Alcune delle esposizioni, su cartelloni sistemati a cavalletto, alla sala Etna dell'Hotel Una Palace. Le riproponiamo in formato html.

ESPOSIZIONE N.2:

Scacchi, dame e cavalieri - Re, Regine, Nobili e scudieri


un viaggio "disegnato" ispirato ad opere letterarie a soggetto scacchistico

(Testi di Carmelo Coco, disegni - se non diversamente indicato - di Noir).
Un progetto che intende presentare disegni/fumetti di tutte le opere letterarie con riferimenti agli scacchi.






Il perfetto Ouroboros di Cervantes in Don Chisciotte


    Nel capitolo XII (libro secondo) del Don Chisciotte di Cervantes, ragionando sulla finzione della vita, sulla commedia, sui commedianti e sul loro ruolo, Don Chisciotte spiega a Sancho come, una volta terminata la commedia e smessi gli abiti della recita, tutti ritornino uguali. Lo stesso vale per l'affanno di questo mondo, aggiunge nel quale uno fa da imperatore, un altro da papa e nelle mille altre comparse che possono essere inserite nella commedia; ma alla fine, cioè quando termina la vita, la morte toglie a ciascuno l'abito che lo rendeva diverso dagli altri, e tutti risultano eguali nella sepoltura.
    Sancho risponde d'avere già inteso tale paragone che non è poi tanto nuovo. E' come quello del gioco degli scacchi: durante la partita ogni pezzo ha il suo compito, ma quando la partita termina, tutti i pezzi si mescolano e finiscono in una borsa; è lo stesso paragone con la vita che termina nella sepoltura.
    I pezzi degli scacchi, nella loro apparente diversità (rappresentazione delle diverse professioni, del diverso stato sociale, della diversa spiritualità) vengono ridotti all'uguaglianza da una sola cosa: la morte. Dal buio della borsa, dove sono conservati (frammisti fra loro: è il caos) fuoriescono nascendo (l'atto di tirarli fuori) vivono una breve vita (il movimento sulla scacchiera) e poi vengono inseriti nuovamente nella borsa buia (muoiono).
    Nascita, morte e rinascita si susseguono e si rincorrono in un perfetto ciclo Ouroboros.





Lo scacco matto della Fortuna, in The Book of Duchess di Geoffrey Chaucer

    Il Book of the Duchess (Il libro della Duchessa) di Geoffrey Chaucer (1), scritto tra il 1369 e il 1372, è il racconto del sogno di un Poeta.
    Durante la lettura di un libro, il Poeta si addormenta e sogna di trovarsi in una camera coperta di dipinti: i vetri delle finestre con le storie di Troia (Ettore e Priamo, Achille e Laomedonte, di Paride ed Elena) i muri con le scene del Romanzo della Rosa. Il Poeta sente i rumori della caccia, il soffiare del corno, i latrati dei cani e si unisce ai cacciatori. Uno dei cani rimane solo ed egli lo segue fino ad una foresta.
    Là incontra un cavaliere vestito di nero che con voce addolorata recita delle rime. I versi sono così lamentosi che il Poeta si chiede quale possa essere stata la causa scatenante di tanto dolore.
    Il Poeta si scusa di aver ascoltato le parole del cavaliere e lo invita a raccontargli il suo dolore: in questa maniera, e con l'aiuto di Dio, potrà cercare di alleviarlo.
    Il cavaliere nero lo ringrazia e gli spiega che mai nessun uomo può alleviare quel dolore, nessun medico può guarirlo, né Ippocrate né Galeno. La vita e i piaceri gli sono diventati disgustosi.
La Morte stessa gli è nemica: desidera di morire ma la Morte gli è contraria. La rincorre ma lei sfugge.
    Tutto è accaduto, spiega, per colpa della Fortuna durante una partita a scacchi che hanno giocato insieme.
    La Fortuna è falsa, afferma il cavaliere, traditrice, promette tutto e non restituisce niente. Senza fede e senza legge. Gira la sua ruota falsa ora ad un lato ora all'altro.
    La Fortuna ha giocato a scacchi con il cavaliere nero e con le sue mosse false gli ha catturato la Regina. Poi con un pedone gli ha dato scacco matto al centro della scacchiera.
    A nulla sono valse le attenzioni del cavaliere nero verso la Regina, il suo tentativo di proteggerla. Egli ha giocato a scacchi al meglio delle proprie possibilità. Ma a che fine? Forse avrebbe dovuto giocare la stessa mossa della Fortuna?
    Il Poeta non capisce l'allegoria degli scacchi. Teme che il cavaliere tenti il suicidio e si lancia in una lunga citazione di casi famosi (Socrate, Didone, Eco, etc). No, il poeta non capisce tutto il dolore del cavaliere e il suo costante pensiero alla morte: come può averli causati la semplice perdita della Regina al gioco degli scacchi?

