IL CAMMELLO-ALFIERE (TEMEE) NEGLI SCACCHI DELLA MONGOLIA (SHATAR)

Rodolfo Pozzi




    Da secoli le popolazioni della Mongolia hanno una vera considerazione per gli scacchi: giocano sovente, anche se con regole leggermente diverse da quelle internazionali, e nelle yurte, le loro tipiche spaziose tende, è sempre possibile trovare una scacchiera ed un sacchetto con i pezzi. Per di più sono capaci di condurre partite alla cieca, o almeno sapevano praticare questa difficile specialità mezzo secolo fa, secondo quanto ha scritto Rincen (1955, p. 482). Questo studioso asseriva infatti che nelle immense pianure del deserto del Gobi, nella Mongolia meridionale, si potevano incontrare cammellieri appassionati di scacchi che giocavano "a memoria, senza scacchiera né pezzi, a dorso di cammello, al passo cadenzato degli animali".
    I nomadi dell'Asia centrale intagliano personalmente, e si tramandano di generazione in generazione, i set di scacchi, le cui figure esprimono la loro cultura: simboli, attrezzature, uomini ed animali. Il cammello è uno di questi, e trova uno spazio importante come Alfiere sulle scacchiere di quelle regioni (fig. 1).


Fig. 1 - Due Cammelli-Alfieri (set di bronzo dell'inizio del 20° secolo).



E' il più prezioso degli animali domestici, molto resistente, capace di camminare sulla neve e di attraversare il deserto senza soffrire la fame e la sete, ed è utilizzato in molti modi: come cavalcatura (fig. 2),


Fig. 2 - Il cammello della Battriana, utilizzato dai nomadi come cavalcatura e in svariati altri modi.



per il traino, come bestia da soma per il trasporto di pesanti carichi (che sopporta sulla groppa anche quando si riposa), per il suo latte, la sua carne e infine per la sua lana, che cade a primavera ma viene recuperata. Nei tempi antichi era impiegato dai Mongoli anche in guerra (Paghsag - 1993, p. 88 - che afferma di averlo rilevato da fonti storiche).
    A differenza della maggior parte dei set di scacchi indiani nei quali l'Alfiere è il dromedario (Camelus dromedarius L, con una sola gobba), nei set della Mongolia e del Tuva è quasi esclusivamente il cammello della Battriana a due gobbe (Camelus bactrianus L). Ho avuto la possibilità di esaminare 705 Cammelli-Alfieri appartenenti a 178 set di scacchi di queste zone, anche non completi, e solo in due giochi ho trovato una figura diversa. In uno dell'inizio del 19° secolo intagliato nel corno i due Alfieri bianchi sono pinnacoli simili ai Pedoni (Heissig-Müller 1989, p. 220); in un altro, di legno, i tradizionali cammelli sono divenuti tende, ma non posso stabilire se tali pezzi sono originali o così impropriamente sostituiti per smarrimento (fig. 3).


Fig. 3 - Set di legno con tende al posto degli Alfieri di un lato (collezione Massimiliano De Angelis).



    Ho cercato di interpretare il motivo per cui è stato scelto proprio questo animale in luogo del nostro Alfiere. Il deserto del Gobi, nella Mongolia meridionale, è cosparso di dune, colline di sabbia alte dai 5 ai 100 metri (fig. 4).


Fig. 4 - Il cammello tra le dune del deserto del Gobi: per evitarle procede in diagonale come il Cammello-Alfiere sulla scacchiera.



Per avanzare il cammelliere è spesso costretto a deviare dal suo percorso procedendo a zig-zag tra una duna e l'altra, cioè in diagonale: ho concluso quindi che il cammello nella vita e il Cammello-Alfiere sulla scacchiera si spostano nello stesso modo.
    La copia degli animali sulla scacchiera avviene in maniera del tutto realistica: così vediamo le gobbe ritte all'insù (fig. 5a), indice di buona salute, o afflosciate, come lo sono alla fine della stagione quando la riserva di grasso si è ridotta al minimo (fig. 5b).


Fig. 5a e 5b - Alfieri di un gioco di legno del 1850: un cammello ha le le gobbe ritte, l'altro afflosciate.



    I Cammelli-Alfieri (Temee) sono raffigurati in movimento (8% dei casi, nella mia statistica, che è riportata alla fine) o fermi (92%). Se camminano, sono effigiati quasi sempre con la loro naturale andatura "ad ambio" (dal latino ambulare), avanzando cioè alternativamente le due zampe destre e poi le due sinistre (fig. 6a).


Fig. 6a e 6b - Un cammello è fermo sulle quattro zampe, l'altro avanza "ad ambio" (Alfieri di un set d'avorio del 20° secolo).



