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Decimo numero della nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.
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(Le inchieste del commissario Van Veeteren).
Dalla Svezia un nuovo scrittore di romanzi gialli e un nuovo investigatore.
Il cinquantacinquenne Håkan Nesser, già insegnante di lettere in un liceo, è l’acclamato autore dei polizieschi “interpretati” dal commissario Van Veeteren, tutti ambientati nell’immaginaria cittadina di Maardam. Antecedente a “Una donna segnata” è apparso, sempre presso Guanda, “La rete a maglie larghe” (ora in Teadue, 2003, € 7,80) il primo dei suoi gialli che lo ha reso uno degli autori svedesi più popolari, tradotto in undici lingue e che ha ottenuto un ampio successo in tutta Europa. Il “risvolto di copertina”, anzi l’ultima di copertina del libro, così tratteggia la personalità del nuovo investigatore: “separato dalla moglie, con due figli, il commissario Van Veeteren vive da solo con il suo cane in una cittadina del nord Europa. Ama gli scacchi, ascolta Händel e gioca a badminton con un collega. L’esperienza lo ha reso scettico, solitario e malinconico, ma anche profondamente umano e, nei casi che affronta, ciò su cui la sua attenzione finisce per concentrarsi sono i moventi più nascosti dell’animo umano”.
Il racconto si legge con crescente interesse, anche se sembra difficile paragonare l’autore, come pure è stato fatto, al Camilleri della Svezia o, il suo detective, a Maigret. A dispetto di quanto sopra indicato sul conto del commissario Van Veeteren, per inciso, è da fare notare che non l’abbiamo mai visto giocare, nel corso o nelle pause almeno di questa sua prima indagine, a scacchi. Sembra che i polizieschi dello scrittore scandinavo, ne sono previsti una diecina, continueranno: lo attendiamo alle prossime prove, così come rimaniamo nell’attesa che sia rivelata la passione che nutre il disincantato e acciaccato investigatore per il nostro gioco.
Noi, nella già grande galassia dei dectives della letteratura gialla scandinava, continuiamo ad essere affezionati al celebre e ora dimenticato ispettore Martin Beck, della squadra omicidi di Stoccolma, con il suo “Roseanna”, scritto a quattro mani da Maj Sjöwall e Per Wahlöö, in questi giorni “riscoperto” proprio da Andrea Camilleri e riproposto, dopo quarantanni, dalla casa editrice Sellerio (collana “La memoria”, n. 638, Palermo, febbraio 2005, pp. 321).
(24. II. 2005)
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(Uno scacchista della psiche).
Donald Woods Winnicott (Plymouth, 1896 - Londra, 1971), medico pediatra e psicoanalista, presidente della Società psicoanalitica britannica nel 1956 e di numerose cariche onorifiche, è stato anche attivissimo nel divulgare le concezioni psicologiche della psicoanalisi, sia attraverso alcuni programmi radiofonici della BBC che per mezzo dei suoi libri. Fra le sue opere, tutte fuori del coro e spesso fraintese, una delle più note forse da noi, o almeno tra i non addetti ai lavori, è la raccolta di saggi “Gioco e realtà” del 1971 (Armando, 1990).
Su “TTL, tuttoLibri”, N. 1452 del 26 febbraio 2005, a pag. 6, è apparsa un’illuminata recensione di Alessandro Defilippi su “Winnicott. Vita e opere”, la monumentale biografia che ha scritto l’analista F. Robert Rodman e che ha recentemente pubblicato Raffaello Cortina, ad un anno dalla comparsa negli USA. Siamo stati attirati alla lettura dall’invitante titolo “Winnicott, scacchista della psiche: l’odio è indispensabile alla felicità”.
Nel corso della recensione è ben messo in risalto, come ha fatto l’autore che segue il doppio registro della biografia e dell’analisi delle sue opere, l’estrema libertà di pensiero dello scienziato, quella stessa che lo ha fatto paragonare ad un cavallo del gioco degli scacchi: “i suoi movimenti erano unici, imprevedibili, obliqui”.
Un’occasione per avvicinarsi e meglio conoscere l’allievo sui generis di Melanie Klein e l’amico apprezzato da Anna Freud, entrambe convinte, nel mondo complicato e pettegolo della comunità psicoanalitica internazionale, di essere le vere eredi del grande vecchio Sigmund.
(28. II. 2005)
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50
(La campionessa Alexandra).