    Alla fine del racconto del cavaliere nero è chiaro anche per il Poeta che la Regina degli scacchi era la Dama del cavaliere e che essa è morta.


Nota:
    (Londra, ca. 1343 - Londra, 1400), scrittore e poeta. E' considerato il padre della letteratura inglese. Scrisse The Book of Duchess, The House of Fame, The Parliament of Fowls, Troilus and Criseyde, The Legend of Good Women, The Canterbury Tales.




Gli scacchi: scudo e arma nel Perceval di Chrétien de Troyes







    Chrétien de Troyes è un poeta medioevale in lingua d'oïl e compositore di canzoni amorose. E' noto, soprattutto, per cinque romanzi cavallereschi, scritti tra il 1160 e il 1190: Lancelot ou Chevalier a la charrete; Erec et Enide; Perceval le Gallois ou Conte du Graal; Yvain ou Chevalier au lion; Cligès.
    Nel Perceval la parte scacchistica è davvero sorprendente ed è stata riassunta nel titolo.

    Nel racconto, il cavaliere Gauvain combatte all'interno della torre contro gli assalitori per difendere se stesso e la Dama.
    Gauvain utilizza una scacchiera come scudo e dice alla Dama: “Amica mia, è inutile che mi cerchiate un altro scudo, questo mi basterà”.
    Gauvain, poi, rovescia sul pavimento i pezzi degli scacchi: essi sono dieci volte più grossi dei pezzi normali e sono fatti di duro avorio.





    Gauvain dispone di Excalibur, la migliore spada che sia mai esistita, capace di tagliare il ferro come se si trattasse di legno.
    Con la spada magica, lo scudo (la scacchiera) e i pezzi degli scacchi ha tutte le armi per poter difendere l'ingresso della torre.
    Gauvain combatte contro gli assalitori che sfondano la porta a colpi d'ascia.


    La Dama, con grande collera, getta sugli assalitori i pezzi degli scacchi che aveva raccolto.


    Gauvain e la Dama si difendono gettando sugli assalitori i grossi pezzi degli scacchi. Gli assalitori arretrarono in fretta, non potendo sopportare le contusioni che gli scacchi infliggono loro.




Quando la Madonna parò lo scacco e permise a Dio di dare scacco matto al Diavolo in Miracle de Théophile di Gauthier de Coincy



    Gauthier de Coincy (1177 ca. 1236), Benedettino francese. Scrisse, dal 1218 al 1228, una raccolta di 58 miracoli in versi pubblicata con il titolo Miracles de Nostre Dame.

    Nel Miracle de Théophile l'allegoria della scacchiera e della partita a scacchi riguarda tutta l'umanità e non una singola persona. Il Diavolo ha dato scacco a Dio inducendo Adamo ed Eva al peccato.
    Ma Dio gioca un tratto sottile e, interponendo la Regina, para lo scacco del Diavolo e poi lo sconfigge.
    Ma la Regina utilizzata da Dio non è un pezzo degli scacchi, non è d'avorio.
    E' la Madonna, la sola Regina capace di riscattare l'umanità, capace di domare il Diavolo, di relegarlo in un angolo. Capace di sottrarre al Diavolo la sua più ambita preda: l'uomo.






La sfida scacchistica per il reame di Francia tra Carlo Magno e Garin, in Garin de Montglane (XIII secolo)

    Garin è un cavaliere francese che giunge alla reggia di Carlo Magno preceduto dalla sua fama di giocatore di scacchi.
    Carlo Magno, stanco delle attenzioni di Garin verso la regina, lo sfida ad una partita.
    Se Re Carlo perderà, Garin avrà il reame di Francia e la moglie di Carlo Magno. Se, invece, sarà Garin a perdere verrà giustiziato.



