Per David Hafler la passione scacchistica di tutta la sua vita - acquistò il suo primo set all’età di 10 anni - fu il collezionismo di serie di scacchi. Raccolse una infinità di antichi set prodotti in ogni parte del mondo; e quando integrò nel 1968 la sua collezione acquistando quella del francese Maunoury, divenne il più autorevole punto di riferimento per chi avesse intenzione di studiare questa particolare e giovanissima materia.
    Conscio della mancanza di specifici studi relativi ai pezzi di scacchi (il primo libro interamente dedicato a loro fu pubblicato solo nel 1937), si mise a girare il mondo per diffondere la sua “idea fissa”: mettere in contatto i collezionisti, allora conosciuti, con gli studiosi per fornire agli uni i mezzi per la ricerca, agli altri materiale di grande valore e di difficile “consultazione”.
    Una impresa non semplice: occorreva superare ostacoli di riservatezza e di riluttanza molto radicati ma Hafler sapeva come muoversi utilizzando sistemi che gli erano congeniali. L’educazione soprattutto, la gentilezza, il garbo, il rispetto per gli altri, in definitiva lo stile di altri tempi, comunque sempre vincente. Le versioni ufficiali narrano di una associazione mondiale avente le caratteristiche da lui immaginate - la Chess Collectors International - nata negli Stati Uniti nel 1984, ma David Hafler aveva iniziato a diffondere la sua "felice intuizione” più di dieci anni prima!
    Uomo riservato, estraneo a qualsiasi forma di inutile esibizionismo, fu soprattutto umile, la caratteristica che spesso si associa alla grandezza. Venne anche in Italia e si recò a far visita al nostro Adriano Chicco e i due finirono inevitabilmente per stimarsi reciprocamente per tutta la vita. Chicco gli dedicò addirittura una “voce” nel suo celebre Dizionario Enciclopedico degli Scacchi, ricordandolo ripetutamente, tra l’altro, nelle varie edizioni del Libro completo degli Scacchi.
    Venne anche da me - e più volte - e mi mise in imbarazzo: lui così autorevole si recava a trovare un giovane ed inesperto ricercatore! Nacque fra di noi una amicizia e un rispetto reciproco e quando mi invitò a Londra (Secondo Congresso CCI, 1986) per parlare di pezzi di scacchi seguendo il metodo da lui “immaginato”, mi sia concesso di dire che non lo delusi, perché notai nei suoi occhi chiari la gioia di avermi visto fare quello che lui aveva tanto desiderato.
    Ora questo legame si è interrotto e su David Hafler è sceso il silenzio ma in questo silenzio gli echi della sua grandezza umana e dei suoi insegnamenti scacchistici si propagheranno ancora a lungo.

Alessandro Sanvito