“Se le persone, e soprattutto i giornalisti, si interessano di me e parlano di me, di conseguenza si interessano e parlano di scacchi. E io sono felice quando posso richiamare l’attenzione sul nostro gioco. Spero che la mia presenza possa servire per aiutare la diffusione degli scacchi in Italia”.
Come non apprezzare ed essere d’accordo su quanto dice l’affascinante campionessa di scacchi Alexandra Kosteniuk? “Sasha”, il diminutivo con cui la chiamano gli amici e il menager-marito spagnolo Diego Garces, è una delle pochissime donne al mondo a potersi vantare della qualifica di “Grande Maestro” e sta per compiere, il prossimo 23 aprile, ventuno anni. Per lei, grazie alla sua bellezza e alla indiscussa bravura, ogni occasione è buona per promuovere il gioco degli scacchi che ama e pratica sin da bambina. Oggi è presente all’Atrium di Torino per inaugurare il “portale internet” (realizzato dagli studenti dell’Istituto Europeo del Design) dei giochi olimpici (www.chessolypiad-torino2006.org) che si svolgeranno, dal 20 maggio al 4 giugno 2006, nel capoluogo piemontese.
Con la sobria bravura del giornalista di razza, Adolivio Capece, ne tratteggia la figura e i suoi molteplici interessi (ama leggere, sciare, nuotare, pattinare, recitare) in un ispirato articolo, dal titolo “La ragazza che fa magie con gli scacchi”, apparso su “Specchio” del 5 marzo 2005, N. 457, alle pagine 51-52, dal quale abbiamo tratto la significativa dichiarazione in apertura. Quasi seguendo il suo invito, anche lo scritto citato, con i suoi precisi riferimenti tecnici e storici del gioco, contribuisce a coinvolgere i lettori, interessandoli ed informandoli, finalmente, con compiutezza. Un insieme di utenti che si spera sempre più vasto e disposto ad avvicinarsi sempre con maggiore confidenza all’antico gioco che è anche, come scriveva Xavier Tartakower nelle pagine finali del suo mai eguagliato “Bréviare des échecs” (éditions Stock, Paris, 1936), sport, arte e scienza. Come non ricordare, in proposito, il termine “zatrikiologia” (nel senso di scienza ed arte degli scacchi) coniato dal generale Ugo Pasquinelli nel suo, sin troppo, diffuso manuale “ABC degli scacchi”? Bisogna che gli italiani si riappropriano di quest’arte e bisogna riconoscere che la nascita del sito web, con una email inviata da Torino a tutte le federazioni scacchiste del globo, ha avuto una madrina eccezionale per annunciare lo straordinario avvenimento. Speriamo, inoltre, com’è avvenuto oggi, che la stampa e tutti gli altri organi d’informazione seguano con attenzione e partecipazione gli avvenimenti, non trascurando tutti i molteplici aspetti culturali degli scacchi pur nel rispetto degli interessi economici connessi. Non bisogna, infatti, dimenticare che alle Olimpiadi degli Scacchi di Torino, manifestazione che mai è stata organizzata in Italia e in coda a quelli Invernali, sono attesi, tra atleti, capitani delle squadre, allenatori, dirigenti e arbitri, almeno 2.500 persone da tutto il mondo.
Garry Kasparov, che sta vincendo agevolmente in questi giorni nel super-torneo di Linares (Spagna), ha annunciato la sua presenza nella squadra russa maschile, mentre la campionessa top model Alexandra Kosteniuk sarà la punta di diamante della Russia femminile. Una grande e magnifica occasione per gli scacchi in Italia e per la sua diffusione, da seguire sin da adesso con grande gioia se non fosse per le tragiche notizie che frattanto, e mentre scriviamo, ci pervengono dalla lontana Bagdad con l’uccisione del “giusto” Funzionario del Ministero dell’Interno dr. Nicola Calipari e il ferimento di altre persone, al termine di una valorosa operazione del Sismi.
(5. III. 2005)
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(Un doveroso imperativo: promuovere gli scacchi).
Numerosi quotidiani, all’indomani dell’inaugurazione del portale internet delle Olimpiadi degli Scacchi, hanno dedicato un poco di spazio alla notizia, contribuendo alla diffusione del Nobile Gioco.