    Garin accetta e vince la partita. Saggiamente e magnanimamente, però, non accetta i due premi e chiede, come ricompensa, il feudo di Montglane (o Monglane, oggi Lione), in possesso di un nobile ribelle.




Assassinio con la scacchiera in Les quatre fils d'Aymon


    L’anziano cavaliere Aymon cerca di convincere Carlo Magno della perfidia di Gano di Magonza, chiede una punizione esemplare per l'assassinio del duca Beuves Aigremont, il supplizio più infame. “Voi lo dovete alla moglie di Aigremont, ai suoi figli, all'universo intero”, grida Aymon. Ma Carlo Magno ha già perdonato Ganelon (Gano).
    Renaud de Montaubon, assieme ai tre fratelli, si unisce al padre per chiedere giustizia. Il Re Carlo si indigna per l'audacia di Renaud. “Chi sei tu, giovane temerario, per osare giudicare un Re?” gli dice con disprezzo.
    Renaud si inchina al volere del Re e, dissimulando il suo risentimento e la sua collera, chiede perdono per avere osato accusare Gano.

    Il Re lo perdona e lo invita a cena. A cena conclusa, Berthelot, nipote di Carlo Magno, propone a Renaud di giocare una partita a scacchi. Renaud accetta. Egli, però, è sprofondato nella tristezza, pensa sempre all'ingiuria di Ganelon.
    Renaud è in questa agitazione d'animo mentre gioca e commette degli errori grossolani. Berthelot, invece di approfittarne, si offende. Interpreta male le scuse di Renaud e lo ingiuria.
    Renaud, senza rispondere, lo guarda minaccioso. Il principe Berthelot, furioso, lo colpisce in presenza degli altri cavalieri.
    Renaud non riesce a trattenersi. Afferra la pesante scacchiera d'oro e la scaglia rudemente sulla testa di Berthelot.


    Il nipote del re cade a terra, i cavalieri accorrono per aiutarlo. Ma ogni soccorso si rivela inutile. Il principe confessa di aver avuto torto ad insultare Renaud, gli chiede perdono per l'oltraggio. Poi spira.
    Carlomagno accorre e, appena si rende conto dell'accaduto, ordina d'impedire a Renaud di fuggire, giurando di farlo morire in atroci supplizi.

    Renaud, con l'aiuto dei fratelli, riesce a fuggire. Letterariamente questa partita a scacchi è stata causa indiretta della morte di Orlando a Roncisvalle. Renaud de Montaubon (uno dei quattro fils d’Aymon) era il solo che avrebbe potuto convincere Carlo Magno dei tradimenti di Gano di Magonza. Ma la partita e l’assassinio di Berthelot, con la conseguente fuga di Renaud, permisero a Ganelon di continuare i suoi intrighi fino al tradimento finale di Roncisvalle. Il destino della battaglia di Roncisvalle e la conseguente morte di Orlando vennero tristemente segnati da una partita a scacchi e da una scacchiera insanguinata.






Gli scacchi nel testo esoterico e Rosacrociano di Andreae, in Chymische Hochzeit Christiani Rosencreutz


    Il libro Chymische Hochzeit: Christiani Rosencreutz apparve in forma anonima nel 1616 (in seguito venne attribuito a Johann Valentin Andreae) e narra il viaggio iniziatico di Christian Rosencreutz. Il libro venne pubblicato in tedesco a Strasburgo dall'editore Lazzaro Zetzner. E' il cosiddetto terzo Manifesto dei Rosacroce, dopo Fama Fraternitatis e Confessio Fraternitatis.
    Rosenkreutz era nato in Germania nel 1378. Dopo l'educazione in convento, all'età di 16 anni, aveva iniziato il suo viaggio di conoscenza. Illuminato dalla lettura del Liber M (un libro scritto da una antichissima setta iniziatica contenente tutte le conoscenze segrete) aveva fondato la Confraternita dei Rosacroce.
    E' il primo libro dichiaratamente esoterico a contenere un riferimento agli scacchi.






