LETTERATURA E SCACCHI
Rubrica a cura di Gregorio Granata


Da questo numero del Bollettino inauguriamo una nuova rubrica dedicata a Letteratura e Scacchi.
Libri e quotidiani, attentamente letti e brillantemente commentati, nei loro riferimenti al gioco degli scacchi, dal socio Gregorio Granata.


1

  Giampiero Mughini, "La mia generazione. Le idee, i personaggi, i sogni di una casa a Trinità dei Pellegrini", Mondatori, 2002, collana Ingrandimenti, 1a ed., pgg.174. Il battagliero direttore di una tra le più significative riviste mai apparsa in Italia negli anni della contestazione giovanile, "Giovane Critica", e dell'indimenticabile "Compagni addio" e, ora, conteso ospite dei salotti televisivi, confessa, nel suo recente e bel libro di ricordi della casa romana che lascia, nella quale ha abitato per trenta anni e conosciuta a molti della sua generazione, di aver smesso di giocare a scacchi perché ritenuto "un gioco troppo feroce" (pag.40). Ugualmente, però, afferma d'essere molto contento di possedere un set di scacchi in acciaio disegnati nel 1966 dall'artista americano Charles O. Perry e comprati con le centomila lire che il padre gli regalò, nel giugno 1970, per la laurea in lingua e letteratura francese: "un assieme tutto giocato figurativamente sul fatto che la parola inglese "bishop" indica tanto l'alfiere degli scacchi che il vescovo. La silhouette dell'alfiere del set ricalca quella dell'abito di un vescovo medioevale; le restanti figure degli scacchi completano una sorta di paesaggio medioevale al modo di un film in costume. Ne sono orgogliosissimo." (pag.74). Il set è visibile in una foto dell'inserto iconografico del volume che lo ritrae mentre è impegnato in uno "scontro impari", sono sempre parole di Mughini, con Alice, la bella bambina di Letizia ed Enrico Mentana.

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2

  Apprendiamo, dal supplemento culturale de "Il Sole-24 Ore " di domenica 9 marzo 2003 N. 67, che sarà presto in libreria, pubblicato da Sellerio e curato da Salvatore Silvano Nigro, il volume "Leonardo Sciascia scrittore editore ovvero La felicità di far libri" e che esce nella collana "La memoria". Il volume raccoglie i risvolti e le note editoriali, che il grande scrittore siciliano scrisse per la casa editrice di Palermo, da lui considerata "un caso … unico e nuovo in Sicilia e che si può soltanto ricollegare all'attività della casa editrice Sandron quale si è svolta nei primi vent'anni di questo secolo". Il curatore, nell'introduzione, racconta che Sciascia, nel suo amore per e nel "fare" i libri, amava scrivere agli editori stranieri, e ai collaboratori, fingendo di essere Elvira Sellerio. "Una volta", è sempre Nigro che scrive, "ringraziò se stesso per avere " gentilmente concesso", insieme ad altri, la riproduzione di scritti finora non raccolti in volume. Sciascia editore - chiosa con intelligente ironia il curatore - era in corrispondenza con lo scrittore. Lo convocava. E ci giocava a scacchi". E' veramente bello pensare, come fa Nigro, che anche Siascia, oltre che amare i libri, amava giocare a scacchi!
  Ed ora che l'affascinante libro, che invita il lettore a riflettere su "fatti diversi di storia letteraria e civile", è stato appena pubblicato (aprile 2003), anche se, purtroppo, almeno per il momento, non è disponibile nelle librerie essendo stato bloccato dalla I sezione civile del Tribunale di Palermo su espressa richiesta degli eredi, non può sfuggire al lettore, e proprio perché nuovamente riproposto, il risvolto che Sciascia curò (e lo apprendiamo solo adesso) per il libro di Massimo Bontempelli, "La scacchiera davanti allo specchio", n. 38, sempre della collana "La memoria". Nella breve presentazione, e con l'auspicio di inventariare oltre che gli specchi anche il ruolo che gli scacchi hanno avuto nella letteratura, il grande scrittore siciliano, parla di scacchiere e di partite a scacchi allusive e cita, questa volta con sorprendente imprecisione, quella memorabile del "Nostro agente all'Avana" di Graham Greene. Ma tutti sanno, ad eccezione dell'ignoto autore del risvolto o, meglio, della quarta di copertina della recente ristampa del celebre romanzo negli "Oscar narrativa Mondatori, Scrittori del Novecento", che stranamente commette lo stesso errore, che quella pericolosa partita di Jim Wormold non fu giocata a scacchi ma a dama, anche se con pedine … tutte particolari! Sulla scacchiera, infatti, come è noto, erano state disposte ventiquattro bottigliette in miniatura di whisky: dodici di whisky Bourbon, schierate di fronte a dodici di whisky scozzese e con l'obbligo di bere le pedine catturate. Al riguardo, è ancora ricordata la ben riuscita e umoristica sequenza cinematografica dell'omonimo film, diretto, nel 1960, dal regista Carol Reed, con l'indimenticabile Alec Guinness e il bravissimo caratterista Burl Ives.