Naturalmente e in primo luogo, il giornale torinese “La Stampa”, di domenica 6 marzo 2005, con un bell’articolo di Claudio Giacchino a pag. 19, dal titolo “Scacchi, una cinese spegne il sogno iridato della bella Alexandra”. Ma anche tanti altri, come il “Corriere della sera” che ha ospitato lo stesso giorno, a pag. 21, la corrispondenza di Carlotta Niccolini, con una foto del GM Alessandra Kosteniuk insieme all’ex presidente Fiat Paolo Fresco, con la titolazione: “Scacchi, una top model alle Olimpiadi. Torino, la russa Kosteniuk batte Fresco e altri 20. L’edizione si gioca sul web”. Noi segnaliamo il pezzo apparso, il 9 successivo, su “La Repubblica”, a firma di Cristina Nadotti, e che leggiamo nella pagina web del quotidiano (laRepubblicaSpettacoli& Cultura.it) dopo una breve ricerca nel sito alla voce “scacchi”. Il titolo recita: “Kosteniuk, la ragazzina che domina la scacchiera”. Nel sottotitolo, ”a 21 anni è vice campionessa del mondo e ha battuto Karpov”, è ricordato lo scacco matto dato - da una donna con la faccetta da angioletto e in più appena diciottenne a quel tempo! - ad uno dei più grandi giocatori del mondo. E’ noto che in quell’occasione Anatoly Karpov, che pure non aveva nulla da contestare per la sconfitta, non volle concederle la mano, come pure il bon ton della scacchiera impone. Noi apprezziamo, con gran compiacimento, le attente valutazioni che la campionessa continua ad esprimere sul gioco. Come questa, inserita al termine del vivace resoconto giornalistico nel quotidiano romano: “Mi chiedono spesso se la mia infanzia è stata sacrificata ma non ricordo. Ero una bambina obbediente, mi dicevano di studiare e io lo facevo e quando ho cominciato a vincere ci ho provato gusto. Farei lo stesso con mio figlio ed è per questo che promuovo gli scacchi, perché credo che siano utili per l’educazione dei bambini. Insegnano a pensare, a concentrarsi, sono una buona palestra di vita”. Bisogna convenire che la Fide ha trovato, nell’attraente campionessa, la migliore promotrice del gioco degli scacchi.
Un altro evento, che ha contribuito a destare curiosità ed interesse intorno a questo nostro amato gioco, è quello apparso in questi giorni su tutti i mass-media italiani, anche se, riteniamo, in termini non precisi. Al termine del torneo di Linares, Garry Kasparov ha annunciato, infatti, il ritiro dai “professional chess”, il che dovrebbe significare i supertonei e le eventuali sfide di campionato del mondo e non, come riferito dagli organi d’informazione, il totale abbandono dalle competizioni. Nel “TG2” delle 20,30 dell’11 marzo, tra i sottotitoli che scorrevano in continuazione, si leggeva, ad esempio: “Scacchi: Kasparov annuncia il ritiro dalle competizioni”. In ogni caso, la notizia è divenuta occasione di grande pubblicità per gli scacchi e anche se altri quotidiani hanno riferito dell’annunciato ritiro, solo il “Corriere della Sera” ha ritenuto opportuno dedicare all’argomento un’intera e più informata pagina. Troviamo, infatti, il 12 marzo 2005 a pag. 15, la lunga corrispondenza da Mosca di Fabrizio Dragosei, su “Kasparov adesso gioca per dare scacco a Putin”. E, nei sottotitoli: “Il campione abbandona l’attivittà professionistica. Farà politica. «Voglio aiutare la Russia». «Vladimir? Un dittatore»”. C’è, anche, sempre a cura di Dragosei e in uno spazio vicino, un’intervista con Boris Spassky che perse il titolo mondiale nell’epico scontro del 1972 con l’americano Bobby Fischer, molto critico nei confronti del rivale che vuole impegnarsi nella politica. Ma stupisce ancora di più trovare nel quotidiano la trascrizione di una partita famosa e con ben tre diagrammi. E’ ìl confronto che Kasparov vinse, il 3 settembre 1985, contro Anatolij Karpov e che fu decisivo per la definitiva conquista del titolo mondiale. Abbiamo inoltre apprezzato la legenda inserita per invitare i lettori, soprattutto i “non addetti”, a ricostruire l’interessante partita sulla scacchiera.
A riprova dell’interesse che la notizia sul ritiro di Kasparov dalle competizioni ha suscitato sulla stampa internazionale, si legge con piacere anche l’ottimo articolo, originariamente scritto per il giornale “The Guardian”, di Stephen Moss “Darò scacco a Putin” e apparso su “Io donna, il femminile del Corriere della Sera” del 26 marzo 2005, N. 13, alle pagine 59-64.