    Nel Settimo giorno (il libro è diviso in sette capitoli, uno per ogni giorno del viaggio), leggiamo:

Intanto, il Re e la Regina, per ingannare l'attesa, incominciarono una partita di un gioco somigliante agli scacchi, ma che aveva regole diverse. La Virtù e il Vizio lottavano fra di loro. Erano ben evidenti gli artifici con i quali il Vizio tendeva trappole alla Virtù e come la Virtù cercasse di ostacolarlo. Era un gioco davvero ingegnoso. C'è da augurarsi che presso di noi se ne diffonda uno simile.


    La contrapposizione tra Vizio e Virtù sottintende, in maniera più che esplicita, la lotta mortale dell'uomo contro il Diavolo. L'auspicio a diffondere questo tipo di gioco degli scacchi non è altro, evidentemente, che la speranza che l'uomo diventi consapevole di questa lotta costante e ininterrotta contro il Diavolo.




La partita a scacchi con pezzi viventi della Scaccaide di Alessandro Salvio


    La Scaccaide di Alessandro Salvio venne stampata a Napoli nel 1612 da Lazzaro Scoriggio.
    Nella tragedia, il Re d'Egitto Tomiri, è stato assalito dal Re d'Etiopia Cacco e costretto, da forze preponderanti, a rinchiudersi nella Città Reale.
    Tomiri dispera, dopo anni di assedio, di riuscire a resistere. E' pronto a sfidare in campo aperto l'avversario, pur consapevole di essere inferiore. Chiede, comunque, consiglio al suo fedele Serse, filosofo e mago.
    Serse gli racconta di aver avuto in visione il modo di porre fine alla guerra: allo scontro di un numero limitato e uguale di soldati sarà affidata tutta la contesa tra i due Re. Non ci sarà nessuna battaglia con forze impari. Tomiri dovrà scegliere il campo di gioco, lasciando a Cacco la scelta delle armi. Serse consiglia come campo di battaglia un terreno naturale già diviso in sessantaquattro case, formato da fossette ora piane ora incavate. (la migliore esemplificazione e rappresentazione nel disegno a lato, grafica di C. Coco)
    I due Cavalieri di Tomiri, Gualtieri e Guicciardo, vengono inviati come messi presso il Re Etiope Cacco per lanciare la sfida. Cacco accetta e, come suo diritto, sceglie le armi, la disposizione dei guerrieri sul campo di battaglia e il loro movimento. Introduce la figura dei Giudici e richiede di circondare il campo di battaglia con uno steccato (1), per delimitare il luogo e renderlo sicuro.
La risposta di Cacco è lunga e articolata. Vi sono menzionate tutte le rigide regole del movimento dei pezzi, le loro armi (2), il loro modo di ferire (catturare), l'arrocco, la promozione a Regina dei pedoni, l'eventuale ripetizione della partita (con la sostituzione dei pezzi estinti), etc. (3)
    La trascrizione della battaglia (la partita a scacchi):

    Alla fine della battaglia, funestata da lutti e dolori, Tomiri deve rispettare la volontà della Dea Scaccaide che ha propiziato la sua vittoria:

disegna la scacchiera ed esponi le regole del gioco in un libro ... e si ponga in bello Lo Scacchiero, e i Scacchi, poiche il nome Del loco, e de i guerrier tal sia nomato E sue leggi, e suoi patti, e quanto a punto Fu soscritto da Cacco, e da Tomiri.

    Due sorprendenti idee, inconsapevolmente esposte dal Salvio, assumono una importanza fondamentale e offrono una ipotesi interessate di ricerca scacchistica e aprono un nuovo campo d'indagine.
    Nella tragedia, Tomiri, sceglie il campo di battaglia e Cacco la disposizione dei guerrieri, il loro armamento, le regole del loro movimento, etc. Il gioco nasce, dunque, non da una solitaria mente creativa ma è frutto della collaborazione di due idee, addirittura di due intenti contrapposti.
    Opera collaborativa e non invenzione solitaria, dunque.
    Ma c'è, nella tragedia di Salvio, un altro concetto ancor più sorprendente: la scacchiera non viene inventata ma viene utilizzato un elemento già a disposizione e noto: il campo delle fossette.
    E' il primo esempio chiaro di un utilizzo creativo, a scopo ludico, di un elemento noto e preesistente. Se gli scacchi furono creati per la simulazione della guerra, i pezzi (i soldati) sono stati figure necessarie ma ovvie (anche se movimento, armi in dotazione, etc. devono essere stati attentamente studiati), mentre per il campo di battaglia (il tavoliere) può anche essere stato scelto e utilizzato (con o senza modifiche) un elemento preesistente, antico e noto.
    Questo concetto, geniale e innovativo, può rappresentare un nuovo e moderno metodo d'indagine sull'origine degli scacchi: una indagine tesa a ricercare e individuare, in elementi noti e preesistenti, probabili/possibili tavolieri utilizzati per l'antico gioco degli scacchi.
    Lo stesso concetto è stato formulato da René Guenon in Symboles fondamentaux de la Science sacré:

In origine i giochi sono tutt'altra cosa dei semplici divertimenti profani che sono diventati oggi.