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3

  Su un recente numero della rivista Torre & Cavallo - Scacco! (Maggio 2003 - N.5) in una puntuale e breve nota, a firma (f.p.), Ferruccio Pizzuto analizza, con la consueta autorevolezza, il massiccio uso della terminologia scacchistica sulla stampa di informazione, all'indomani dei tragici fatti dell'11 settembre 2001, che ha raggiunto il suo picco nei commenti sull'intervento Usa in Iraq.
  E' da rilevare, peraltro, che anche al di fuori di questi eventi, i riferimenti al gioco degli scacchi si vanno sempre più diffondendo sulla stampa nazionale quasi a macchia d'olio e in modo sempre più generalizzato e, direi, sempre più appropriato.
  Solo a titolo di esempio, un quotidiano "serioso" come La Stampa (domenica 25 maggio 2003), in prima pagina e in grande evidenza, annuncia le interviste, curate da Maurizio Molinari, con gli amici e collaboratori di Henry A. Kissinger, che compie 80 anni e che raccontano i retroscena della lunga carriera politica dell'ex Segretario di Stato. Subito dopo il titolo "Kissinger, gli 80 anni dello stratega delle crisi" si legge, in uno dei sottotitoli: "Abile scacchista anche in politica sa prevedere le mosse degli altri". E, a pagina 7, che è interamente dedicata all'uomo che ad oltre 30 anni dopo l'ultimo incarico ufficiale in Usa resta famoso come una rockstar, un suo amico, Lawrence Eagleburger, che ricoprì il suo incarico con Bush padre, alla domanda sull'hobby preferito dallo statista, risponde "è un affezionato giocatore di scacchi, altra cosa che non capisco" (in precedenza, infatti, l'intervistato aveva raccontato che a Kissinger piace parlare del nostro calcio, che ama particolarmente, e di cui lui ammette di non capire nulla). Conclude: "Kissinger è un prodotto dell'Europa. E' stato il più strategico, realista ed intellettuale rispetto agli altri Segretari di Stato che abbiamo avuto. Non a caso gli piacciono gli scacchi. E' abile, quasi unico a prevedere cosa stanno per fare gli altri, è avanti a tutti di quattro o cinque mosse. Pianifica le scelte esatte perché riesce ad indovinare la direzione in cui procedono gli eventi".
  E, sul "Corriere della Sera" (martedì 27 maggio 2003), Franceso Verderame, con un servizio a sette colonne a chiusura della pagina 3, sui retroscena dell'ipotesi di candidare Previti alle elezioni del 2004 per Strasburgo al fine di garantirgli l'impunità, ci riporta ad un personaggio politico "nostrano". Anche lui, pare, è "costretto" giocare a scacchi. Ecco il titolo: "E dopo il voto il capo del governo teme la trappola europea". Nell'articolo, veramente ben fatto e di piacevole lettura, si legge: "avrà (Berlusconi) sollevato lo sguardo della scacchiera solo per qualche istante, giusto per capire quanto aveva inciso nel duello elettorale con l'Ulivo lo scontro con la giustizia politicizzata…. Ma Berlusconi non si sarà distratto più di tanto e sarà tornato a chinarsi sui pezzi disposti per il finale di partita sul caso Sme…" E più avanti: " E' evidente che il premier la pensa diversamente, anche perché - osservando la scacchiera - c'è chi ha intravisto un fianco scoperto nella difesa del re". Per ultimo: " Quella minaccia sul fianco del re continua a tormentarlo e non vorrebbe distrarsi per non sbagliare la prossima mossa, anche se Forza Italia non ha brillato nelle urne, anche se l'Udc gli contende il primato in Sicilia, e il voto ha provocato focolai d'incendio nell'alleanza"…
  Infine, un'altra e ultima simpatica ed appropriata annotazione scacchistica, attinente, però, al mondo economico più che a quello politico: è noto che l'ex presidente della Fiat, Paolo Fresco, ama giocare a scacchi, soprattutto - come più volte lo ha ricordato "L'Italia scacchistica"- nei tornei "vip". Al riguardo, ancora un quotidiano di grande diffusione, "La Repubblica" di Mercoledì 26 febbraio 2003, a pagina 3, in un articolo dal titolo "I 56 mesi dell' "americano" al Lingotto", a firma (s.t.), nel fare riferimento a questo suo hobby e nel commentare il suo anticipato abbandono dall'esperienza Fiat, scrive testualmente che " (detta esperienza) si è rivelata più difficile del previsto. Forse, come scacchista, ha sbagliato qualche mossa".
  Gli esempi potrebbero ancora continuare; è proprio vero, come ci ricorda Roberto Messa nell'editoriale del suo bel mensile citato in apertura, che la bellezza e il fascino degli scacchi possono assumere …molte forme.

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4

   Antonio Skàrmeta, "Il postino di Neruda", Garzanti, 2002, collana Narratori Moderni, 1a ed., pag. 15: Neruda si rivolge al postino (Mario Jiménez), che è rimasto ostinatamente bloccato dopo la consegna della posta e nell'imminenza di lasciarlo, "Inchiodato come una lancia? No, immobile come la torre degli scacchi".

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