Siamo, quindi, sulla buona strada per scuotere dal torpore gli scacchi nel nostro paese. Un momento veramente positivo, che speriamo valorizzato sempre più, anche grazie ad altri articoli scritti bene e argomentati meglio, come quelli che abbiamo appena letto e rivolti ad un pubblico non specialistico che si spera catturare.
(26. III. 2005)
* * * Qualsiasi riproduzione, anche parziale, dei testi dovrà essere preventivamente autorizzata dal curatore della rubrica.
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(Bobby Fischer, libero. Che farà?).
Come è stato anticipato nell’articolo “Bobby Fischer scacco matto alle regole” di Adolivio Capece, apparso su “La Stampa” del 24 marzo 2005, a pag. 26, l’ex campione del mondo ha raggiunto, la decorsa notte, l’aeroporto di Reykjavik in Islanda, finalmente libero. La notizia, resa lo stesso giorno anche da “La Repubblica” con la titolazione “Libero Fischer, ex re degli scacchi dopo 8 mesi di carcere in Giappone. Vola in Islanda, Paese che gi ha offerto la cittadinanza”, trova, per chi nel frattempo non ha seguito il racconto del viaggio più o meno in diretta sul sito web di “chessbase.com”, la definitiva conferma nei giorni successivi. Rinveniamo, infatti, ancora sul quotidiano “La Stampa” di sabato 26 marzo, a pag. 10, la corrispondenza a firma di Mario Baudino. Il titolo, in ben evidenza per cinque colonne con una fotografia dell’invecchiato sessantaduenne Bobby avvolto da una folta e incolta biancastra barba, recita: “Il primo giorno di Fischer da islandese”.
Certo la mite popolazione islandese, poco più di 280 mila anime, gli è grata per aver svelato al mondo l’esistenza del loro stesso Paese e non solo di Reykjavik, piccola e spartana capitale. Ed invero, a vedere le foto apparse sul web a cura della televisione islandese, sembra che è stato accolto, malgrado notte fonda, come un “eroe”, da molti e con gran festosità. Evidentemente gli hanno generosamente perdonato tutti i suoi capricci, dimenticando finanche la circostanza che, appena qui arrivato, ben trentatrè anni fa per l’epico match con Spasskij, il “match del secolo” come poi fu chiamato, offese la terra che lo sta ora adottando dichiarandola inadeguata per l’evento perché non aveva un “bowling”! Lo stravagante campione di scacchi, come scrive il giornalista, se pure è stato, e in piena guerra fredda, “il primo americano a piegare i maestri russi è pur sempre un eroe maledetto, sospeso tra anticonformismo e follia”.
E’ prevedibile, quindi, con il suo arrivo, che qualche burrasca, anche solo per colpire il coraggioso primo ministro Davíd Oddsson, appassionato scacchista che tanto ha fatto per scarcerarlo, si abbatterà su quest’isola aspra e bellissima che poggia su un tavolato di lava privo totalmente di alberi, circondato da vulcani, geyser, spettacolari cascate, ghiacciai e, contrariamente a quel che si crede, con un clima, almeno lungo le coste, mite se pur piovoso. Noi ci domandiamo, semplicemente, come farà Fischer a continuare a nascondersi in un’isola, quasi al limite del Circolo polare artico, per buona parte inospitale? Per farlo, troverà aiuto approfittando degli interminabili giorni invernali privi di luci? Ed ancora, se non vuole più celarsi, cosa farà? Andrà a Torino per le Olimpiadi degli Scacchi come fantastica Capece o, come meglio ritiene Baduino e noi stessi ci auguriamo, inizierà a cercare un suo personale equilibrio, ora che non è più un perseguitato e nell’attesa delle imminenti luminose, gioiose e interminabili giornate estive islandesi? Riteniamo che lo sapremo solo se si abbandonerà a qualcuna delle sue sorprendenti esternazioni. Ma non farà più notizia, non solo per noi e per il gioco degli scacchi che da tempo ha ormai scioccamente abbandonato, ma neppure per gli organi d’informazione. Forse desterà solo qualche curiosità.
Stamani, infatti, abbiamo fatto un abbondante approvvigionamento di giornali in previsione che domani, per le festività pasquali, non ci saranno novità da leggere, essendo uno dei pochissimi giorni dei 365 dell’anno senza quotidiani in edicola. Abbiamo dato una prima sommaria lettura: nessuno parla più del caso. Succede così anche nel mondo dei media.
(27. III. 2005)
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