Più oltre il grande ricercatore francese aggiunge:

Il gioco degli scacchi è certamente uno di quelli in cui le tracce del carattere sacro originario sono rimaste visibili malgrado questo processo degenerativo.


Note:
1) Nelle Barriere, storie di giochi cavallereschi, lo steccato è quasi sempre presente.
2) Interessanti le protezioni e le armi in dotazione ai singoli pezzi: Re = armatura, mazza a tre punte. Regina = armatura, spada, arco, e frecce. Alfieri = spada e arco. Cavalieri = armatura, spada. Torri = spada, fionda e pietre. Pedoni = Elmo, pugnale. Molto azzeccate la fionda (che lancia, come una catapulta in miniatura, proiettili di pietra diritti davanti a sé e interpreta pienamente la forza e la possibilità di colpire a distanza della Torre) e il pugnale (corta arma che si addice alla lotta ravvicinata tra fanti).
3) Essendo una sfida a campo aperto viene stabilito chi debba essere in favor del Sole (sole alle proprie spalle). Vantaggio non indifferente in battaglia.




Il ballo scacchistico della Hypnerotomachia Poliphili


    L'Hypnerotomachia Poliphili venne stampata a Venezia da Aldo Manuzio nel 1499. Di autore anonimo è un affascinante testo scritto in latino-italianizzato affiancato da vocaboli latini, greci e arabi e utilizza materiale figurativo di tipo archeologico, antiquario, astrologico, mistico ed esoterico.
    Carl Gustav Jung scelse proprio le illustrazioni della Hypnerotomachia per provare l'esistenza di un legante tra la Psicologia e l'Alchimia.
    Poliphilo, il personaggio centrale della Hypnerotomachia, è appena all'inizio del suo viaggio di ricerca quando incontra la Regina che lo invita ad assistere ad uno spettacolo: tre partite a scacchi con pezzi viventi sotto forma di ballo (chorea, dal francese chorée, ballo di giovanette).
    L'autore del libro, con una invenzione creativa geniale, introduce la figura dei musici come arbitri del movimento dei pezzi.
    La musica viene suonata, alternativamente, una volta per i pezzi Bianchi e una volta per i pezzi Neri. Il pezzo che ha il permesso di muoversi ha a disposizione il mensurato tempo del suono per fare il suo movimento. Quando la musica riprende tocca allo schieramento avversario.
    La musica serve, dunque, per stabilire l'alternanza delle mosse e la durata del movimento del pezzo. E' il primo segnatempo della storia degli scacchi.
    Le adolescentule (giovani ninfe) volteggiano, piroettano rapidamente e con maestria sul quadrato degli scacchi.
    E, volteggiando al suono della musica, occupano alternativamente le case bianche e nere della scacchiera/ pavimento.
    Era l' harmonia cum l'alma, afferma lo spettatore Poliphilo.




Le astute partite a scacchi del cavaliere Floire, in Floire et Blanchefleur manoscritto del XIII secolo


    Nel manoscritto francese del XIII secolo, Floire, figlio di un re saraceno della Spagna, è allevato assieme a Blanchefleur, figlia di un schiavo cristiano di nobile nascita. I due giovani, crescendo si innamorano. I genitori di Floire, opponendosi a questo legame, vendono Blanchefleur a dei mercanti di schiavi. La ragazza è condotta a Babilonia ed è destinata all'harem dell'emiro. Saputa la verità, Floire si reca a Babilonia per cercare di liberarla.
    Giunto a Babilonia, Floire cerca un mezzo per entrare nella torre dove Blanchefleur è tenuta prigioniera. Adulando la bravura del guardiano negli scacchi, riesce a giocare con lui e ad acquistarne la fiducia.
    Floire, astutamente, alterna vittorie e sconfitte, in modo tale da lasciare sempre un margine di vittorie e di guadagno in denaro al guardiano.