Ho riscontrato soltanto cinque figure scolpite nel modo in cui procede la maggioranza dei quadrupedi, che spinge contemporaneamente l'arto anteriore destro e il posteriore sinistro, e viceversa (fig. 7).


Fig. 7 - Cammelli-Alfieri che procedono con l'andatura degli altri quadrupedi, non naturale per loro (legno, 1960).



    I cammelli fermi sono prevalentemente in piedi (figg. 6a e 8).


Fig. 8 - Due cammelli in piedi, da un set di legno del 1850: uno ha caratteristici ciuffi sulle gobbe.



Alcuni hanno portato avanti le zampe posteriori, e significa allora che sono pronti per essere caricati (fig. 9).


Fig. 9 - Scacchi a dieci: particolare gioco mongolo con due figure e due pedoni in più, metallo argentato e dorato di fine 20° secolo.
Da sinistra: Noyion (= capo villaggio, il nostro Re), Bers (= pantera delle nevi, la nostra Donna), Consigliere (la figura in più: monaco buddista con libro sacro), Temee (= cammello, l'Alfiere occidentale: quello bianco è nella tipica posizione per essere caricato), Mori (= Cavallo), Terge (= carro, la nostra Torre, qui rappresentata da simboli), Huu (= i piccoli, cioè i Pedoni, qui cavallini e cammellini).



In qualche serie hanno le gambe divaricate e la coda sollevata (fig. 10).


Fig. 10 - Cammelli con le zampe posteriori divaricate e la coda sollevata (legno, 1922-24).



Ma in quale circostanza assumono questa posizione? Ce lo fa capire un set di legno dove i Pedoni (Huu, termine mongolo che indica i piccoli) sono dei giovanetti che aiutano i loro genitori nelle incombenze domestiche intorno alla yurta. Una bambina (fig. 11),


Fig. 11 - Una bambina raccoglie lo sterco del cammello, che servirà da combustibile (Pedone e Alfiere di un set di legno della fine del 20° sec.).



proprio come avviene nella realtà, raccoglie con una paletta lo sterco degli animali e lo accumula nel gerlo che ha sulle spalle: essiccata, questa sostanza diventerà combutibile, preziosa fonte di sopravvivenza per l'inverno. Infinite risorse del cammello!
    In minor numero li vediamo adagiati a terra, accovacciati (fig. 12b)


Fig. 12 a, b - Un cammello in piedi e uno a riposo (legno, 1940).



o in ginocchio; uno ha accanto a sé un uomo che lo sta sellando (fig. 13),


Fig. 13 - Un uomo sta sellando un cammello accovacciato (Alfiere, pietra, 1950).



e altri stanno per essere gravati da inservienti del basto che dovranno sostenere. Accattivanti sono le immagini di una femmina che ha chinato la testa per leccare amorevolmente il suo cucciolo (fig. 14)


Fig. 14 - Cammella che lecca il suo cucciolo (legno, fine 19° sec.; fiori di loto sulla base).



e di un maschio inginocchiato per abbeverarsi (fig. 15):



Fig. 15 - Cammello all'abbeverata (Alfiere di un set di legno del 1850).



è questo il Temee di un set di legno che so essere del 1850 in quanto, come altri, acquistato dai discendenti di chi lo ha lavorato. Impegnate in funzioni materne, oltre alle cammelle si vedono giumente con i loro puledri, naturalmente come Cavalli (Mori): in un set di bronzo del 1870, per avvicinare il figlio alla madre, è stata applicata l'insolita tecnica della doppia fusione (fig. 16).


Fig. 16 - Due cammelle e una giumenta con i loro piccoli (Alfieri e Cavallo di un gioco di bronzo del 1870, eseguiti con l'insolita tecnica della doppia fusione).



In giochi di legno della prima metà del 20° secolo gli Alfieri sono cammelle che da un lato allattano il loro nato e dall'altro sono munte da una donna (fig. 17).


Fig. 17 - Cammelle che allattano e contemporaneamente vengono munte (legno, 1930).



    Sulle scacchiere mongole, oltre che come Alfiere, con minor frequenza il cammello sta al posto delle occidentali Torri, in questo caso aggiogato ai carri e alle carrozze (Terge, figg. 18 e 19).


Fig. 18 - Cammello aggiogato a una carrozza, con un uomo davanti e un giovane dietro: è la Torre di un set di legno del 19° secolo.




Fig. 19 - Un cammello al traino di una carrozza, con uomo a fianco (Torre di un gioco di legno dell'inizio del 20° secolo).



