Osservazioni sul metodo deduttivo


    Arthur Conan Doyle scrisse diversi racconti e romanzi con riferimenti scacchistici ( The Case-Book of Sherlock Holmes; Sir Nigel; The White Company, etc.).
    Edgar Allan Poe scrisse un saggio, un romanzo e un racconto con riferimenti scacchistici ( Maelzel’s A Chess-Player; The Murders in the rue Morgue; Von Kempelen and his Discovery).

    Ma chi fu il primo a portare la scienza deduttiva in ambito investigativo/poliziesco?
    Fu Holmes (l'investigatore di Doyle) oppure Dupin (l'investigatore di Poe)?



Vintage Publishing London 2009


    In A Study In Scarlet (capitolo II, appositamente intitolato The Science of Deduction), Holmes spiega a Watson gli elementi della scienza deduttiva.
    Dopo averlo ascoltato, Watson osserva: “It is simple enough as you explain it,” I said, smiling. “You remind me of Edgar Allen Poe’s Dupin. I had no idea that such individuals did exist outside of stories”. (“Spiegata da Lei sembra molto semplice. Mi ricorda Dupin di Edgar Allen Poe. Non avevo idea che esistessero tali personaggi al di fuori dei romanzi”).


Wordsworth Editions Ltd 2001


    La reazione di Holmes: Sherlock Holmes rose and lit his pipe. “No doubt you think that you are complimenting me in comparing me to Dupin”, he observed. “Now, in my opinion, Dupin was a very inferior fellow. […] He had some analytical genius, no doubt; but he was by no means such a phenomenon as Poe appeared to imagine”. (Sherlock Holmes si alzò e accese la pipa. “Senza dubbio Lei crede di farmi un complimento paragonandomi a Dupin”, osservò. “Ora, a mio parere, Dupin era un collega molto inferiore. […] Possedeva certamente una certa dose di genio analitico ma non era quel fenomeno che Poe voleva far credere”.).
    Watson, allora, propone un secondo nome: “Have you read Gaboriau’s works?” I asked. “Does Lecoq come up to your idea of a detective?”. (“Ha letto le opere di Gaboriau?” […] “Lecoq corrisponde alla vostra idea di detective?”.). Sherlock Holmes sniffed sardonically. “Lecoq was a mise-rable bungler”, he said, in an angry voice; “he had only one thing to recommend him, and that was his energy. That book made me positively ill. The question was how to identify an unknown prisoner. I could have done it in twenty-four hours. Lecoq took six months or so. It might be made a text-book for detectives to teach them what to avoid”. (A questo secondo nome Holmes sbuffò platealmente una boccata dalla pipa che stava fumando. Rispose sarcasticamente: “Lecoq era un pasticcione miserabile”, disse irato. “Ha avuto solo un pregio, l’ energia. Il suo libro mi ha fatto stare male veramente. Il problema era come identificare un prigioniero sconosciuto. Avrei potuto farlo in ventiquattro ore. Lecoq ha impiegato circa sei mesi. Quel libro avrebbe potuto servire da manuale per gli investigatori, per insegnare loro cosa evitare”).
    La reazione di Watson è di indignazione per lo sprezzante giudizio sui due personaggi da lui ammirati. I felt rather indignant at having two characters whom I had admired treated in this cavalier style.
    Il giudizio finale di Watson su Holmes è […] very clever, […] certainly very conceited. ([…] molto intelligente […] ma, certamente, molto presuntuoso).
    Stando a queste dichiarazioni e alla sua presunzione, Holmes si autoproclama creatore della scienza deduttiva applicata alle investigazioni poliziesche e non accetta di aver avuto precursori.


    Nel libro Memories and Adventures, (Avventure e ricordi) Doyle riporta la genesi del personaggio Holmes (Capitolo XI. intitolato Sidelights on Sherlock Holmes – Luci su Sherlock Holmes) e modifica il suo giudizio su Dupin e Lecocq, riconoscendo i meriti anche del suo professore Joseph Bell.
    Nel capitolo VIII (My first literary success – (Il mio primo successo letterario), scrive: I felt now that I was capable of something fresher and crisper and more workmanlike. Gaboriau had rather attracted me by the neat dovetailing of his plots, and Poe’s masterful detective, M. Dupin, had from boyhood been one of my heroes. But could I bring an addition of my own? I thought of my old teacher Joe Bell, of his eagle face, of his curious ways, of his eerie trick of spotting details. If he were a detective he would surely reduce this fascinating but unorganized business to something nearer to an exact science. I would try if I could get this effect. […] The idea amused me. What should I call the fellow? […] And so I had my puppets and wrote my Study in Scarlet. (Sentivo, adesso, di essere in grado di scrivere qualcosa di più fresco e più nitido e, soprattutto, più a regola d’arte. Gaboriau mi aveva interessato per l’incastro ordinato delle sue trame, e il magistrale detective di Poe, Mister Dupin, era stato, fin dalla fanciullezza, uno dei miei preferiti. Ma potevo creare un personaggio completamente mio? Ho pensato a Joe Bell, mio vecchio maestro, al suo viso aquilino, ai suoi modi curiosi, al suo trucco inquietante nello scoprire i dettagli. Se fosse stato un detective avrebbe sicuramente ridotto questo affascinante, ma disorganizzato business, in qualcosa di più vicino ad una scienza esatta. Potevo provare ad ottenere questo effetto?).
    Doyle dà un nome al suo investigatore e al dottore suo amico. (E così ho avuto i miei personaggi e ho scritto il mio Study in Scarlet).

    Nella sua autobiografia Doyle ribalta il giudizio sprezzante di Holmes. A chi credere? All’autore o al suo personaggio?