    Una sera, Floire, mostra una preziosa coppa all'avido guardiano e, con la promessa di regalargliela, ottiene il suo aiuto in un ardito piano per liberare Blanchefleur.
    Floire riesce a penetrare nella prigione ma viene scoperto e processato assieme a Blanchefleur. I giudici, però, ammirati dal loro amore, li liberano. I due giovani si sposano. Floire si converte al Cristianesimo.




Il plagio letterario di Giambattista Marino ai danni dello scrittore francese Rabelais



I DUE LIBRI - I DUE AUTORI


 1) L' Isle sonante.
 François Rabelais (1494-1553) è considerato uno scrittore originale ed innovativo (complicate strutture sintattiche, invenzione di nuovi vocaboli, uso di arcaismi).
 Scrisse, sotto lo pseudonimo/anagramma di Alcofribas   Nasier,  Les horribles et espoventables faicts et prouesses du très renommé Pantagruel, roy des Dipsodes, fils du grant  géant  Gargantua  (Gli orribili e spaventosi fatti e prodezze del molto rinomato Pantagruel, re dei Dipsodi, figlio del gran gigante Gargantua (pubblicato nel 1532).
 Nel 1534 seguì La vie très horrificque du grand Gargantua (La terribile vita del grande Gargantua), nel 1546 il Tiers livre des faicts et dits héroiques de Pantagruel (Il terzo libro dei fatti e dei detti eroici di Pantagruel) e nel 1548-52 il Quart livre de Pantagruel (Quarto libro di Pantagruel).
 Nel 1562-64 venne pubblicato, postumo, L' Isle sonante (l'Isola sonante), considerato il quinto libro della storia di Pantagruel.
 L'attribuzione a Rabelais dell'Isle sonante non è del tutto certa. Pare che il manoscritto di Rabelais sia stato completamente revisionato ed ampliato da altro scrittore rimasto sconosciuto.

 2) L'Adone è l'opera più importante e famosa del poeta napoletano Giambattista Marino (1569-1625).
 Completato e stampato a Parigi nel 1623 (Marino era stato invitato alla corte di Francia da Maria de' Medici, la vedova di Enrico IV), riporta una sontuosa dedica a Luigi XIII.
 Il poema si compone di 20 canti, in ottave e narra un episodio della mitologia: Venere s'innamora di Adone provocando le ire e la vendetta di Marte.

LE PARTITE A SCACCHI DEI DUE LIBRI


 Nei capitoli XXIV e XXV dell' Isle sonante vengono descritte tre partite a scacchi con pezzi viventi.
 Nell'Adone, canto XV, una partita a scacchi iniziata da Venere e Mercurio viene poi continuata da Adone. Ottave 139-172.

 E' certamente noto che per l'Adone Giambattista Marino si ispirò a temi già trattati da Ovidio e Apuleio. Sono, comunque, pochi spunti presi a prestito e rielaborati con sottile fantasia, straordinaria inventiva, ricchezza di immagini che non alterano il giudizio complessivo sulla sua attività poetica.
 Analizzando, però, la parte scacchistica contenuta nell'Adone e confrontandola con un'opera di un notissimo scrittore francese possiamo ridefinire il giudizio di esperti e critici letterari.
 La cronologia degli eventi, le situazioni, le immagini e gli stati d'animo (descritti in forma narrativa da Rabelais e in forma poetica dal Marino) sono pressoché uguali nelle due opere. E in un numero così alto che si può effettivamente dubitare della originalità creativa del Marino e parlare di plagio.

Per questo suo plagio, Marino merita di essere intrappolato, anche se come tardiva punizione, nella "Divina bottiglia" di Rabelais (realizzazione grafica di Carmelo Coco).

Il solo spunto originale della parte scacchistica dell'Adone è contenuto in queste due ottave che mi hanno ispirato un disegno dal quale l'artista Danilo La Torre ha ricavato un quadro ad olio (collezione Coco):


Fu sì'l capo ala misera percosso
con lo scacchier, che le rimase adosso.



[Ogni tipo di riproduzione, sia del testo che dei disegni, è rigorosamente vietata]