nuove generazioni di scacchisti che devono amare, in primo luogo e ancor prima della vittoria, la lealtà, la correttezza e la nobiltà del nostro gioco. Al riguardo, e rivivendo il suo modo dignitoso di interloquire con gli altri e di stare sulla scacchiera, mi sovvengono le parole che amava ripetere il grande maestro franco-polacco David Janowski: “Il y a des gens qui jouent aux échecs et d’autres qui jouent avec des échecs!”.
Consapevole che la vera amicizia, già al suo primo sorgere porta con sé la tonalità del lutto, tocca a me inviarti ancora una volta, con immutato affetto e grande nostalgia, un caro e non ultimo saluto: addio, Alvise!
(21. V. 2005)
(La lettera in questione si può leggere nel fascicolo di Luglio-Agosto 2003, N. 1162 de “L’Italia Scacchistica” che riporta un accorato ricordo di Alvise Zichichi con scritti di Capece, Cebalo, Paoli, Sanvito, Lamonica, Granata, Longo, Bombelli, Pagnoncelli, Campioli, Palladino, Ginevrini, Pasin. Dieci pagine, con partite e foto di Alvise, come per Torre&Cavallo-Scacco!, da conservare. Gran merito delle due riviste è, infatti, con l’affettuosa raccolta degli scritti in questione, avere fatto sapere, e così conservato alla memoria, che il Maestro era stimato e amato da tutte le persone che aveva conosciuto, dal nord al sud, da scacchisti professionisti o semplici dilettanti, da persone note o sconosciute).
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