    In realtà, esistono diverse curiose affinità tra Holmes e Dupin.

1) In The Hound of the Baskervilles di Doyle e The murders in the rue Morgue di Poe, l’assassino materiale è un animale feroce che viene tenuto in gabbia dal suo padrone.

2) In The Sign of the Four di Doyle e The murders in the rue Morgue di Poe, i due investigatori preparano una trappola (perfettamente riuscita) per attirare il colpevole mediante un annuncio di ritrovamento sul giornale.

3) Holmes e Watson abitano nello stesso appartamento del quale conosciamo l’indirizzo: Baker Street 221/B, Londra.
Dupin e il suo amico abitano nella stessa casa della quale conosciamo l’indirizzo: via Dunot, n. 33 terzo piano, sobborgo Saint-Germain, Parigi.

4) È Watson, l’amico di Holmes, a raccontare (tranne in due episodi) le avventure di Holmes. Le avventure di Dupin vengono raccontate dal suo amico.

5) Nello studio del suo appartamento, oltre ai clienti, Holmes riceve l’ispettore Lestrade che, immancabilmente, gli chiede di aiutarlo e aiutare la polizia in qualche caso ingarbugliato. Dupin riceve, nella piccola biblioteca (o gabinetto di studio) della sua casa, il prefetto di polizia di Parigi (il Signor G.) e l’aiuta a risolvere un caso molto ingarbugliato.

6) Il dottor Watson partecipa alle investigazioni di Holmes senza capirci troppo se non dopo le spiegazioni illuminanti di Holmes. L’amico di Monsieur Auguste Dupin partecipa alle indagini senza capirci troppo se non dopo le spiegazioni illuminanti di Dupin.

7) Nel libro The Sign of the Four (Capitolo VI Sherlock Holmes Gives a Demonstration) troviamo l’immortale affermazione di Holmes:

[… ] eliminated the impossible whatever remains, HOWEVER IMPROBABLE, must be the truth. ([…] eliminato l’impossibile, ciò che rimane, PER QUANTO IMPROBABILE, deve essere la verità). Concetto ribadito poco oltre quando Holmes spiega al dottor Watson (Elementare […] Elimini tutti gli altri fattori, e ciò che rimane dev’essere la verità).

Ma anche Dupin ha la sua frase immortale:

I designed to imply that the deductions are the sole proper ones, and that the suspicion arises inevitably from them as the single result. ([…] queste deduzioni sono le uniche appropriate. Il sospetto che da esse nasce è, inevitabilmente, il solo risultato possibile).


    Certamente la scienza deduttiva è applicabile in molti campi: in medicina (il dottor Joseph Bell, il dottor John Snow, il dottor House della serie televisiva); nelle investigazioni poliziesche (il detective Monk che si definisce “consulente della polizia” e che afferma: “Guardo e deduco”; nella psicologia (la nuova serie televisiva Bull ispirata al consulente processuale Phil McGraw, – forse il nome Jason Bull – J. B. - è un omaggio a Joseph Bell – J. B. ?), etc.
    Ma tutto questo non è altro che lo studio sulla natura umana perché il metodo deduttivo si può applicare a qualunque branca del sapere.
    Ecco perché si trovano altri esempi. Ecco un mio personale contributo.
     Il testo della commedia L’ami des femmes, di Alexandre Dumas figlio, venne pubblicato a Parigi da A. Cadot nel 1864. (1)
    In questa commedia il francese De Ryons sfoggia il suo talento deduttivo.
    Dopo aver osservato, per pochi istanti, la contessa Diana de Simerose che non aveva mai visto in precedenza, deduce con sicurezza che la dama è straniera anche se da giovane è stata allevata a Parigi; che è vedova o separata; e se separata è per colpa del marito. E ancora: che corre un grave pericolo e che deve essere salvata.
    Dunque, l’osservazione dei diversi particolari e la deduzione finale. De Ryons risolve l’intrigo, salva la vittima, punisce il colpevole.
    Immaginate: non più un investigatore inglese con soprabito, cappello da cacciatore e lente d’ingrandimento sempre a portata di mano ma un damerino francese vestito impeccabilmente di bianco, con guanti, gemelli ai polsini, fazzoletto ricamato al taschino della giacca, cravattino, cappello e bastone.
    Ecco un passo molto significativo: alla domanda di Madame Leverdet “Voi conoscete le donne?”, De Ryons afferma: C’est ma spécialité, je ne m’occupe que de cette branche de l’histoire naturelle, et j’y suis de première force maintenant. […] Au bout de cinq minutes d’examen ou de conversation, je vous dirai à quelle classe de la société une femme appartient. […] Grande dame, bourgeoise, artiste ou autre; quels sont ses goûts, son caractère, son passé, la situation de son esprit et de son coeur, enfin tout ce qui concerne mon état. (È la mia specialità. Non mi occupo che di questa branca della storia naturale, e adesso, in questo studio, sono diventato esperto di prima grandezza. […] Dopo cinque minuti di osserva zione o di conversazione posso dirvi di quale classe della società una donna appartiene [...] Gran Signora, borghese, artista o altro; quali sono i suoi gusti, il suo carattere, il suo passato, la situazione del suo spirito e del suo cuore, infine, tutto ciò che riguarda il mio studio sulla conoscenza delle donne).

Nota:

1) La prima rappresentazione della commedia avvenne il 5 marzo 1864. Il libro è pubblicato in Italia con il titolo L’amico delle donne, Milano, C. Barbini, 1867.

Traduzioni dall'inglese e dal francese di C. Coco.
Tratto da "Gli scacchi nei libri di Arthur Conan Doyle".Youcanprint, 2017.

Carmelo Coco 06/04/2019

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