A rappresentare il Re (che generalmente è il Noyion o capo villaggio), nei set di tipo pastorale in sella ad un cammello c'è il mandriano, oppure una mandriana (fig. 20),


Fig. 20 - Mandriana a dorso di cammello: è il Re di un set mongolo d'avorio del 20° secolo di tipo pastorale.



poiché fra i nomadi anche un donna può essere leader del gruppo. In quattro set ho notato i Pedoni (Huu) sotto forma di cammellini.
    Come appassionato di preistoria vi porto a fare un lungo salto indietro nel tempo. Scavi archeologici hanno fatto venire alla luce manufatti che mostrano il frutto delle osservazioni sugli animali da parte dell'uomo dell'antichità. I cammelli battriani hanno sempre esternato comportamenti particolari: il loro carattere, sovente aggressivo, li induce a lottare, e in quelle occasioni si mordono reciprocamente le cosce. Tale usanza è testimoniata in placche d'oro e in borchie ornamentali di bronzo del 4° secolo a. C. (fig. 21)


Fig. 21 - Due cammelli che si mordono le cosce: borchia di bronzo del 4° sec. a. C. (da Autori Vari 2000).



trovate nel Kazakistan alla frontiera con la Russia europea, e in una placca della Battriana-Margiana (regioni oggi appartenenti al Turkmenistan, all'Afganistan e all'Iran) del 2° millennio a. C. (AA. VV. 2000). L'atteggiamento è stato fatto rivivere in Alfieri della Mongolia (fig. 22)


Fig. 22 - Due Alfieri di legno del 19° secolo, ognuno raffigurato da due cammelli che si mordono reciprocamente.



del 19°-20° secolo (tre, a mia conoscenza), dove i due cammelli sono ritratti pressoché nella medesima posizione assunta dai loro antenati. In quattromila anni questi animali non hanno minimamente mutato le loro abitudini, e l'uomo ne è sempre rimasto colpito: prima le ha fuse nei metalli e poi le ha intagliate nel legno.
    Un'altra interessante persistenza di tali osservazioni si nota confrontando due statuette fuse a cinquemila anni di distanza: a New York nel Metropolitan Museum of Art è esposta una statuetta di rame del 3000 a. C. della Battriana-Margiana, che mostra un cammello con le zampe posteriori avanzate e la coda sollevata (fig. 23).


Fig. 23 - Statuetta di cammello con le zampe posteriori avanzate e la coda sollevata (rame, 3000 a. C., Metropolitan Museum di New York).



La medesima caratteristica si riscontra in un Alfiere di bronzo della Mongolia del 1870 (fig. 24):


Fig. 24 - Cammello-Alfiere nella stessa posizione di quello della fig. 23 (da un set mongolo di bronzo del 1870).



artisti di zone ed epoche diverse hanno immortalato la stessa scena, che ha probabilmente una valenza simbolica, nell'identico modo.


STATISTICA


    In 178 set analizzati, anche non completi, ho osservato 705 cammelli, di cui 54 in movimento (8%) e 651 fermi (92%).
    Dei 54 in movimento, 49 camminano "ad ambio" e 5 con l'andatura normale degli altri quadrupedi, non naturale per i cammelli.
    Dei 651 fermi, 34 sono a terra (31 accovacciati e 3 inginocchiati) e 617 stanno in piedi: 460 ritti sulle quattro zampe (di questi, due Alfieri sono formati da due cammelli affiancati), 20 femmine col cucciolo e 134 con le zampe posrteriori avanzate, mentre 3 figure sono costituite da due cammelli che si mordono reciprocamente.
    Il totale (705) è ripartito fra 632 Alfieri, 6 Re, 2 Donne, 37 Torri e 28 Pedoni.


BIBLIOGRAFIA


  AA.VV. 2000: , pp. 84, 85 e 160. New York (The Metropolitan Museum of Art).
  HEISSIG W. - MÜLLER C. 1989: Die Mongolen, Band 1 pp. 218/221, Band 2 p. 166, Innsbruck (Pinguin-Verlag) e Frankfurt/Main (Umschau-Verlag).
  PAGHSAG A. 1993: I giochi di scacchi mongoli e la cultura mongola, Hohhot (Comitato di Edizione della Mongolia Interna). In mongolo-uigur (mongolo antico).
  POZZI R. 2002: I giochi di scacchi mongoli, riflesso della cultura nomade delle steppe - The Mongolian chess sets, reflecting the nomadic culture of the steppes, Como (edito dall'autore con il contributo di Chess Collectors International, Sezione Italiana); in italiano e in inglese.
  POZZI R. 2004: Novità nella ricerca sui giochi di scacchi della Mongolia - Mongolian chess sets, recent findings, in The Chess Collector 1/2004, Pencraig, Ross-on-Wye, Herefordshire; in italiano e in inglese.
  RINCEN B. 1955: Les échecs et le deuil chez les Mongols, in Archiv Orientalni (Journal of the Oriental Institute of the Czechoslovak Academy of Science in Prague), XXIIII, pp. 482-83.
  THEVENET J. 1999: La Mongolie, Paris (Karthala).